Ho messo ai piedi le Scott Pursuit Ride 2 con parecchia curiosità: ho provato le loro scarpe nel corso di questi ultimi anni e ho sempre notato un grande miglioramento da modello a modello. Probabilmente anche grazie al loro team di atleti che sicuramente collabora allo sviluppo dei prodotti.
Comfort e dinamismo (senza strafare)
Le promesse sulla carta erano di quelle che ti potrebbero far alzare un sopracciglio: scarpa versatile, ammortizzata ma reattiva. Detto così suona come il classico tentativo di fare tutto – e si sa che chi vuole fare tutto spesso finisce per non eccellere in niente. E invece no.
Il primo colpo d’occhio è quello che ti aspetti da Scott: materiali curati, finiture precise, quell’aria da scarpa pensata da chi la corsa la conosce bene. Il mesh della tomaia è leggerissimo e super traspirante (la tipica scarpa che non vedi l’ora di infilare in una giornata di maggio/giugno), e la linguetta cucita sta ferma come deve, senza stringere troppo. Il fit è comodo. Unico appunto: quando acceleri parecchio, il piede non è trattenuto in modo granitico. Ma visto che parliamo di una daily trainer e non di una racer pura, ci sta.
Il cuore: la nuova Kinetic Nitrogen Foam
Il pezzo forte è la nuova intersuola in Kinetic Nitrogen Foam – nome che sembra uscito da un laboratorio della NASA, e in effetti il risultato è un mix interessante di morbidezza e reattività. Qui Scott ha fatto un bel salto rispetto alla versione precedente (che usava delle schiume più classiche): ora la scarpa ti trasmette una sensazione che definirei “equilibrata”. Non troppo morbida, non troppo dura, con quel ritorno di energia che ti fa venire voglia di spingere un po’ di più, senza mai sentire che stai affondando.
Complice anche il rocker molto pronunciato (ER3: Evolved Rocker Technology), la transizione tallone-avampiede è fluida. È come mettersi a correre con un buon groove in cuffia: ti viene naturale assecondarlo. Ho fatto diversi giri su asfalto, e anche qualche tratto su sterrato compatto (tipico dei nostri parchi), e la sensazione è sempre stata di ottima protezione e buona efficienza. Ah, i numeri per chi ama i numeri: 32,5 mm di stack dietro, 23,5 davanti, drop di 9 mm. In corsa, però, sembra di avere più ammortizzazione di quella che i millimetri suggerirebbero.

La suola: tenuta notevole (anche sul bagnato)
Altra sorpresa: la suola. Scott la chiama Flat Traction, e funziona davvero bene. L’impronta è ampia, la gomma lavora su tutto il piede, e il grip è ottimo anche sul bagnato. Ho fatto alcuni test con pioggia leggera e asfalto “sporco” (quelle situazioni che di solito ti fanno sentire insicuro perché la scivolata è sempre lì che incombe) e la presa è stata sempre solida.
In corsa: flow assicurato
Il punto vero è questo: la Pursuit Ride 2 è una scarpa che ti invita a trovare il flow. Non è la più veloce, non è la più protettiva, ma riesce in quel piccolo miracolo di farti correre senza pensarci troppo. L’intersuola spinge, il rocker accompagna, la leggerezza generale ti fa dimenticare che ce l’hai ai piedi. È il tipo di scarpa che metti volentieri per i lunghi lenti, per il medio, per un fartlek leggero. Non ti massacra le gambe e, come a volte accade, dopo qualche corsa migliora ulteriormente.
Conclusioni: un outsider di lusso
La verità? Già immaginavo che andasse bene ma non mi aspettavo che andasse così tanto bene. Pensavo che nella rotazione da strada avrei continuato a preferire scarpe di brand più “classici”. E invece la Scott Pursuit Ride 2 è lì, pronta a sostituirle. Perché? Perché è versatile, comoda, dinamica, con un grip eccellente e una costruzione di qualità. E perché (volendo) ti accompagna bene anche quando decidi di esplorare – che sia un tratto sterrato, o semplicemente un nuovo quartiere della tua città.
Non è perfetta, ma è molto ben riuscita. Se cerchi un’all-rounder che ti permetta di non pensare troppo al percorso e di goderti la corsa, qui hai un’ottima candidata.





