- I cani possono essere compagni ideali anche nelle sfide più impegnative.
- Nova, una vizsla, ha corso un’ultramaratona dormendo ogni tot chilometri.
- Questa è una storia di allenamento, fiducia e un’amicizia senza condizioni.
Quando dico al mio cane “Andiamo a correre?” lui impazzisce di gioia. Non saprei dire chi dei due è più contento di uscire a farsi 10 km. Cioè, io lo sono nel vedere lui entusiasta, e lui forse è contento più che altro di stare fuori. Poco conta: siamo contenti entrambi.
Quei 9/10 km fatti insieme hanno un valore che va ben oltre la distanza. È un dialogo continuo, fatto di sguardi, pause, scatti, qualche buca da annusare, la fontanella da visitare al km 6 (lui sa benissimo dov’è).
Quando però ho letto la storia di Evan Birch e della sua cagna Nova, ho pensato solo una cosa: questo è un altro livello.
La corsa come terapia
Evan è di Calgary e fa il paramedico, un lavoro che ti chiede tanto e non ti lascia molto spazio per decomprimere. Come molti di noi, ha scoperto nella corsa un modo per gestire lo stress e per ritrovare se stesso, quando per il resto del tempo si dedica invece all’aiuto degli altri.
Ha iniziato con corse brevi, che presto sono diventate lunghe. Più lunghe. Molto più lunghe. Fino a 40, 60 chilometri. Una cosa tira l’altra, e nel 2017 entra nella sua vita Nova, una cucciola di Vizsla ungherese.
Nova non è solo un cane da compagnia: è un cane da corsa. E non perché gliel’ha insegnato lui. È come se fosse già stato tutto lì, nei suoi muscoli, nel suo sguardo, nella sua energia. Con gli occhi ha fatto capire a Evan che voleva correre con lui. Quando ha compiuto un anno – cioè quando il suo fisico era formato sufficientemente per sopportare uno sforzo del genere – Evan ha cominciato a portarla con sé, prima per qualche chilometro, poi sempre di più. Finché un giorno si sono detti (o forse solo “pensati”): e se facessimo un’ultra?
Una ultra, quattro zampe, due cuori
L’ultramaratona in questione è la Canadian Death Race: 118 chilometri in montagna, dislivello notevole, temperature e condizioni atmosferiche che cambiano ogni ora. Non esattamente la classica sgambata domenicale. Ma Nova è allenata, motivata e, soprattutto, desiderosa di condividere ogni passo con il suo amico umano.
Per prepararsi hanno corso insieme quasi ogni giorno per mesi. Nova non ha mai dato segni di fatica, anzi: spesso sembrava lei a trainare Evan. Il rapporto che si è creato fra di loro permetteva a Evan di capire le esigenze di Nova e a Nova di comunicargliele. Per questo durante la gara Evan si fermava. Nova si accoccolava e dormiva, anche un’ora intera. Poi si svegliava, si stiracchiava e lui si preoccupava di capire se avesse voglia di continuare. E ogni volta lei non dava segni di fastidio: dopo essersi riposata un po’ era già pronta a riprendere la gara.
“Ma non è pericoloso?”
Domanda legittima. Soprattutto in tempi in cui basta poco per essere travolti dai giudizi altrui. Evan lo sapeva: sapeva che ci sarebbero state critiche, domande, preoccupazioni. Ma sapeva anche – e lo ha mostrato – quanto profondo fosse il rispetto che nutriva per Nova.
Per tenere sempre sotto controllo la sicurezza di Nova, durante tutta la gara le ha fatto indossare un GPS al collo, così da essere sempre rintracciabile. Nel frattempo mangiava, beveva e correva vicino al suo padrone, senza mai perderlo di vista. Entrambi spinti da un desiderio condiviso di andare avanti, esplorare, superarsi. E stare insieme.
Come una relazione
La storia di Evan e Nova è fuori scala. Non tutti corrono 125 km, pochi lo fanno con un cane. Ma non serve andare così lontano per capire cosa c’è in gioco. Quando corri con un cane, costruisci una conversazione che va oltre le parole. Stai dicendo: “Mi fido di te”. E lui ti risponde: “Io ci sono”.
È una questione di ritmo, di sguardi, di pause condivise. È capirsi senza parlare. È sapere che, quando ti guardi indietro, ci saranno sempre quegli occhi a inseguire il tuo passo, a guardare dove sei.
Alla fine, non è mai solo una corsa
Che tu stia correndo per smaltire una giornata difficile, per sentirti vivo o solo per sgranchirti le gambe, se lo fai con un cane cambia tutto. La fatica diventa scoperta. Il percorso diventa gioco. E il traguardo non è così importante: Evan confessa che il tempo era l’ultimo dei suoi problemi. L’esperienza era molto più importante, anche perché fisicamente Nova non può più sostenere un’altra gara del genere..
E forse è proprio questo che Evan e Nova ci stanno dicendo: la corsa è solo un pretesto. Quello che conta davvero è chi hai al tuo fianco.
Qualche consiglio se vuoi correre con il tuo cane
Se ti stai chiedendo se anche tu puoi correre con il tuo cane, la risposta è: probabilmente sì, ma con calma. Ecco qualche dritta utile:
- Prima di tutto parlane con il veterinario: non tutti i cani sono fatti per correre, e non tutti possono farlo allo stesso modo. La resistenza dei cani varia da razza a razza ma ho notato che il mio – mezza taglia – non regge più di una corsa a settimana. Cioè: fosse per lui correrebbe ogni giorno ma alla seconda o terza uscita si affatica prima.
- Parti piano: pochi chilometri, ritmo tranquillo. Non pretendere che ti segua da subito in un allenamento completo. Soprattutto: ascolta il cane, osserva le sue reazioni. I cani sono molto diretti nell’esprimere disagio o stanchezza. Se non ce la fanno più si fermano e basta. Se il tuo cane lo fa, non ti resta che aspettare che si riposi e poi riprendere, magari con una passeggiata tranquilla.
- Usa l’attrezzatura giusta: pettorina comoda, guinzaglio a mani libere, se possibile.
- Occhio alle zampe: scegli percorsi morbidi, evita l’asfalto rovente. Se puoi, scegli percorsi tranquilli e lungo strade poco trafficate con erba lungo il ciglio. Vedrai che il tuo cane tende naturalmente a preferire il terreno morbido all’asfalto (ricorda che no ha le scarpe!)
- Idratazione sempre, anche per lui/lei. Se non vuoi portare con te due borracce, scegli percorsi in cui ci siano fontanelle.




