Dimentica le app di dating: pare che le vere anime gemelle si trovino sudando al chilometro 15, o almeno così dicono queste storie.
- I club di corsa stanno diventando, ironicamente, i nuovi luoghi per incontri romantici, e stanno sostituendo le app.
- La corsa crea un legame unico: si condivide fatica, sudore e obiettivi, non solo un aperitivo.
- Ci sono storie di coppie nate “per colpa” della corsa: chi si è conosciuto a una gara, chi in ritiro con la nazionale.
- C’è anche chi ha iniziato per seguire il partner, scoprendo una passione (e a volte superandolo).
- Correre insieme non è sempre facile, specialmente se i ritmi sono diversi o uno dei due si trasforma in “coach” motivazionale (fallendo).
- La corsa diventa una metafora della vita di coppia: è una maratona, serve supporto, pazienza e gestione della fatica.
‘Ho iniziato a correre per amore’: storie di coppie nate (o rafforzate) grazie alla corsa
A volte, l’anima gemella la incontri al ventesimo chilometro (o mentre ti allacci le scarpe).
Il running non è esattamente lo sport più sexy del pianeta. Non ha la misticità dello yoga o l’eleganza del tennis. È sudore, smorfie di fatica, abbigliamento tecnico dai colori improbabili e, spesso, un alito che sa di gel energetico al gusto “frutti di bosco chimici”. Eppure, pare che i running club siano le nuove app di dating.
Forse perché, in un mondo filtrato, vedersi nel proprio stato peggiore – stravolti, ansimanti, con i capelli appiccicati alla fronte – è il filtro di onestà definitivo. Se piaci a qualcuno mentre stai cercando di sopravvivere a un lungo sotto la pioggia, le probabilità che la cosa funzioni anche davanti a una pizza sono altissime.
La corsa, in fondo, è un’attività vulnerabile. Si condivide la fatica, si parla per ore (se il fiato lo permette) e si scopre il carattere dell’altro: è competitivo? Si lamenta? Ti aspetta in cima alla salita o ti sfreccia accanto urlando “DAI!”? È un test relazionale accelerato. E a volte, funziona.
Storie di Cuori e Chilometri
Abbiamo sentito e raccolto storie che sembrano la sceneggiatura di una commedia romantica un po’ sudata. Storie di cuori che hanno iniziato a battere all’unisono, non solo per lo sforzo.
Il colpo di fulmine alla partenza (o in zona medaglie)
È il classico incontro “sportivo”. C’è chi si è conosciuto perché vestiva i colori di due corpi militari diversi (tipo Fiamme Gialle e Fiamme Azzurre, una sorta di Romeo e Giulietta in calzoncini). C’è chi si è scontrato al ristoro, cercando di afferrare la stessa mezza banana. E c’è chi si è semplicemente notato in griglia di partenza, ha scambiato due parole sul meteo, e ha scoperto di avere molto più in comune del semplice obiettivo di chiudere sotto le due ore una mezza maratona.
“Ho iniziato a correre per lui (e ora vado più forte io)”
Questo è un altro grande classico. Uno dei due corre, l’altro lo guarda con un misto di ammirazione e preoccupazione psichiatrica. Poi, un giorno, per amore, per noia o per smettere di sentirsi dire “dovresti provare”, si allaccia le scarpe.
Ci sono storie bellissime, come quella dei “coniugi podisti”, 91 anni lui e 82 lei, che corrono insieme da una vita: lei era il motore, lui l’ha seguita “per amore” e non hanno più smesso, collezionando centinaia di trofei. O coppie che, già sposate da anni, hanno trovato nella corsa un linguaggio nuovo, uno spazio solo loro per ritrovarsi dopo anni di matrimonio.
“Allenarci insieme ci ha insegnato a superare ogni ostacolo (tipo il suo passo)”
Correre insieme è la prova del nove. C’è la coppia da record, con decine di maratone corse in due, che ha trasformato la passione in un progetto di vita. C’è chi, avendo ritmi diversi, ha trovato un equilibrio perfetto: lei sceglie le gare, lui la aspetta al traguardo.
E poi ci sono le coppie alla “Sandra e Raimondo”, che si beccano per tutto il tempo, dove lei è super competitiva e segue le tabelle alla lettera, e lui corre “per gli amici”, ma che trovano in quel bisticciare il loro modo di volersi bene.
Perché correre insieme (a volte) è meglio che correre da soli
Condividere la passione per la corsa significa capirsi senza parlare. Significa che nessuno dei due ti giudicherà se alle nove di sera di sabato sei già in pigiama perché “domani c’è il lungo”. Significa avere un complice nel pianificare le vacanze in base alle maratone internazionali.
Certo, non è tutto rose e fiori. Il rischio più grande? Il “partner-coach”. Quello più veloce dei due che, animato dalle migliori intenzioni, si trasforma in un sergente istruttore, correndo al tuo fianco e urlandoti consigli non richiesti sul movimento delle braccia, rovinando una relazione e una sessione di allenamento in un colpo solo.
A volte, il segreto per correre felicemente in coppia è correre rigorosamente separati e trovarsi dopo, per la colazione.
L’amore è una maratona, non uno sprint. E la corsa lo insegna bene
In fondo, la corsa è una metafora perfetta. Ci sono giorni in cui le gambe girano da sole e giorni in cui ogni passo è una conquista. C’è bisogno di supporto, di qualcuno che ti passi l’acqua quando hai sete (o un gel quando sei in crisi ipoglicemica). C’è la gestione della fatica, la pazienza, la gioia condivisa di un traguardo.
Che vi siate conosciuti correndo o abbiate iniziato a farlo insieme, quello che conta è il viaggio. Sapere che, anche se uno dei due è più avanti o sta affrontando una salita più dura, da qualche parte, sulla stessa strada, c’è l’altro che sta correndo con te. O che ti aspetta al traguardo. E questa, forse, è la medaglia più bella.


