A volte, per capire davvero perché corriamo, basta spegnere il Garmin, accendere la TV e guardare il film giusto.
- Il cinema usa spesso la corsa come una potente metafora della vita, raccontando molto più di un semplice gesto atletico.
- In Forrest Gump, la corsa è un atto puro e senza scopo, una risposta istintiva al caos della vita, un modo per “mettere un po’ di distanza”.
- La scalinata di Rocky non è solo allenamento, ma la rappresentazione della sua scalata sociale e della lotta contro le avversità per raggiungere un obiettivo.
- La fuga iniziale in Trainspotting è una metafora della scelta di rifiutare una vita “normale” per una dipendenza, una corsa disperata che è l’opposto della libertà.
- In Momenti di Gloria, la corsa sulla spiaggia è l’immagine della purezza del gesto atletico, spinto da motivazioni profonde come la fede e l’onore.
- Lola corre trasforma la corsa in un’ossessiva lotta contro il tempo, dove ogni passo può cambiare il destino, diventando il motore stesso della narrazione.
Vuoi capire meglio cos’è la corsa? Guarda un film
A volte, per capire qualcosa in più sulla corsa, dovremmo passare meno tempo a studiare le tabelle di allenamento e guardare più film. Non stiamo scherzando. Certo, un manuale ti spiega la differenza tra una ripetuta e un fartlek, ma difficilmente ti racconterà perché, a un certo punto della tua vita, senti il bisogno di infilare un paio di scarpe e iniziare a correre senza una meta precisa. Per quello, serve un buon regista.
Il cinema da più di un secolo si diverte a raccontare le nostre vite, e ha capito benissimo che la corsa è una delle metafore più potenti che esistano. È fatica, è liberazione, è fuga, è gioia. È un modo per andare da un punto A a un punto B, ma molto più spesso è un modo per capire cosa diavolo ci sia tra A e B. E, ammettiamolo, veder correre qualcun altro sullo schermo è quasi sempre più riposante che farlo noi stessi.
La nostra top 5 delle scene di corsa che sono entrate nella storia (e nel nostro cuore)
Sceglierne solo cinque è stato un po’ come decidere quale gel portarsi a una maratona: una scelta difficile e quasi certamente sbagliata. Ma ci abbiamo provato, mettendo in fila non solo le scene più famose, ma quelle che, secondo noi, hanno qualcosa da dire sul nostro strano vizio di mettere un piede davanti all’altro, velocemente.
Forrest Gump: correre senza un perché
“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’. Perciò corsi fino alla fine della strada. E una volta lì, pensai di correre fino la fine della città”. Forrest Gump inizia a correre senza un motivo, e forse è proprio questo a renderlo l’archetipo del runner. Non corre per dimagrire, non per preparare una gara, non per scappare da qualcuno. Corre perché è l’unica cosa che gli sembra sensata in un mondo che ha smesso di averne. La sua è una corsa che diventa meditazione, un modo per elaborare il dolore e la confusione, macinando chilometri per tre anni, due mesi, quattordici giorni e sedici ore. Ci insegna che a volte la motivazione più forte è l’assenza di motivazione. Semplicemente, si corre.
Rocky: la scalinata come metafora della vita
Se Forrest è l’istinto, Rocky Balboa è la disciplina, la fatica e la determinazione. La scena in cui sale di corsa i 72 gradini del Philadelphia Museum of Art non è solo un allenamento. È la rappresentazione della sua intera esistenza: un uomo partito dal basso che, gradino dopo gradino, fatica dopo fatica, cerca di arrivare in cima. La prima volta che ci prova è lento, affannato. L’ultima volta, salta, scatta, alza le braccia al cielo con la città ai suoi piedi. Quella scalinata è ogni salita che abbiamo affrontato, ogni ostacolo che sembrava insormontabile. E quel pugno al cielo, beh, è la sensazione che proviamo ogni volta che arriviamo in cima.
Trainspotting: la corsa come fuga
“Scegliete la vita”. L’iconico monologo di Mark Renton apre il film mentre lui e Spud corrono a perdifiato per le strade di Edimburgo, inseguiti da due guardie giurate. Questa non è la corsa liberatoria di Forrest, né quella epica di Rocky. È una fuga. Una corsa disperata per scappare dalle conseguenze delle proprie scelte, ma anche, metaforicamente, per fuggire da quella “vita” che Renton elenca con sarcasmo e disprezzo: il maxi-televisore, la lavatrice, l’apriscatole elettrico. La loro è una corsa che non porta da nessuna parte, se non di nuovo al punto di partenza: la dipendenza. È il lato oscuro della medaglia: a volte si corre non verso qualcosa, ma via da tutto il resto.
Chariots of Fire (Momenti di Gloria): la corsa per la gloria
Qui si fa sul serio. La celebre scena di corsa sulla spiaggia, con la colonna sonora di Vangelis che ti si pianta in testa per le successive tre settimane, è l’immagine stessa della purezza e dell’eleganza del gesto atletico. I giovani atleti dell’Università di Cambridge corrono a piedi nudi sulla battigia, non per allenarsi, ma per il puro piacere di farlo. Il film racconta la storia vera di due runner britannici alle Olimpiadi del 1924, spinti da motivazioni diversissime: uno corre per Dio, l’altro per superare le barriere sociali e l’antisemitismo. La loro corsa è un inno alla lealtà, al sacrificio e alla ricerca di un senso più alto, che sia la gloria divina o quella terrena.
Run Lola Run (Lola corre): la corsa contro il tempo
Se avete l’ansia da prestazione prima di una gara, evitate questo film. Lola corre è un intero film costruito su una corsa contro il tempo. La protagonista, Lola, ha venti minuti per trovare 100.000 marchi e salvare la vita al suo fidanzato. La sua corsa per le strade di Berlino non è solo fisica, ma esistenziale. Il film ci mostra tre possibili versioni della sua corsa, tre “what if” in cui un piccolo dettaglio può cambiare radicalmente il destino di tutti. È la dimostrazione che, a volte, la vita è una serie di scatti brucianti in cui ogni secondo conta, e fermarsi non è un’opzione. Un film che ti lascia senza fiato, letteralmente.
E la tua scena di corsa preferita qual è?
Queste sono le nostre. Ma il cinema è pieno di gente che corre. C’è chi corre per prendere un treno e chi per sfuggire a un T-Rex. Ognuno ha la sua corsa preferita, quella che, per qualche strano motivo, gli è rimasta dentro. E adesso siamo curiosi di sapere qual è la tua.
3 commenti
Secondo la più bella, è la scena in piano sequenza della corsa notturna di Fassbender in shame.
Molto bella, hai ragione!
La scena finale de I 400 colpi , di Francois Truffaut, decisamente la più emozionante di tutte