C’è un momento preciso, di solito verso fine agosto, in cui l’aria che respiriamo noi runner cambia. Non parlo della temperatura (magari!), ma dell’energia. Le chat si riempiono di parole come “lungo”, “scarico”, “ritmo gara”. È la stagione in cui si riparte a sognare le grandi maratone autunnali. Ed è anche, puntualmente, la stagione in cui si commettono i più grandi peccati capitali dell’allenamento.
Il paradosso è questo: l’entusiasmo che ti fa allacciare le scarpe ogni giorno è la stessa identica forza che rischia di mandarti a sbattere contro un muro già alla quarta settimana.
Vediamo quindi i tre errori più comuni – e gravi – che puoi fare all’inizio, e come evitarli per arrivare alla partenza sano e preparato.
1. L’illusione dei “chilometri in banca”
Hai il pettorale, hai un piano (o credi di averlo) e hai una voglia matta di spaccare il mondo. La tentazione è fortissima: aumentare il chilometraggio settimanale come se stessi giocando a un videogioco, accumulando punti per salire di livello. Peccato che muscoli e tendini non ragionino in pixel.
Aumentare il volume troppo in fretta è come chiedere a un motore di passare da zero a cento in tre secondi senza averlo mai scaldato. Il risultato non è la gloria, ma una serie di spie rosse che si accendono sul cruscotto: infiammazioni, affaticamento cronico e settimane perse tra ghiaccio e imprecazioni.
La via d’uscita:
- Rispetta la legge non scritta del 10%. È la regola d’oro più noiosa e più efficace di sempre: non aumentare il tuo chilometraggio totale di più del 10% rispetto alla settimana precedente. Punto.
- La settimana di scarico non è per i deboli, è per i furbi. Ogni 3, massimo 4 settimane, pianifica una settimana più leggera. È il momento in cui il corpo non riposa, ma assimila il lavoro fatto e si rinforza. Saltarla è da sprovveduti.
- Mettitelo in testa: correre tanto non è la stessa cosa di correre bene.
2. La grande bugia del “non ho tempo, quindi corro e basta”
Il ragionamento sembra logico: la maratona è una gara di corsa, quindi per prepararla basta correre. Sbagliato. Per continuare la metafora automobilistica, è come voler costruire un’auto da Formula 1 con un motore potentissimo montato sul telaio di un’utilitaria. Al primo carico serio, si smonta tutto.
Correre senza una base di forza è una scommessa persa in partenza. E no, non devi diventare un bodybuilder. Ma devi dare al tuo corpo delle fondamenta solide per sostenere lo stress di 42 chilometri.
La via d’uscita:
- Stipula un’assicurazione sulla tua maratona. Dedica almeno due sessioni a settimana da 20-30 minuti al potenziamento. Considerali i minuti più importanti della tua preparazione.
- Sii funzionale. Lascia perdere le macchine complesse. Concentrati su squat, affondi, plank, ponti per i glutei e lavori per la stabilità del core. Esercizi che mimano la corsa e la rendono più efficiente.
- Sii strategico. Inserisci queste sessioni dopo una corsa leggera o nei giorni di riposo attivo. Non ti ruberanno energie, te le daranno.
3. Trasformare il lungo domenicale in una gara contro te stesso
Il lungo è il tempio della preparazione alla maratona. È l’allenamento che costruisce la resistenza fisica, che insegna al corpo a bruciare i grassi e, soprattutto, che allena la testa a stare sulle gambe per ore.
L’errore più comune è profanare questo tempio, trasformandolo in una gara mascherata per placare il proprio ego. Correre i lunghi troppo forte non ti rende più veloce. Ti lascia solo le gambe distrutte per i giorni successivi, aumenta il rischio di infortuni e ti impedisce di imparare le lezioni più importanti: come bere, come alimentarti, come gestire la crisi.
La via d’uscita:
- Impara la matematica della lentezza. Il ritmo dei tuoi lunghi deve essere tra 45 secondi e 1 minuto più lento al chilometro rispetto al ritmo che speri di tenere in maratona.
- Se ti sembra troppo lento, stai facendo la cosa giusta. Essere a tuo agio durante il lungo è il segnale che stai lavorando nella zona aerobica corretta. È un badge d’onore per il runner intelligente.
- Usa il lungo come un laboratorio, non come un esame. È il momento perfetto per testare gel, idratazione, abbigliamento e strategie mentali. Non sprecarlo per “fare il tempo”.
L’errore a monte di tutto: navigare a vista
Questi tre errori hanno una madre comune: l’assenza di un piano. Partire per una maratona senza una tabella è come voler attraversare l’oceano con una barchetta a remi e senza bussola. Un approccio romantico, forse, ma destinato al fallimento. Un buon programma non è una prigione, ma una mappa. È la guida che ti dice quando accelerare, quando rallentare e, soprattutto, quando riposare.
La maratona si vince (o si perde) nei primi 30 giorni
I chilometri che corri nel primo mese di preparazione non sono quelli che ti faranno tagliare il traguardo. Sono quelli che ti permetteranno di arrivare alla linea di partenza sano, forte e pronto a goderti il viaggio.
Pensa alla tua preparazione come a una casa: le fondamenta non si vedono, ma sono la parte più importante. Parti piano, costruisci la forza, rispetta la lentezza.
Il ritmo gara lo proverai quando serve davvero. Quel giorno lì. Il giorno della maratona.




