Asfalto, sterrato o pista? Quale superficie scegliere per proteggere le articolazioni

Asfalto per il ritmo, sterrato per la forza, pista per la velocità: guida pratica per sfruttare ogni terreno a tuo vantaggio.

Non esiste il terreno perfetto, ma esiste quello giusto per il tuo allenamento di oggi: ecco come alternarli per non farti male.

  • L’asfalto non è il male assoluto: è duro ma prevedibile e ideale per i ritmi costanti.
  • Lo sterrato salva le articolazioni dall’impatto ma richiede caviglie forti e attenzione.
  • La pista è il tempio della velocità, ma le curve e l’elasticità possono stressare tendini e asimmetrie.
  • Il segreto per un corpo sano è la varietà: cambia superficie come cambi le scarpe.

 

C’è una leggenda metropolitana che circola negli spogliatoi e nelle chat dei runner fin dalla notte dei tempi. Suona più o meno così: “Se corri sull’asfalto ti distruggi le ginocchia, devi correre solo sul morbido”.
Se fosse vero al 100%, i maratoneti d’élite avrebbero le articolazioni di un novantenne già a trent’anni. E invece, spesso, sono più sani di chi sta seduto sul divano (che è morbidissimo, tra l’altro).

La verità è che ogni superficie ha una sua personalità, dei pregi incredibili e dei difetti che devi conoscere. Scegliere dove mettere i piedi è importante quanto scegliere le scarpe giuste.
Immagina le superfici come gli ingredienti di una dieta: mangiare solo carote fa bene? Forse, ma alla lunga ti mancherà qualcosa.
Ecco la guida definitiva per capire dove far rimbalzare i tuoi passi.

Asfalto: il nemico numero uno? (no, se hai le scarpe giuste)

L’asfalto ha una pessima reputazione, spesso immeritata. È vero, è la superficie più dura (cemento a parte) e l’impatto si sente.

Ma ha un pregio gigantesco che spesso sottovalutiamo: l’uniformità.
Sull’asfalto non ci sono buche nascoste, radici traditrici o zolle instabili. Ogni passo è identico al precedente. Questo permette al tuo corpo di trovare un ritmo meccanico perfetto e di risparmiare energia mentale. Se vuoi lavorare sulla regolarità e sulla velocità, la strada è la tua amica migliore. Inoltre, restituisce molta energia elastica: ti aiuta a spingere.

Il problema nasce solo se la tua tecnica è scadente o le tue scarpe sono scariche. Ma con le moderne mescole ammortizzanti, l’asfalto è un terreno di gioco sicurissimo per la maggior parte dei tuoi chilometri.

Sterrato e bosco: morbidezza vs instabilità

Ah, la natura. Correre su un sentiero sterrato o nel bosco è poetico e, sì, l’impatto sulle ginocchia e sulla schiena è decisamente minore. Il terreno assorbe lo shock meglio di qualsiasi gomma.

Tuttavia, c’è un prezzo da pagare: l’instabilità.
Il terreno morbido spesso è irregolare. Questo costringe i tuoi piedi, le tue caviglie e tutti i muscoli stabilizzatori a fare gli straordinari per tenerti in equilibrio. È un allenamento fantastico per la propriocezione, ma se sei stanco o distratto, il rischio di una storta o di inciampare è dietro l’angolo.
Inoltre, il terreno morbido “mangia” la tua spinta: farai più fatica muscolare per andare alla stessa velocità della strada. Usalo per i lunghi lenti e per costruire forza, non per cercare il personal best sui 10k.

Pista: perfetta per la velocità, occhio alle curve (e al tendine d’Achille)

La pista d’atletica è un luogo sacro. Il tartan è progettato per farti volare: è reattivo, elastico e perfettamente piano. È il laboratorio ideale per migliorare l’appoggio del piede e la tecnica, perché non hai distrazioni.

Ma attenzione: la pista non è esente da rischi.

  1. Il senso di marcia: Si corre sempre in senso antiorario. Questo crea uno squilibrio costante, con la gamba sinistra che fa da perno e la destra che copre più strada. Alla lunga, anca e ginocchia possono anche risentirne. Consiglio: se la pista è vuota e ti stai solo riscaldando, gira al contrario ogni tanto.
  2. L’elasticità: Quella risposta “a molla” che ti fa sentire veloce può essere aggressiva per i tendini d’Achille e i polpacci se non sei abituato.

La soluzione migliore: la dieta variata delle superfici

Quindi, chi vince? Nessuno. O meglio: vinci tu se impari a variare.
L’infortunio da sovraccarico (“overuse”) nasce spesso dalla ripetizione identica dello stesso gesto, sulla stessa superficie, con le stesse scarpe.

Se alterni l’asfalto (per il ritmo), lo sterrato (per la forza e il relax mentale) e la pista (per la velocità e la tecnica), il tuo corpo sarà costretto ad adattarsi continuamente a stimoli diversi. Diventerai un runner più completo, più forte e, soprattutto, più sano.
La varietà è il miglior ammortizzatore che esista.

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