La tua “Body Battery” è scarica (ma tu stai bene)? Perché la tecnologia a volte sbaglia

Quando il tuo orologio dice "divano" ma le tue gambe dicono "maratona": chi vince la sfida tra algoritmo e sensazioni?

Un viaggio critico e rassicurante nel cuore degli algoritmi di recupero per imparare che l’unico sensore infallibile è quello che batte nel tuo petto.

  • La Body Battery si basa sulla Variabilità Cardiaca (HRV), un dato prezioso ma non perfetto.
  • Stress mentale, alcol e posizionamento del sensore possono ingannare lo sportwatch.
  • L’eccesso di fiducia nei dati può generare ansia da prestazione o pigrizia indotta.
  • La tecnologia deve essere un suggerimento, non un ordine: impara a fare il “check-in” mattutino.

 

Ti è mai successo? Ti svegli, apri gli occhi, senti che potresti spostare le montagne a mani nude. Ti senti fresco, reattivo, pronto per quell’allenamento di qualità che rimandi da giorni. Poi, per errore, lanci un’occhiata al polso. “Body Battery: 22. Recupero suggerito: 48 ore”.

In un secondo, la magia svanisce. Inizi a chiederti se quel fastidio che non avevi al ginocchio in realtà ci sia, o se quel leggero bruciore agli occhi non sia il preludio di un’influenza. Ecco il paradosso della tecnologia moderna: abbiamo trasformato degli strumenti di supporto in oracoli della verità. Ma la domanda resta: chi ha ragione? Tu, che senti il sangue scorrere veloce, o un pezzo di silicio e plastica che misura i millisecondi tra un battito e l’altro? La risposta facile è: tu sei molto più intelligente del tuo orologio.

“Oggi riposa”. Ma tu vuoi spaccare il mondo. Chi ha ragione?

Il conflitto tra ciò che sentiamo (autopercezione) e ciò che leggiamo (dato biometrico) è il nuovo grande dilemma del runner moderno. Gli algoritmi di “Readiness” o “Body Battery” sono progettati per proteggerci dall’overtraining, il che è utilissimo. Ma non tengono conto del contesto. L’orologio non sa se hai appena ricevuto una bella notizia, se hai bevuto un caffè di troppo o se sei semplicemente eccitato per la gara di domenica. Lui vede numeri. Tu vivi emozioni. E le emozioni cambiano la fisiologia molto più velocemente di quanto un algoritmo possa processare.

A volte per sentirsi bene basta semplicemente cambiare prospettiva o immergersi in ciò che facciamo, cercando di entrare nel flow durante la corsa ignorando i bip del polso.

Come funziona la Body Battery: il segreto è nell’HRV (e nei suoi limiti).

Il motore dietro questi punteggi è quasi sempre la HRV (Heart Rate Variability), ovvero la variazione temporale tra due battiti cardiaci successivi. Contrariamente a quanto si pensa, un cuore sano non batte come un metronomo perfetto; più è “irregolare” (alta HRV), più il tuo sistema nervoso parasimpatico è attivo e tu hai recuperato.

Il problema è che l’HRV è una creatura estremamente timida e volubile. Basta una cena un po’ più pesante, un bicchiere di vino (anche uno solo!) o una nottata passata a girarti nel letto perché il gatto ha deciso di dormire sulla tua faccia, e il valore crolla. (Se vuoi approfondire quanto lo stile di vita influenzi questi dati, leggi cosa succede quando lo smartwatch segna stress elevato durante il sonno.)

3 motivi per cui il tuo orologio potrebbe sbagliare diagnosi.

Non è che la tecnologia menta, è che ha una visione parziale della realtà.

Il sensore ottico non è perfetto.

La maggior parte di noi usa il sensore al polso. Basta che l’orologio sia un millimetro troppo largo, che tu abbia la pelle fredda o che ci sia un po’ di sudore di troppo, e la lettura dei capillari diventa imprecisa. Un errore di lettura si traduce in un errore di calcolo del recupero.

L’ansia (mentale) non è sempre stanchezza (fisica).

Se hai passato la giornata davanti al PC a litigare con i fogli Excel, il tuo orologio vedrà uno “stress elevato” e prosciugherà la tua Body Battery. Ma quello è stress mentale. Spesso, una corsa lenta è proprio ciò che serve per scaricare quella tensione, anche se l’orologio ti suggerirebbe di stare a letto.

L’adattamento individuale.

Gli algoritmi sono basati su medie statistiche. Ma tu non sei una statistica. Ci sono atleti che performano divinamente con HRV basse e altri che si sentono distrutti con valori “da manuale”. L’orologio impara da te, certo, ma ci mette tempo e può non cogliere le sfumature della tua genetica.

La regola del “Check-in”: ascolta il corpo prima di guardare il polso.

Il consiglio che do sempre è questo: quando ti svegli, non guardare l’orologio. Resta a letto un minuto. Ascolta il tuo respiro, senti se i muscoli sono tesi, valuta il tuo desiderio di muoverti. Questo è il “Check-in”. Solo dopo aver dato un voto da 1 a 10 alle tue sensazioni, guarda il dato dello sportwatch. Se i due voti coincidono, ottimo. Se divergono, da’ sempre il beneficio del dubbio alle tue sensazioni. Se ti senti un leone, vai e ruggisci. Al massimo, se dopo dieci minuti di corsa capisci che l’orologio aveva ragione, puoi sempre tornare indietro. Quella non è una sconfitta, è saggezza.

Usa la tecnologia come un copilota, non come il comandante.

La tecnologia è un copilota fantastico. Ti avverte se stai esagerando da settimane, ti ricorda che forse quel terzo allenamento ad alta intensità è di troppo, ti suggerisce che forse stai dormendo poco. Ma il comandante resti tu.

Non lasciare che un numero rosso sul display rovini la tua giornata o ti tolga il piacere di una corsa al tramonto. Gli orologi misurano il battito, ma non conoscono la passione che lo accelera. La prossima volta che la tua Body Battery segna il 20% ma senti di averne il 100%, ricordati che sei un essere umano, non un elettrodomestico. E gli esseri umani hanno una riserva di energia che nessun sensore potrà mai mappare del tutto.

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