Porti l’ufficio sulle spalle anche mentre corri? Ecco come tre semplici posizioni yoga possono resettare il tuo “tech neck” e liberare la tua corsa in cinque minuti.
- Passiamo troppo tempo curvi su schermi luminosi, sviluppando il temuto “Tech Neck”.
- La tensione accumulata su collo e spalle compromette l’oscillazione delle braccia e la respirazione durante la corsa.
- Gomukhasana (con o senza cinghia) è fondamentale per sciogliere le tensioni profonde delle spalle.
- Le Cactus Arms in affondo aprono attivamente il petto contrastando la chiusura da scrivania.
- La Fish Pose supportata offre un reset passivo e totale per la colonna vertebrale e il torace.
- Bastano 5 minuti di pratica post-lavoro per separare la giornata lavorativa dall’allenamento.
Dal computer alla corsa: non portarti la scrivania sulle spalle
Hai presente quella sensazione di avere uno zaino invisibile pieno di email non lette e file Excel urgenti appollaiato sulle tue trapezi? Ecco. Probabilmente non è solo una sensazione metaforica. Passiamo mediamente otto, nove ore al giorno in una posizione che farebbe inorridire qualsiasi fisioterapista: testa avanti, spalle che tentano di raggiungere le orecchie per sussurrargli qualcosa (spoiler: nulla di buono) e schiena curvata a formare una perfetta C.
Il problema vero nasce quando chiudi il laptop e decidi di andare a correre. Perché il tuo corpo non ha un interruttore “Modalità Ufficio / Modalità Corsa”. Ti porti dietro quella rigidità. E correre con le spalle bloccate è un po’ come cercare di guidare con il freno a mano tirato: consumi più energia, respiri peggio e, diciamocelo, sei brutto da vedere. L’oscillazione delle braccia, quel pendolo naturale che dovrebbe darti ritmo ed equilibrio, diventa un movimento corto e contratto.
Perché il “collo da smartphone” ti fa correre peggio (e respirare meno)
Il “Tech Neck” non è solo un termine alla moda per vendere cuscini ortopedici. È una realtà meccanica. Quando la testa è proiettata in avanti per fissare lo schermo, il peso che il collo deve sostenere moltiplica. I muscoli si irrigidiscono per compensare, chiudendo il torace.
E qui nasce il problema per te che corri: se il torace è chiuso, i polmoni non hanno spazio per espandersi. Meno spazio significa meno ossigeno. Meno ossigeno significa che quella corsa facile ti sembrerà una maratona in salita. Aprire le spalle non serve solo a farti sembrare più alto e fiero; serve a farti respirare. È meccanica, ma sembra quasi magia quando senti l’aria entrare finalmente fino in fondo.
3 Asana per aprire il petto e liberare il collo
Non serve diventare un contorsionista o accendere incensi. Ti servono tre movimenti mirati, da fare sul pavimento di casa, magari appena rientri e prima di allacciare le scarpe da running.
Gomukhasana (o l’uso della cinghia)

Questa è la prova del nove per le tue spalle. L’idea è di agganciare le mani dietro la schiena: un gomito punta il soffitto, l’altro il pavimento. Se le tue mani non si toccano (e se lavori al computer, è molto probabile che siano distanti anni luce), non forzare. L’ego nello yoga porta solo infortuni.
Prendi una cinghia, una cintura dell’accappatoio o persino un calzino lungo. Afferralo con entrambe le mani e “cammina” con le dita finché non senti una bella apertura, intensa ma sostenibile. Respira lì dove senti tirare. Stai letteralmente creando spazio dove prima c’era solo cemento armato.
Cactus Arms (apertura attiva)

Mettiti in un affondo basso (un ginocchio a terra, l’altro piede avanti). Ora, invece di alzare le braccia al cielo come in trionfo, piega i gomiti a 90 gradi, aprendoli ai lati proprio come un cactus del deserto dell’Arizona.
L’azione magica qui è spingere i gomiti indietro e il cuore in avanti e verso l’alto. Non inarcare troppo la lombare; concentrati sull’apertura del petto. È una posizione attiva: stai dicendo ai tuoi pettorali, accorciati da ore di digitazione, che è ora di allungarsi.
Fish Pose supportata (il relax totale)

Questa è la ricompensa. Ti servono due blocchi yoga, o se non li hai, un cuscino sodo o una coperta arrotolata stretta. Posiziona il supporto sotto la linea delle scapole, lungo la colonna, e sdraiati sopra. La testa può appoggiare su un altro supporto o, se il collo lo permette, cadere gentilmente indietro.
Le braccia si aprono ai lati, i palmi guardano il soffitto in segno di resa. Qui non devi fare nulla. La gravità fa il lavoro sporco, aprendo le spalle e il petto mentre tu semplicemente respiri. È l’anti-scrivania per eccellenza.
Bastano 5 minuti post-lavoro per resettare la postura
Non serve un’ora. Cinque minuti. Tanto basta per inviare al tuo cervello il segnale che la giornata lavorativa è finita e che il corpo può uscire dalla modalità difensiva. Vedrai che i primi passi di corsa saranno diversi: ti sentirai più leggero, più alto. Le braccia oscilleranno libere e, improvvisamente, ti accorgerai che correre non deve essere per forza una lotta contro il tuo stesso corpo.


