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Voglio diventare Dick Van Dyke

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  • L’esercizio fisico regolare è fondamentale per vivere meglio, a qualsiasi età, e può adattarsi alle diverse fasi della vita.

  • Il tempo che passa non va combattuto, ma accompagnato con consapevolezza, movimento e cura del proprio corpo.

  • I modelli ispiratori, come Dick Van Dyke, dimostrano che allenarsi può essere un atto di autonomia, vitalità e sfida personale.


 

Ognuno ha i suoi riferimenti: quello che vorrebbe diventare, il modello di persona che gli piacerebbe essere, il libro che vorrebbe scrivere. Sono riferimenti importanti nelle vite di ognuno, sono come fari che danno una direzione alla tua navigazione esistenziale.

Io ho deciso che il mio faro – almeno per quanto riguarda il fisco – è Dick Van Dyke. Forse il nome non ti dice molto, ma se non lo conoscessi (ovvero se fossi rimasto in una grotta negli ultimi… 70 anni), è l’attore che ballava sui tetti di Londra con Mary Poppins e cantava con pinguini animati.

È nato nel 1925. E ora, nel 2025, sta per compiere 100 anni. Cento. Eppure, si allena ancora ogni giorno. Non per diventare un bodybuilder o fare il record sui 10 km. Si allena per vivere meglio, o – nel suo caso – per continuare a vivere bene. Che non è un traguardo scontato a quasi 100 anni. Voglio dire: quelli che se lo possono raccontare sono davvero pochi. In tutto il mondo!

Come dice lui stesso:

A 30 anni, mi allenavo per apparire al meglio. A 50, per essere in forma. A 70, per evitare di essere costretto a letto. A 80, per poter vivere senza assistenza. Ora, a 99, lo faccio per pura sfida.

Tipo per vedere se ce la fa ancora. Per poter dire “Sono ancora qui, e mi alleno”. Ecco perché voglio diventare Van Dyke. Anche perché ha capito qualcosa che a molti sfugge: muoversi è come mettere benzina nella macchina della vita. Se non lo fai, prima o poi ti fermi. Se lo fai, invece, continui ad andare.

E questa, diciamolo, non è roba da eroi Marvel. È roba da persone normali. Persone come me e te.

Il tempo che passa non è un nemico, ma un avvertimento

Il corpo cambia, certo. Sarebbe strano il contrario. Già verso i 30 anni si comincia a perdere un po’ di massa muscolare, il recupero dopo una corsa diventa un po’ più lento, le articolazioni iniziano a farsi sentire ogni volta che ti allacci le scarpe o che fai le scale. Arriva per tutti il fatidico giorno in cui ti alzi dal divano e per la prima volta dici “Oplà”.

Sono giorni che ti ricorderai per sempre e che possono insegnarti due cose, opposte: “non c’è niente da fare, sto invecchiando” oppure “Devo fare qualcosa”. Perché c’è sempre qualcosa che puoi fare. Non è un decadimento ineluttabile. È una transizione. E come ogni passaggio, può essere accompagnato o subito.

Cosa fa la differenza? Allenarsi. Ma con la testa.

Ogni età ha il suo allenamento

Quando hai vent’anni ti basta dormire quattro ore, mangiare pizza e fare uno sprint da 200 metri per sentirti un dio greco. A trent’anni, inizi a capire che forse il riscaldamento non è solo un optional. E a quaranta… beh, a quaranta il tuo corpo improvvisamente inizia a fare rumore. Prima qualcuno, poi sempre più rumori, scricchiolii, cigolii, scrocchi.

La buona notizia è che puoi adattarti. L’allenamento non deve essere estremo, deve essere intelligente. A cinquant’anni non ti servono più le scariche di adrenalina da personal best (anche se ne farai ancora, solo che saranno peggiori di quelli che facevi 20 anni fa – ma migliori di quelli del tuo amico che non si muove se non ha un’auto sotto il sedere), ti servono movimenti costanti, controllati, che ti mantengano forte e mobile.

A sessant’anni, la priorità diventa restare in equilibrio, prevenire gli acciacchi, sentirti vivi. Un po’ come mettere l’olio nei cardini di una porta: la fai durare molto più a lungo, e poi si apre meglio. L’olio dei tuoi cardini è usare il tuo corpo, in maniera intelligente ma continuando a muoverlo.

L’allenamento non ti fa solo vivere più a lungo. Ti fa vivere meglio

C’è chi si allena per la maratona. Chi per dimagrire. Chi per salire le scale senza sembrare che stia correndo una ultra. E poi c’è chi lo fa per restare padrone della propria vita. Per poter ancora prendere in braccio un nipote, portare le borse della spesa, alzarsi dal divano senza il timore di esserne risucchiato perché ha dato una spinta insufficiente (hai presente, vero?)

Il muscolo che alleni oggi è quello che ti protegge domani. Il cuore che fai battere più forte ora è quello che ti porterà in giro più a lungo. Allenarsi, quando non hai più vent’anni, è come mettere i soldi in banca: te li godi più avanti.

Come muoversi tra i 35 e i 60 (senza farsi male)

A 35 anni ti sembra ancora tutto facile, ma inizia il momento di scegliere: vuoi continuare a sentirti bene anche tra 10 anni? Allora comincia a variare gli stimoli. Alterna corsa, un po’ di pesi (non devi sollevare un’auto, bastano anche 10kg fatti bene), fai ginnastica a corpo libero non trascurando un po’ di yoga (per l’equilibrio), fai stretching e dedicati giornate di riposo. Quello vero.

A 45 inizi a capire il valore dell’elasticità. Non solo muscolare, anche mentale: non puoi fare tutto come prima, ma puoi farlo meglio. Con più attenzione, con più ascolto. Hai capito che non hai un capitale di energie infinito e, quello che hai, è meglio usarlo in maniera saggia.

A 55 magari non ti interessa più il tempo sui 5 km, ma quanto tempo riesci a stare senza mal di schiena. E a 60 scopri che il Pilates non è solo per influencer con il tappetino in salotto, ma una manna dal cielo per la schiena.

Tutto sta nel trovare il tuo equilibrio. L’attività che ti piace, che ti fa sentire bene, che non ti spreme ma ti nutre. Che ti lascia con la voglia di rifarla, non con la paura del DOMS del giorno dopo. Devi trovare insomma quell’attività che non ti fa venire voglia di farti estrarre un dente senza anestesia al solo pensiero di doverla praticare. Anzi, basta usare il verbo “dovere”: scegli un’attività che ti piace fare perché ne hai bisogno, e non perché devi farla.

Il tempo passa. Ma tu puoi decidere come viverlo

La verità è che non è mai troppo tardi. C’è chi ha iniziato a correre a 50 anni e si è innamorato dell’idea che ci sia un senso nel fare fatica. Chi a 60 ha scoperto la camminata veloce e ora ha gambe più toniche di quando ne aveva 30. E sì, c’è anche chi a 99 fa esercizi ogni mattina come Dick Van Dyke.

Quindi no, l’età non è una scusa. È solo una variabile da considerare. Un dato che ti dice come muoverti, non se farlo.

E poi, detto fra noi: quando ti alleni, ti senti più vivo. Come lui che canta con Chris Martin, diretti da Spike Jonze. Prepara i fazzoletti di carta.

 

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