Il Blue Monday non esiste: la scienza contro il “giorno più triste dell’anno”

Oggi è il Blue Monday? No, è solo lunedì. Smontiamo il mito del "giorno più triste dell'anno", nato per vendere viaggi e privo di fondamento scientifico

Il Blue Monday è una bufala di marketing travestita da scienza: ecco perché il tuo umore non dipende da un’equazione sballata.

  • Il Blue Monday non ha alcuna base scientifica ed è nato da una campagna pubblicitaria di viaggi del 2005.
  • L’equazione che lo definisce mescola variabili incompatibili come meteo e debiti, priva di senso matematico.
  • La comunità scientifica e la Mental Health Foundation hanno più volte smentito l’esistenza di un giorno più triste dell’anno.
  • Credere al Blue Monday può generare una profezia che si autoavvera, influenzando negativamente il tuo umore senza motivo.
  • La depressione e i disturbi affettivi stagionali (SAD) sono condizioni serie che non rispondono a una data sul calendario.
  • Il modo migliore per ribellarsi è ignorare la data e uscire a correre, sfruttando la biochimica reale delle endorfine.

Il Blue Monday non esiste: la scienza contro il “giorno più triste dell’anno”

Se hai aperto gli occhi questa mattina sentendo un peso inspiegabile sul petto, quasi fosse un obbligo contrattuale essere giù di corda, fermati un attimo. Respira. Non è l’universo che cospira contro di te, e non è nemmeno una congiunzione astrale sfavorevole. È molto più probabile che tu sia vittima, più o meno consapevole, di una delle più grandi suggestioni collettive degli ultimi vent’anni: il Blue Monday.

Oggi, 19 gennaio 2026, i notiziari e i feed dei social media proveranno a convincerti che sei triste. Ti diranno che è statisticamente inevitabile. La verità è che il caffè ha lo stesso sapore di ieri e le tue gambe hanno la stessa voglia (o non voglia) di muoversi di sempre. Smontiamo questo mito, pezzo per pezzo, perché la tristezza non dovrebbe mai essere un appuntamento fisso sul calendario.

Ti senti triste oggi? Forse è solo suggestione (e marketing)

Il cervello umano è una macchina meravigliosa, ma ha un bug fastidioso: tende a trovare quello che cerca. In psicologia si chiama “profezia che si autoavvera”. Se ti svegli convinto che la giornata sarà un disastro perché “lo dice la scienza”, ogni semaforo rosso, ogni email sgarbata e ogni pozzanghera diventeranno la prova inconfutabile che avevi ragione.

Il Blue Monday funziona esattamente così. È un effetto nocebo su scala globale. Ti viene detto che dovresti sentirti malinconico, e tu, per non sbagliare, ti adegui. Ma l’unica cosa che rende questo lunedì diverso dagli altri è l’etichetta che gli abbiamo appiccicato sopra. Se togli l’etichetta, rimane solo un lunedì di gennaio. E i lunedì di gennaio, diciamocelo, possono essere freddi e bui, ma possono anche essere il giorno in cui inizi a preparare la tua prossima maratona o semplicemente il giorno in cui mangi una pizza buonissima. Dipende da te, non dalla data.

L’origine del mito: un comunicato stampa del 2005, non uno studio clinico

Facciamo un salto indietro nel tempo. Siamo nel 2005. Non esistono ancora gli smartphone come li conosciamo oggi e i social network sono in fase embrionale. Un canale televisivo britannico, Sky Travel, ha un problema molto pratico: a gennaio la gente non prenota vacanze. Sono tutti al verde dopo Natale e l’estate sembra lontana un secolo.

L’agenzia di comunicazione che lavora per loro ha un’idea geniale: inventare un motivo scientifico per cui le persone si sentono a terra proprio ora, suggerendo implicitamente che prenotare un viaggio sia la cura. Contattano Cliff Arnall, all’epoca tutor presso l’Università di Cardiff, che firma una formula. Il comunicato stampa esce, i giornali abboccano perché è una notizia “facile” e curiosa, e boom: nasce il mito. Non c’è nessuno studio, nessuna raccolta dati su campioni di popolazione, nessuna analisi dei livelli di cortisolo o serotonina. C’è solo l’esigenza di vendere biglietti aerei.

Perché l’equazione del Blue Monday non ha senso matematico

L’equazione originale è questa:
\[\frac{[W + (D-d)] \times T^Q}{M \times N_a}\]

Sembra una cosa seria, vero? Ci sono le lettere, le parentesi, le frazioni. Deve essere scienza. Invece è, per usare un termine tecnico, fuffa.
Analizziamola: \(W\) sta per Weather (meteo), \(D\) per Debt (debito), \(d\) per salario mensile, \(T\) per il tempo trascorso da Natale, \(Q\) per il tempo trascorso da quando abbiamo fallito i buoni propositi, \(M\) per i livelli di motivazione e \(N_a\) per la necessità di agire.

Ora, prova a chiederti: come si moltiplica il “tempo trascorso da Natale” per il “meteo”? Qual è l’unità di misura della “necessità di agire”? È come cercare di calcolare il tuo passo al chilometro moltiplicando il numero delle tue scarpe per la temperatura dell’asfalto. Matematicamente non ha senso perché le variabili non sono quantificabili in modo omogeneo e non hanno relazioni causali dimostrate. È una formula che serve a dare una patina di autorevolezza a un concetto inesistente.

Cosa dice la scienza vera: la depressione non ha una data sul calendario

Qui dobbiamo farci seri per un attimo, perché la salute mentale non è un gioco. Neuroscienziati autorevoli come Dean Burnett e associazioni come la Mental Health Foundation nel Regno Unito combattono da anni contro questa ricorrenza. Il motivo è semplice: banalizza la depressione.
Dire che esiste un giorno in cui “tutti sono depressi” è un insulto a chi soffre di depressione clinica o di disturbi d’ansia ogni giorno dell’anno.

Esiste, è vero, il Seasonal Affective Disorder (SAD), una forma di depressione legata al cambio delle stagioni e alla diminuzione della luce solare, ma è una condizione clinica complessa, non un evento che colpisce magicamente il terzo lunedì di gennaio per svanire il martedì mattina. La tristezza è un’emozione umana valida e necessaria, ma non segue un algoritmo di marketing.

Come trasformare oggi in un lunedì di energia (ribellandoti al trend)

Quindi, cosa te ne fai di questo lunedì? La risposta più punk che puoi dare al marketing è: usalo a tuo vantaggio. Ribellati alla tristezza a comando.
Non serve fare grandi cose. Non devi per forza essere felice a tutti i costi (la “tossicità positiva” è dannosa quasi quanto il Blue Monday), ma puoi decidere di agire sul tuo corpo per aiutare la tua mente.

Se hai letto il nostro pezzo sul Post Christmas Blues, sai già che il movimento è uno dei farmaci naturali più potenti che abbiamo. Esci a correre. O a camminare. Non per “bruciare il panettone”, ma per attivare quella biochimica che nessuna formula inventata può toglierti.
Senti l’aria fredda sulla faccia, ascolta il ritmo dei tuoi passi. Quella sensazione di vitalità, quel calore che arriva dopo i primi dieci minuti, è la prova scientifica che il tuo benessere è nelle tue mani (e nelle tue gambe), non in un comunicato stampa di vent’anni fa.

Buon lunedì. Uno qualsiasi, bellissimo, lunedì.

 

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