Scegliere la scarpa da trail basandosi solo sull’estetica è il modo più veloce per perdere le unghie dei piedi; devi scegliere lo strumento giusto per il terreno che affronterai.
- Skyrunning: Scarpe aggressive, leggere, con poco ammortizzazione. Per chi cerca precisione su terreni tecnici e brevi.
- Ultra: Scarpe strutturate, ammortizzate e larghe in punta. Per chi deve stare sulle gambe per molte ore, anche su terreni tecnici.
- All-round: Il compromesso ibrido. Vanno bene sui sentieri e per qualche chilometro su asfalto
- Carbonio: Utile se il percorso è veloce e corribile, rischioso se è molto tecnico e sconnesso.
Entrare in un negozio specializzato di trail running oggi può causare un leggero attacco di panico. Una volta c’erano “le scarpe da trail”. Punto. Erano pesanti, rigide e spesso marroni.
Oggi c’è un universo: suole che sembrano artigli di animali preistorici, intersuole alte come grattacieli, piastre in carbonio, tomaie in materiali molto evoluti.
Il rischio? Comprare la scarpa che usa un atleta professionista per vincere una gara di 20 km e usarla per fare la tua prima Ultra di 50 km. Risultato: piedi distrutti al km 15 (e un annuncio su Vinted il lunedì mattina).
La verità è che nel trail running non esiste la “scarpa migliore” in assoluto. Esiste solo la scarpa migliore per il terreno che devi affrontare e per la distanza che devi coprire.
Comprare una scarpa da trail non è come comprare una scarpa da strada.
Su strada, l’asfalto è (quasi) sempre uguale. Nel trail, la variabile impazzita è il terreno.
Fango, roccia bagnata, ghiaia, radici, erba. Ognuno di questi elementi richiede una risposta diversa dalla tua scarpa.
In più, c’è la variabile “tempo”: correre per un’ora richiede una struttura diversa dal correre (o camminare) per venti ore, dove il piede tende a gonfiarsi e l’arco plantare a cedere.
Dimmi che sentiero fai e ti dirò che scarpa ti serve
Possiamo dividere il mondo delle scarpe off-road in tre grandi famiglie. Capire a quale appartieni (o a quale appartiene la tua prossima gara) è il 90% del lavoro.
1: Le “Capre” (Skyrunning e terreni tecnici)
Queste sono le scarpe da Formula 1 della montagna. Sono progettate per le gare “Sky” (Skyrunning) o Vertical.
- Caratteristiche: Sono leggere, fascianti come un guanto e spesso hanno un drop basso (4-6 mm). La suola ha tasselli profondi e aggressivi per aggrapparsi al fango o alla roccia. L’ammortizzazione è ridotta al minimo perché devi “sentire” il terreno per avere precisione in appoggio.
- Per chi sono: Per chi fa gare brevi (sotto i 20-25 km), molto tecniche, con salite ripide e discese spacca-gambe.
- Il contro: Se le usi per 50 km, arriverai al traguardo piangendo. Non perdonano nulla.
2: Le “Navi da Crociera” (Ultra Trail e comfort)
Qui entriamo nel territorio delle lunghe distanze. Se stai preparando una gara che richiede l’attrezzatura obbligatoria da ultra trail, probabilmente ti serve questo tipo di scarpa.
- Caratteristiche: Massima ammortizzazione (intersuole alte, “maxi”), pianta larga (toe box) per permettere alle dita di allargarsi quando il piede si gonfia dopo tante ore. Hanno molta protezione in punta contro i sassi.
- Per chi sono: Per chi corre Ultra, per chi è pesante, o per chi vuole semplicemente godersi il panorama senza sentire ogni singolo sassolino sotto la pianta del piede. Quindi con maggiore sicurezza.
- Il contro: Si perde un po’ di “sensibilità” col terreno. Su passaggi molto tecnici e stretti possono risultare un po’ goffe e instabili a causa dell’altezza da terra.
- Attenzione: ne esistono di moltissimi tipi, alcuni adatti a “ultra” in stile europeo (quindi più tecniche) e altri in stile americano (meno tecnici e più corribili). Questa categoria è un mondo che richiederebbe almeno 5.000 parole per approfondirla.
3: Le “Tuttofare” (Door-to-trail)
Sono le ibride, le scarpe più intelligenti per la maggior parte degli amatori che si allenano in settimana.
- Caratteristiche: Hanno tasselli medi, non troppo aggressivi, che permettono di correre anche qualche chilometro su asfalto senza distruggere la suola o le ginocchia prima di arrivare al sentiero. Hanno un buon equilibrio tra comfort e reattività.
- Per chi sono: Per i tuoi allenamenti quotidiani, per i percorsi collinari misti, per chi inizia e non vuole comprare tre paia diverse.
- Il contro: Non eccellono in nulla. Nel fango profondo scivolano, sulle rocce acuminate proteggono meno delle Ultra. Ma fanno il loro dovere l’80% delle volte.
Il Carbonio nel fango: rivoluzione o marketing? Quando serve davvero
Da quando la piastra in carbonio ha rivoluzionato la strada, è arrivata anche nel trail. Ma serve?
La risposta è: dipende.
Il carbonio ti dà spinta e ritorno di energia, ma rende la scarpa più rigida.
- SÌ: Se fai gare di trail “americane”, ovvero molto corribili, su strade bianche o sentieri battuti dove puoi tenere un ritmo alto. Oppure se sei un “pro”. In quel caso, il risparmio energetico è reale.
- NO: Se fai percorsi molto tecnici, pieni di sassi e radici. La rigidità della piastra toglie sensibilità e, su terreni sconnessi, può renderti instabile (rischio storte).
In conclusione? Non guardare solo l’estetica. Guarda la suola, guarda l’altezza dell’intersuola e chiediti: “Dove porterò queste scarpe?”. I tuoi piedi ti ringrazieranno.

