Immagina di trasformare una città prosciugata dalla siccità nel tuo parco giochi personale, usando scarpe da barca per surfare nel cemento: questa è la storia di come le Vans e gli Z-Boys hanno hackerato la California del 1977.
Chiudi gli occhi: non sei a New York, né nel Bronx. Sei in California, 1977. Il cielo è troppo blu, la terra è crepata, i rubinetti sputano aria. È l’anno della grande siccità e l’acqua non è più un diritto: è un tesoro che sparisce. E proprio mentre tutto si prosciuga, succede l’imprevisto.
Le piscine dei quartieri ricchi diventano crateri di cemento. Vuoti. Perfetti. Un gruppo di ragazzi le guarda e non vede una mancanza: vede una possibilità. Entra, scivola, vola. Sta inventando lo skateboard moderno “surfando” onde che non sono d’acqua, ma di architettura. E ai piedi ha una scarpa che non dovrebbe essere lì: una deck shoe nata per le barche. La suola waffle pensata per il bagnato diventa il grip ideale per il cemento.
In questo episodio di Contaminazioni parliamo di piscine vuote, di Dogtown, di Z-Boys e di Vans. Ma soprattutto parliamo di una cosa: lo sguardo obliquo. Quello che prende un limite e lo trasforma in una possibilità di libertà.
Ascolta “La scarpa che ha hackerato una città: Vans, Dogtown e le onde di cemento.” su Contaminazioni Fuorisoglia.
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