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Quel pezzo di carta spillato sulla maglia è una magia: ti trasforma da persona comune a protagonista della tua avventura, trasformando un semplice numero in una promessa mantenuta.
C’è un gesto, quasi sacro, prima di ogni gara. Quello di spillare un pezzo di carta sulla maglietta. A prima vista, è solo un numero, un codice necessario all’organizzazione e che testimonia la nostra autorizzazione a partecipare all’evento. Ma in quell’istante, accade una piccola magia: quel numero diventa un passaporto.
Per qualche ora, smetti di essere l’impiegato, il genitore, la persona con i suoi dubbi quotidiani. Diventi il 2457, il 103, il 51829. E quel numero ti dà il diritto di essere lì, su quella linea di partenza, parte di qualcosa di più grande. È una tela bianca su cui proiettiamo le nostre speranze. C’è chi ci scrive sopra un nome, per portare con sé qualcuno che non può correre. Chi ci appunta una dedica silenziosa, un obiettivo segreto. Quel pezzo di carta diventa improvvisamente pesante di significato.
E quando la gara è finita, quel foglio stropicciato e macchiato di sudore non torna a essere insignificante. Diventa una reliquia. La prova tangibile di una promessa mantenuta, di una fatica superata. La testimonianza silenziosa che quel giorno, noi c’eravamo, trasformati da spettatori a protagonisti della nostra piccola, grande avventura.


