Le scarpe grosse, ortopediche e comodissime che un tempo nascondevi sono diventate l’accessorio più desiderato della moda: ecco come il comfort ha vinto sull’estetica.
- Le Dad Shoes sono passate dall’essere considerate antiestetiche a oggetti di culto, trasformando il “brutto” in una dichiarazione di stile.
- Brand puramente tecnici come Hoka, Salomon e New Balance hanno invaso il mercato lifestyle, portando la tecnologia da gara sui marciapiedi delle metropoli.
- Il fenomeno del Gorpcore ha sdoganato l’abbigliamento da montagna e outdoor in contesti urbani e formali.
- La comodità estrema (maxi ammortizzazione) è diventata un lusso irrinunciabile: una volta provata, è impossibile tornare alle scarpe rigide.
- L’estetica chunky e voluminosa rompe le regole della proporzione classica, rendendo ogni outfit immediatamente più contemporaneo.
- Per abbinarle senza sembrare tuo padre serve giocare sui contrasti: pantaloni sartoriali o abiti fluidi, mai il total look da campeggio (a meno che tu non sia in campeggio).
Una volta le nascondevi nel borsone. Oggi ci vai a fare l’aperitivo
Ti ricordi quando la scarpa da running aveva un solo scopo e un solo luogo deputato alla sua esistenza? Viveva nel bagagliaio dell’auto o sul fondo di un borsone che odorava di canfora, e vedeva la luce solo per quell’ora di sudore al parco. Indossarle con i jeans era un reato punibile con l’esilio sociale, un segnale inequivocabile che avevi rinunciato a qualsiasi velleità estetica o che eri un turista americano in visita a Firenze nel 1995.
Poi, qualcosa è cambiato. Ti sei guardato intorno in metro, in ufficio, o mentre facevi la fila per un caffè, e hai notato che le persone più eleganti indossavano ai piedi qualcosa che assomigliava a dei piccoli hovercraft colorati. Non erano scarpe discrete. Erano enormi, con suole che sembravano lievitate in forno e tomaie così tecniche da sembrare progettate dalla NASA. Quella che un tempo era l’uniforme del runner della domenica o dell’ingegnere informatico in pausa pranzo è diventata l’apice dello stile urbano.
L’ascesa delle “Dad Shoes”: comode, grosse, “brutte” (e bellissime)
Le chiamano “Dad Shoes”, scarpe da papà. Il riferimento è a quella calzatura generica, bianca, un po’ tozza e rigorosamente comoda che l’immaginario collettivo associa ai padri americani mentre tagliano il prato o fanno la spesa da Walmart. Ma perché sono diventate cool?
La risposta risiede in un ribaltamento dei canoni estetici. La moda, ciclicamente, si stanca della perfezione e cerca il “brutto”, o meglio, il funzionale che se ne frega dell’eleganza classica. Queste scarpe sono “chunky”, massicce, ingombranti. Occupano spazio visivo. Hanno un design brutalista che urla funzionalità. E proprio per questo, paradossalmente, funzionano. Non cercano di snellire il piede o di slanciarti; si impongono con la loro presenza. È una dichiarazione di intenti: ho scelto di stare comodo e, facendolo, ho scoperto che questa “bruttezza” tecnica ha un fascino magnetico.
Da Hoka a Salomon: come il trail e il running hanno conquistato la moda.
Fino a pochi anni fa, vedere un paio di Salomon Speedcross o di Hoka Bondi lontano da un sentiero di montagna o da una maratona era impensabile. Brand come questi, o come Asics e New Balance, hanno costruito la loro reputazione sulla performance pura, non sulle passerelle.
Eppure, oggi siamo nel pieno del “Gorpcore”. Il termine nasce dall’acronimo colloquiale “Good Ol’ Raisins and Peanuts” (il mix di frutta secca che mangiano gli escursionisti) e definisce lo stile che porta l’abbigliamento tecnico outdoor — pile, giacche a vento, scarpe da trail — nella vita di città.
Non è solo una questione di logo. È la tecnologia che affascina. Le suole Vibram, le membrane in Gore-Tex, i sistemi di allacciatura rapida sono diventati dettagli di stile. New Balance ha saputo ripescare dai suoi archivi i modelli più “grigi” e ortopedici, trasformandoli in icone. Hoka ha dimostrato che si può avere una suola alta quattro centimetri e sembrare comunque pronti per una sfilata, non solo per un’ultramaratona.
Il comfort è il nuovo lusso: perché non torneremo più indietro alle scarpe rigide
C’è un motivo fisiologico dietro questo successo, ed è il più potente di tutti: il benessere. Abbiamo passato decenni a costringere i piedi in forme strette, suole piatte e cuoio rigido in nome dell’eleganza. Poi hai infilato il piede in una scarpa con intersuola in schiuma super-critica, morbida come una nuvola, reattiva, accogliente.
Il comfort è diventato il vero lusso contemporaneo. Una volta che il tuo piede si è abituato ad avere spazio in punta (il famoso “toe box”) e a non sentire l’impatto con l’asfalto, tornare indietro è quasi impossibile. È come viaggiare in prima classe e poi dover tornare sul sedile centrale di una low cost. La scarpa tecnica da running ti permette di stare in piedi tutto il giorno, di correre a prendere il tram, di camminare per chilometri senza quel fastidioso mal di schiena serale. La moda ha dovuto arrendersi all’evidenza: se ci fa stare bene, ce lo metteremo.
Come abbinarle senza sembrare tuo padre che va a tagliare l’erba
Qui però serve attenzione, perché la linea tra “icona di stile contemporaneo” e “pensionato che guarda i cantieri” è sottile. Il segreto per indossare le Dad Shoes o le scarpe da trail in città è il contrasto.
Se indossi scarpe tecniche, il resto non deve esserlo (o almeno, non troppo). Evita il total look sportivo, a meno che tu non stia effettivamente andando a correre.
Prova ad abbinarle a un paio di pantaloni sartoriali con la piega, magari leggermente ampi sul fondo per bilanciare il volume della scarpa. Funzionano benissimo con i jeans dritti (non skinny, per carità, l’effetto “piede di Pippo” è dietro l’angolo), con le gonne lunghe o con abiti strutturati. L’idea è spezzare la formalità dell’abito con l’aggressività della scarpa, o elevare la scarpa con la pulizia dell’abito.
L’importante è portarle con disinvoltura. Non stai indossando quelle scarpe perché non avevi altro, ma perché hai capito che la città è una giungla d’asfalto, e tu hai l’equipaggiamento migliore per affrontarla.

