Diciamocelo, correre è un’attività fondamentalmente insensata. Uscire di casa con il freddo, il caldo, la pioggia o quella nebbiolina umida che ti si appiccica addosso, per sottoporre il corpo a uno stress che la maggior parte delle persone sensate evita come la peste. Eppure, lo facciamo. E a volte, solo a volte, in questo processo apparentemente masochistico, accade qualcosa di strano.
C’è un momento, durante una corsa lunga e regolare, in cui il mondo si dissolve: le gambe girano da sole, il respiro si fa profondo ma leggero, e la mente si svuota, come se qualcuno avesse premuto “mute” sul rumore di fondo della vita. Un’onda anomala di benessere, una chiarezza mentale che fa sembrare i problemi della vita quotidiana piccoli e distanti, una sorta di euforia leggera, pulita. La chiamano “runner’s high”, l’estasi o lo sballo del runner.
La leggenda delle endorfine
Per anni, abbiamo vissuto felici e contenti nel mito delle endorfine. Una storiella semplice e affascinante, quasi hollywoodiana. Tu corri, il corpo soffre, e per non farti accasciare al suolo in preda al dolore, il cervello rilascia queste sostanze, oppioidi endogeni, praticamente cugine della morfina ma prodotte in casa. Un analgesico naturale che, come effetto collaterale gradito, ti regala una botta di euforia.
Peccato che, come spesso accade con le cose troppo belle per essere vere, fosse una semplificazione un po’ tirata. La scienza, che ha il brutto vizio di rovinare le belle storie con i fatti, ha iniziato a nutrire qualche dubbio. Il problema principale è di natura logistica: le endorfine sono molecole piuttosto ingombranti, una specie di autotreno in un centro storico medievale. Faticano, e parecchio, a superare la barriera emato-encefalica, quel filtro selettivissimo che protegge il nostro cervello da ospiti indesiderati.
Entrano in scena gli endocannabinoidi
Qui entrano in scena i veri protagonisti della nostra storia, figure più snelle, agili e decisamente più adatte a intrufolarsi nelle feste esclusive del sistema nervoso centrale: gli endocannabinoidi. Sì, hai letto bene. Cannabinoidi. Sostanze prodotte dal nostro corpo che sono sorprendentemente simili ai composti attivi della cannabis.
Il più famoso è l’anandamide, un nome che deriva dalla parola sanscrita “ananda”, che significa “beatitudine interiore”. Direi che ci siamo capiti. A differenza delle goffe endorfine, l’anandamide e i suoi compari sono molecole lipofile, il che significa che attraversano la barriera emato-encefalica con grande facilità.
Durante l’esercizio fisico prolungato, i livelli di anandamide aumentano significativamente, contribuendo a ridurre l’ansia e a generare quella sensazione di euforia che tutti i runner di lunga distanza conoscono bene.
Le prove scientifiche
La prova del nove? Alcuni ricercatori tedeschi hanno somministrato a dei runner un farmaco che blocca i recettori degli oppioidi, rendendo di fatto le endorfine inutili. Risultato? I candidati sperimentavano comunque la riduzione dell’ansia e l’euforia tipiche del runner’s high. Quando però hanno bloccato i recettori dei cannabinoidi, l’effetto svaniva completamente.
Studi condotti su animali hanno confermato questi risultati: l’inibizione dei recettori degli endocannabinoidi elimina gli effetti euforici dell’esercizio, mentre l’inibizione dei recettori degli oppioidi non ha lo stesso effetto.
Quanto e come correre per raggiungerlo
A questo punto la tua curiosità sarà a un certo livello. Ti chiederai magari quando iniziano a farsi sentire questi effetti. Per sperimentare il runner’s high, l’intensità e la durata dell’esercizio sono fattori chiave. Un’attività aerobica di almeno 30-45 minuti a intensità moderata è il minimoper stimolare una produzione significativa di endocannabinoidi. Questo spiega perché il fenomeno è più comune tra i corridori di lunga distanza rispetto a chi pratica esercizi brevi o ad alta intensità.
Oltre l’euforia: benefici per la mente
Il runner’s high non è solo una sensazione piacevole; ha anche implicazioni positive concrete per la salute mentale. L’aumento degli endocannabinoidi durante l’esercizio è associato a una riduzione dei sintomi di ansia e depressione. Questo effetto rende la corsa un potente alleato naturale per il benessere psicologico.
Quindi, la prossima volta che sei là fuori, magari durante un lungo, con le gambe che girano da sole e una playlist nelle orecchie, e ti senti pervadere da quella strana, ineffabile sensazione di pace, sappi che non è solo merito della tua forza di volontà. È il tuo corpo che si sta producendo la sua personalissima dose di beatitudine, una piccola magia chimica che ci ricorda che, forse, in questa pratica insensata della corsa, un senso profondo e meraviglioso c’è.


