Correre con il vento forte: tecnica, strategia mentale e come sfruttarlo a tuo favore

Correre controvento è frustrante, ma con la giusta strategia diventa un potente allenamento per la forza. Scopri come inclinare il corpo, sfruttare la scia e ignorare il cronometro per battere Eolo

Correre controvento è l’allenamento di forza invisibile che odi mentre lo fai, ma che ti renderà molto più veloce quando tornerà la calma.

  • Il vento è un nemico psicologico prima ancora che fisico: il rumore e la resistenza costante logorano la mente.
  • Pianifica sempre il percorso per avere il vento contro all’andata quando sei fresco e a favore al ritorno.
  • Modifica la tecnica: inclina il corpo in avanti partendo dalle caviglie e riduci la superficie esposta per “tagliare” l’aria.
  • Se corri in gruppo, non vergognarti di stare in scia: alternarsi alla guida riduce la fatica del 20-30%.
  • Dimentica il cronometro e il passo al km: basati solo sullo sforzo percepito, sulla frequenza cardiaca o, meglio ancora, sulla potenza (Watt).
  • Non fare l’eroe: se le raffiche sono pericolose per oggetti volanti o equilibrio, il tapis roulant è la scelta più saggia.

Il vento ti spezza il ritmo? Ecco come non farti battere da Eolo

Gennaio ha questa simpatica abitudine di ricordarci che l’aria non è solo quella cosa che respiriamo, ma una massa fisica che può decidere di prenderti a schiaffi. La pioggia la vedi, il freddo lo senti sulla pelle, ma il vento è subdolo. È un muro invisibile che ti si parano davanti proprio quando decidi di spingere.

C’è qualcosa di profondamente irritante nel correre controvento. Non è solo la fatica muscolare aggiuntiva; è il rumore. Quel fischio costante nelle orecchie che ti impedisce di pensare, di ascoltare il tuo respiro o anche solo di goderti la playlist. Ti toglie la pace. E poi c’è la sensazione di impotenza: spingi come un ossesso e il GPS ti segna un passo da riscaldamento blando. È facile farsi prendere dal nervosismo, irrigidire le spalle e finire l’allenamento più arrabbiati che stanchi.

La prima cosa da fare, quindi, non riguarda le gambe, ma la testa. Accetta che oggi non sarà una corsa “bella” nel senso classico. Sarà una lotta. E nelle lotte, vince chi ha la strategia migliore, non solo chi tira i pugni più forti.

La regola d’oro: vento contro all’andata, vento a favore al ritorno (sempre)

Se esci di casa senza guardare le previsioni o le bandiere, stai giocando alla roulette russa con le tue energie. C’è una legge non scritta ma inviolabile del running invernale: il vento si affronta quando si è freschi.

Pianifica il tuo giro in modo da avere Eolo in faccia nella prima metà. È una questione di sopravvivenza mentale e termodinamica. All’andata hai le energie per contrastare la resistenza, sei mentalmente lucido e stai iniziando a sudare. Se fai il contrario – vento a favore all’andata e contro al ritorno – ti ritroverai stanco, sudato e con un phon ghiacciato puntato addosso proprio quando le tue difese immunitarie stanno chiedendo pietà.

Inoltre, psicologicamente, sapere che “il peggio è passato” al giro di boa ti dà una spinta incredibile per tornare a casa. Sentire la spinta sulla schiena negli ultimi chilometri è una delle sensazioni più gratificanti che esistano: ti senti leggero, veloce, quasi un keniano, anche se stai solo venendo spinto da una raffica di vento.

Tecnica di corsa: fatti piccolo e inclina il busto

Non siamo ciclisti e non abbiamo carenature in carbonio, ma l’aerodinamica conta anche per noi runner, specialmente quando le raffiche superano i 20-30 km/h. Correre dritti come pali in queste condizioni significa offrire al vento la massima superficie possibile su cui spingere.

Devi farti piccolo. Immagina di dover penetrare l’aria. Inclina leggermente il corpo in avanti. Attenzione però: l’inclinazione deve partire dalle caviglie, non dalla vita. Se ti pieghi solo col busto, comprimi il diaframma e respiri peggio, oltre a caricare inutilmente la zona lombare. L’idea è quella di spostare il baricentro in avanti, usando la gravità per aiutarti a vincere la resistenza dell’aria.

Tieni le braccia un po’ più vicine al corpo per essere più compatto e, se sei in compagnia, metti da parte l’orgoglio. Il ciclismo ci insegna che stare “a ruota” (in questo caso, “a scarpa”) salva tantissima energia. Mettetevi in fila indiana e datevi il cambio. Chi sta davanti lavora per tutti, chi sta dietro recupera. È un ottimo esercizio di team building e di sopravvivenza condivisa.

Smetti di guardare il passo: col vento conta solo lo sforzo (e i watt)

Questo è il punto dove l’ego del runner soffre di più. Guardi l’orologio e vedi un numero che non ti piace. Cerchi di accelerare per tornare al tuo ritmo standard, il cuore schizza in zona 5, le gambe si riempiono di acido lattico e dopo tre minuti sei scoppiato.

Controvento il cronometro mente. O meglio, ti dice una verità parziale. Il dato che devi guardare non è la velocità, ma l’intensità. Se corri basandoti sulla potenza (i famosi Watt, se hai un dispositivo che li rileva) o sulla frequenza cardiaca, noterai che per mantenere la stessa velocità controvento stai spendendo molte più energie.

Considera questi chilometri come un allenamento di potenziamento specifico (strength endurance). Stai facendo pesi mentre corri. Non preoccuparti se il passo è 15 o 20 secondi più lento del solito. Mantieni lo sforzo costante, non la velocità. Se accetti questo compromesso, finirai l’allenamento stanco ma soddisfatto; se combatti contro il cronometro, finirai frustrato.

E se il vento è troppo forte? Quando è meglio il tapis roulant

Siamo runner, siamo stoici, ci piace la fatica, d’accordo. Ma non siamo indistruttibili. C’è differenza tra l’essere tenaci e l’essere incoscienti. Se fuori c’è una tempesta che sradica gli alberi, fa volare i vasi dai balconi o se devi correre su strade trafficate dove una raffica laterale potrebbe spingerti sotto un’auto o spingere un’auto verso di te, resta a casa.

In questi casi, il tapis roulant non è una sconfitta, è intelligenza. Ti permette di fare il lavoro di qualità che avevi previsto senza rischiare di essere colpito da un ramo o di prenderti un malanno. E se proprio non ne vuoi sapere del tappeto, considera il cross-training o una sessione di forza in salotto.

Correre deve essere un piacere, anche nella fatica. Se il vento trasforma l’uscita in una battaglia per la sopravvivenza fisica, hai già vinto rimanendo al caldo. E ricorda: prima o poi il vento cala. E quel giorno, grazie alla fatica che hai fatto oggi, volerai.

Per approfondire come gestire il meteo avverso, dai un’occhiata anche a come comportarsi quando corri sotto la pioggia: l’acqua ha regole diverse dall’aria, ma la mentalità vincente è la stessa.

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