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Adizero Adios Pro 5: la scarpa, il caso della suola e cosa risponde adidas

  • 11 minute read

Dopo una settimana di foto di suole consumate, abbiamo chiesto informazioni ad adidas, che ci ha inviato una posizione ufficiale

  • Lo statement integrale che adidas ci ha inviato, in inglese e tradotto.
  • Nessuna delle tre domande tecniche che abbiamo posto ha ricevuto risposta.
  • Come è costruita quella risposta, frase per frase, e cosa lascia fuori.
  • Cosa mostrano le segnalazioni sulla schiuma scoperta all’avampiede, e da quanti chilometri.
  • Il caso del pezzo mancante sul fianco, e perché va tenuto separato dal resto.
  • Il passaggio da ENERGYRODS a ENERGYRIM, i numeri del lancio e un BOX con quattro controlli sulla propria scarpa.

La Adizero Adios Pro 5 è in vendita dal 22 settembre e in una settimana ha accumulato due storie. La prima è quella che il brand voleva raccontare: la tecnologia che ha portato Sabastian Sawe sotto le due ore in maratona scende dalla Evo 3 (da 500 €) alla scarpa da gara “di serie”, a 260 euro. La seconda è cominciata quasi subito, con le foto di intersuole consumate dopo poche uscite che hanno iniziato a girare sui social.

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Nei giorni scorsi abbiamo posto ad adidas tre domande tecniche su quelle foto, e l’azienda ci ha inviato una posizione ufficiale: la trovi più sotto, integrale, ed è il primo documento diretto su questa vicenda. Anticipiamo il punto, perché è quello che conta per chi deve decidere se mettere questa scarpa in gara fra tre settimane: la dichiarazione non risponde alle tre domande che abbiamo posto, fornisce solo il punto di vista del brand – ed è una posizione completamente lecita.

Vale comunque la pena partire da come è fatta questa scarpa, perché senza quello la discussione resta una questione di foto contro dichiarazioni, e tutte le inutili polarizzazioni e polemiche che ne seguono – e che a noi non interessano affatto.

Dalle barre al telaio: cosa cambia sotto il piede

Dalla prima Adios Pro in avanti, il carbonio di adidas ha avuto la forma delle ENERGYRODS: sottili barre che seguono le ossa del metatarso, un’alternativa (che a noi è piaciuta moltissimo) alla piastra unica usata dalla maggior parte delle scarpe da gara. La Pro 5 le abbandona. Al loro posto c’è ENERGYRIM, una struttura in carbonio ad anello che corre lungo l’intersuola ed è visibile anche dall’esterno, con un dettaglio riflettente sul tallone.

Pensa al telaio di una racchetta da tennis. La rigidità sta tutta sul bordo, e proprio per questo al centro resta spazio per le corde, che sono la parte che lavora quando colpisci la palla. ENERGYRIM applica la stessa logica: portando il carbonio verso il perimetro, libera volume per la schiuma LIGHTSTRIKE PRO direttamente sotto il piede. adidas descrive la rigidità di questa struttura come calibrata per dare stabilità e una spinta costante a ogni passo.

È la scelta più interessante dell’intera scarpa, più del peso e più dei numeri sul ritorno di energia. Negli ultimi anni lo sguardo sulle scarpe veloci si è spostato perché la ricerca attribuisce alla schiuma, più che alla piastra, la parte principale del vantaggio, mentre al carbonio tocca soprattutto il compito di rendere stabile un materiale così morbido e alto. adidas ha ridisegnato il carbonio in funzione della schiuma, e non il contrario: una direzione coerente con ciò che oggi si sa di queste scarpe, e tecnologicamente innovativa.

C’è però un rovescio della medaglia che riguarda esattamente la discussione di questi giorni. Più schiuma esposta significa più materiale morbido a contatto con l’esterno, e le schiume di questa generazione sono formulate per restituire energia, non per resistere all’abrasione o al lungo utilizzo. Non a caso, le scarpe veloci o da gara hanno una durata limitata.

Peso e ritorno di energia, come leggere i numeri

La Pro 5 pesa in media 177 grammi, 23 in meno della Pro 4, circa il 12%. Ventitré grammi sono più o meno il peso di una pila stilo: tolta da ciascun piede e moltiplicata per le migliaia di passi di una maratona, è una differenza che ci si porta addosso fino al traguardo. Una leggerezza che si sente.

L’altro numero del lancio è il 9% di ritorno di energia in più rispetto al modello precedente, frutto della combinazione tra la nuova generazione di LIGHTSTRIKE PRO e il telaio ENERGYRIM. Vale la pena leggere questo dato in modo oggettivo. Il ritorno di energia indica quanta parte della forza con cui schiacci l’intersuola torna indietro nella fase di spinta: è una proprietà del materiale misurata da adidas, e non va confusa con un 9% di velocità in più sul cronometro. Quanto di quel margine diventi secondi nel crono di gara dipende dal ritmo, dal peso e dalla meccanica di corsa di chi la indossa.

Sopra il piede c’è la tomaia LIGHTLOCK 2.0, con zone di ventilazione mirate, fasce di supporto interne e una nuova struttura del tallone. Sotto, la suola unisce la tecnologia LIGHTTRAXION alla gomma Continental, con una copertura parziale concentrata nelle zone a maggiore abrasione: è il modo principale con cui una scarpa da gara risparmia grammi, e significa che il resto della superficie di appoggio è schiuma a contatto diretto con l’asfalto.

Il caso durabilità: cosa si sta rovinando, e quanto conta

Partiamo da una precisazione che manca in quasi tutte le discussioni di questi giorni: accanto ai video di scarpe rovinate ci sono anche persone che dopo decine di chilometri mostrano suola e intersuola perfettamente intatte.

Vale la pena però sapere da dove arrivano molte di quelle paia. adidas ha mandato la Pro 5 a media e creator prima del lancio, e in qualche caso – probabilmente – li ha invitati a correrci la Maratona di Berlino. Non c’è alcuna colpa in tutto questo, sia chiaro. È la prassi di ogni lancio, la scelta di un brand, e non toglie nulla alla singola esperienza: semplicemente restano un campione limitato. Aggiungi che una maratona generalmente non si corre con scarpe appena tolte dalla scatola.

Non stiamo mettendo in dubbio nessuna delle due esperienze con la Pro 5, è semplicemente meglio dare un contesto preciso.

Se hai comprato le Pro 5 o stai per farlo, fotografa l’intersuola appena la togli dalla scatola, da sotto e di lato, e riguardala dopo le prime uscite. È il modo più veloce per avere un riscontro, perché le segnalazioni partono presto: ci sono video che mostrano i primi problemi dopo quindici chilometri (e altri casi analoghi), e anche tra chi aveva la scarpa in prova prima dell’uscita i segni sulla LIGHTSTRIKE PRO scoperta all’avampiede sono arrivati in fretta, a fronte di una gomma della suola rimasta intatta.

Video by @ontheflytommy

La distinzione tra colore e materiale è l’unica cosa importante da capire, ed è alla portata di chiunque. Perdere la finitura superficiale è come vedere scrostarsi la vernice della portiera di un’auto: brutto da guardare, ininfluente sulla lamiera e su chi ci viaggia. Perdere schiuma è la lamiera che si assottiglia, e in una scarpa da gara significa perdere millimetri di materiale proprio dove il piede spinge, con la geometria che cambia mentre corri.

Il caso più impressionante che circola va però letto con attenzione, perché dice una cosa diversa da quella che sembra. The Shoe In With Cody ha mostrato la sua Pro 5 con un pezzo di intersuola mancante sul fianco dell’intersuola all’altezza di ENERGYRIM dopo un lungo. Nello stesso racconto compare un dettaglio importante: al sesto chilometro aveva messo male il piede e la caviglia aveva ceduto, e aveva continuato comunque per altri sedici chilometri prima di fermarsi. In una torsione del genere tutto il peso finisce sullo spigolo esterno di una piattaforma alta quasi quattro centimetri, e quel bordo è schiuma nuda che struscia sull’asfalto con un angolo per cui non è stata pensata. Che un episodio così porti via un pezzo di materiale è possibile, e i chilometri corsi dopo, su un appoggio ormai deformato, possono aver allargato il danno.

Photo by @The Shoe In With Cody

Resta una domanda a cui quella foto non risponde, e riguarda l’ordine dei fatti. Lui ha notato la caviglia, non la scarpa. Se il pezzo di schiuma fosse partito per primo, facendo mancare l’appoggio sul lato, il racconto sarebbe identico parola per parola. Finché quella sequenza resta ignota, il caso vale come segnalazione da tenere d’occhio e non come prova di un difetto di costruzione.

C’è stato anche chi ha imputato al piede degli utenti il problema di erosione dell’intersuola, invitando a non credere a tutto ciò che si vede. Pur essendo d’accordo sulla linea generale che possa dipendere da appoggi del piede anomali, che sui social compaia un po’ di tutto e che sia necessario essere sempre cauti, questa resta una posizione che si basa comunque su elementi soggettivi e ipotesi.

Un test interessante – forse il più interessante di tutti – è stato fatto da trc.techno: quattro Adios Pro 5 ai piedi di quattro runner che hanno corso la maratona di Berlino. Il risultato è stato di due scarpe perfettamente integre, una con la finitura rimossa e la mancanza di un po’ di schiuma e una molto più rovinata. L’autore del video attribuisce quest’ultima all’appoggio sulla parte esterna del suo piede, e dice che il danno non ha influito sulla corsa.

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Insomma, tante ipotesi, qualche polemica, molti commenti a difesa e molti contro. Quindi chi può dare una risposta più precisa se non chi la scarpa l’ha progettata e testata? Per questo abbiamo voluto interpellare direttamente adidas.

La risposta di adidas, letta con attenzione

Abbiamo posto all’azienda tre domande: lo spessore dello strato di finitura sulla LIGHTSTRIKE PRO esposta e come distinguere a occhio la perdita di finitura dalla perdita di materiale; quale usura dell’intersuola adidas consideri nella norma nei primi cento chilometri; quanto la costruzione ENERGYRIM tolleri un appoggio laterale anomalo, e se casi simili siano emersi nei test che hanno preceduto il lancio. La risposta è stata veloce ma non immediata, perché ci è stato detto che siamo i primi in Italia a chiederlo. E questa è la dichiarazione che ci è stata inviata ieri sera (29 settembre alle 19:25), riportata per intero e senza tagli:

“We have seen a small number of runners experiencing cosmetic abrasion on the outsole of the Adizero Adios Pro 5. Based on an initial assessment, this is aesthetic with no impact on performance. If consumers experience any structural issue on the Pro5 then we ask that they return these products to the retailer for our assessment and we will provide free return and exchange support.”

“The Adizero Adios Pro 5 has been extensively tested through its development and received consistently positive feedback. Their durability is on par with our performance running shoes across our range.”

In italiano:
«Abbiamo osservato un numero limitato di runner che riscontrano un’abrasione estetica sulla suola della Adizero Adios Pro 5. Sulla base di una prima valutazione, si tratta di un fenomeno estetico, senza impatto sulla prestazione. Se i consumatori dovessero riscontrare un problema strutturale sulla Pro 5, chiediamo di restituire il prodotto al rivenditore per una nostra valutazione: forniremo assistenza gratuita per il reso e la sostituzione.»

«La Adizero Adios Pro 5 è stata testata in modo approfondito durante lo sviluppo e ha ricevuto riscontri costantemente positivi. La sua durabilità è in linea con quella delle scarpe da running performance dell’intera gamma.»

È necessario fermarci un attimo e leggere la dichiarazione con calma e soppesando le parole – anche come esercizio che va ben oltre questo caso particolare. Questo è lo statement di uno dei più grandi brand ed è, per definizione, cauto.

Innanzitutto adidas dice di aver visto un numero ridotto di casi, e questa è una buona notizia. Nella stessa frase però definisce l’anomalia come “cosmetic abrasion” alla suola. Probabilmente è il risultato legato a una prima valutazione. Nella frase successiva affermano che il “problema estetico” non influisce sulle performance.

Aggiungono poi che, se qualcuno riscontrasse un problema strutturale, c’è il reso. Non è un’apertura all’ipotesi che alcuni dei casi visti siano strutturali, è semplicemente la procedura che vale per qualunque prodotto difettoso di qualunque marca, garanzia di legge inclusa.

Restano tre dettagli che completano il quadro. Initial assessment significa valutazione preliminare, quindi niente di definitivo è stato affermato e nulla dovrà essere smentito se domani emergesse altro. Any structural issue è una formula generica che non dice una parola sui casi segnalati in questi giorni. E il secondo paragrafo non contiene un solo numero: i riscontri positivi arrivano da tester scelti dall’azienda durante lo sviluppo, e la durabilità “in linea con le altre scarpe da running performance della gamma” è un paragone relativo, senza termine di confronto dichiarato. Le scarpe da gara di questo livello hanno vita corta per costruzione: sapere che questa dura come le sue sorelle non dice quanto duri. Anche perché all’interno del franchise Adizero le durate sono molto difformi – si pensi ad Adios Pro Evo 3 e Adizero SL 2, per citare i due casi estremi.

Il risultato è che nessuna delle tre domande ha ricevuto risposta. Non sappiamo quanto sia spesso lo strato di finitura e come distinguere l’estetica dalla struttura; non sappiamo quale usura l’azienda consideri normale nei primi cento chilometri; non sappiamo come si comporti la costruzione sotto un carico laterale anomalo.

In massima sintesi, ciò che lo statement dice è che, da un’analisi iniziale, è un’abrasione estetica; che se le scarpe hanno problemi strutturali vengono sostituite e che la scarpa è stata testata approfonditamente con riscontri positivi.

Resta fuori dalla dichiarazione il fianco dell’intersuola: si parla di abrasione sulla suola, cioè sulla superficie di appoggio dove la LIGHTSTRIKE PRO non è coperta dalla gomma, ed è la zona in cui la spiegazione estetica è più plausibile. Del lato – che è il punto del caso più impressionante circolato finora, e dove la schiuma in condizioni normali non tocca mai l’asfalto – non si parla.

Una cosa concreta però c’è, ed è comunque importante perché dichiarata direttamente dal brand: se la tua scarpa ha un danno strutturale, portala al rivenditore e chiedi la valutazione; l’azienda ha messo per iscritto che reso e sostituzione sono a suo carico.

Rimane un’ultima valutazione – soggettiva – che farà ciascuno ed è legata allo spendere 260 euro per una scarpa che potrebbe avere “abrasioni estetiche” dopo pochi chilometri. Ma non siamo qui per discutere di questo.

Quattro controlli sulla tua Pro 5

Due minuti in tutto. Primo, la zona scoperta dell’avampiede: passa il polpastrello. Se il colore se ne va ma la superficie resta liscia e continua, sei nel territorio della finitura. Se senti solchi, bordi irregolari o manca un pezzo, è materiale. Secondo, il fianco, da controllare dopo ogni inciampo, marciapiede preso male o appoggio storto: guarda in controluce la linea dove il carbonio incontra la schiuma e controlla che sia tutto nella norma. Se non è così, smetti di usarla per la gara. Terzo, la bilancia: pesa la scarpa il giorno che la ricevi e poi ogni cento chilometri. La vernice non sposta il peso, il materiale perso sì. Quarto, se il danno ti sembra strutturale, porta scarpa e scontrino al negozio e chiedi la valutazione adidas: in Italia la garanzia legale copre due anni dalla consegna, e nel primo anno è il venditore a dover dimostrare che il difetto non c’era. Con foto datate in mano la conversazione parte da un altro punto.

Comprarla adesso o aspettare

La Pro 5 resta una scarpa da gara nel senso pieno, pensata per chi prepara una mezza o una maratona con un obiettivo cronometrico e vuole la tecnologia nata per il record spendendo poco più della metà della Evo 3. Sulla prestazione, che è la ragione per cui la compri, nessuna delle segnalazioni di questi giorni ha portato prove contrarie, e questo va detto con la stessa nettezza con cui abbiamo letto lo statement.

Il punto aperto è un altro, ed è la durata. Chi ha una gara vicina e vuole ridurre al minimo l’incognita può aspettare due o tre settimane: i primi utilizzatori stanno facendo da collaudo, e a quel punto i chilometri diranno quello che la nota di oggi non dice. Chi invece la usa già, la tenga per i lavori veloci e per il giorno della gara e lasci i lenti a un’altra scarpa, come conviene fare con qualunque modello da competizione. Chi cerca una scarpa per uscire tutti i giorni guardi altrove: 260 euro consumati sui chilometri lenti restano soldi spesi male.

La Adizero Adios Pro 5 è disponibile dal 22 settembre su adidas.it, sull’app adidas e nei negozi specializzati, al prezzo di 260 euro.

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