La scienza conferma che la velocità con cui ti muovi non serve solo ad arrivare prima, ma è un indicatore affidabile di quanto a lungo potresti vivere.
- Non contano solo i passi, ma l’intensità con cui li compi: la velocità è qualità.
- Gli studi associano il passo svelto a una maggiore aspettativa di vita.
- Camminare veloce è un biomarker di efficienza sistemica: cuore, polmoni e muscoli funzionano bene.
- Non devi correre: basta una camminata vigorosa che impegni il respiro ma permetta di parlare.
- Usa il Talk Test: se riesci a parlare ma non a cantare, il ritmo è quello giusto.
- Migliorare la velocità richiede intenzione e postura, non solo fretta.
Velocità del passo e salute: cosa dicono gli studi sulla “camminata veloce” e la longevità
C’è un modo infallibile per capire come sta una persona senza farle le analisi del sangue: guardarla mentre attraversa la strada quando il semaforo pedonale inizia a lampeggiare. C’è chi accelera con disinvoltura e chi invece fatica a cambiare marcia. Quella capacità di variazione, quella riserva di potenza, è molto più di una semplice questione meccanica.
Spesso ci concentriamo ossessivamente sul numero, sulla quantità. I fatidici diecimila passi, i chilometri macinati, le calorie bruciate visualizzate su un display luminoso al polso. Ma raramente ci chiediamo come abbiamo fatto quei passi. È un po’ come leggere un libro guardando solo il numero di pagine e non la complessità della trama. La scienza, che ama misurare le cose che noi diamo per scontate, ha scoperto che la velocità a cui cammini abitualmente è una specie di sfera di cristallo. Solo che, invece del futuro generico, predice con buona approssimazione la tua longevità.
Non è solo questione di “quanto” cammini, ma di “come”
Se il numero di passi è il volume dell’allenamento, la velocità è l’intensità. E in fisiologia, l’intensità è il parametro che spesso fa scattare l’adattamento, cioè il miglioramento. Camminare guardando le vetrine è piacevole e terapeutico per la mente, ma dal punto di vista cardiovascolare è poco più che stare in piedi.
Quando inserisci una marcia in più, trasformi lo spostamento in un esercizio. Non serve trasformarsi in quei marciatori olimpici che sembrano avere fretta di andare in bagno, ma è sufficiente imprimere un ritmo che segnali al corpo che non stiamo solo ciondolando. È la differenza tra il passeggiare e il camminare con intenzione.
Lo studio che collega il passo svelto a una vita più lunga
Uno studio osservazionale molto citato, basato sui dati della UK Biobank, ha analizzato centinaia di migliaia di persone. I ricercatori non si sono limitati a chiedere “quanto cammini?”, ma “quanto veloce vai?”. I risultati sono stati piuttosto netti: le persone che riferivano di avere un passo svelto avevano un’aspettativa di vita significativamente più lunga rispetto a chi aveva un passo lento.
Questo vale anche quando si correggono i dati per altri fattori come il fumo o l’indice di massa corporea. Sembra che chi cammina veloce abbia telomeri (le parti finali dei cromosomi che si accorciano invecchiando) biologicamente più “giovani”. In sostanza, il passo svelto è associato a una riduzione della mortalità per tutte le cause, specialmente quelle cardiovascolari.
Perché la velocità è un biomarker di salute (cuore e muscoli)
Qui bisogna fare attenzione a non confondere la causa con l’effetto. Non è che se ti metti a camminare veloce domani mattina diventi immortale all’istante. È più probabile che le persone che camminano velocemente lo facciano perché possono farlo.
La velocità del passo è un indicatore di “vitalità sistemica”. Per muoverti rapidamente serve un cuore che pompi bene, polmoni che scambino ossigeno con efficienza, un sistema nervoso che coordini il movimento e muscoli capaci di sostenerlo. Se uno di questi sistemi è compromesso, il passo rallenta. È il modo che ha il corpo di economizzare energie. Quindi, una camminata vigorosa è la prova che il motore sotto il cofano gira rotondo. È un test da sforzo che fai ogni giorno andando a prendere il giornale.
Cos’è la “camminata vigorosa”: il test della parola (Talk Test)
A questo punto ti starai chiedendo: “Sì, ma quanto veloce devo andare?”. Non ti serve un tachimetro e nemmeno un GPS. Il metodo più affidabile è vecchio come il mondo e si chiama “Talk Test”.
Se mentre cammini riesci a cantare la tua canzone preferita (per favore, non farlo se c’è gente, o fallo piano), stai andando troppo piano.
Se non riesci a spiccicare parola perché hai il fiatone, stai esagerando, o forse stai correndo.
La zona magica è quella in cui riesci a conversare con un amico, ma senti che il respiro è impegnato. Devi sentire che stai facendo un po’ di fatica. Quella è la “camminata vigorosa”. È un ritmo che ti scalda, che ti fa sentire vivo, ma non distrutto.
Come allenarsi a camminare più veloce (senza correre)
Se ti accorgi di essere un “camminatore lento”, non disperare. La velocità si allena. E non serve iscriversi in palestra.
Il primo passo è la postura. Molti camminano lenti perché guardano i piedi o il telefono. Alza la testa, guarda l’orizzonte: questo apre il torace e facilita la respirazione.
Poi, usa le braccia. Non tenerle in tasca o penzoloni. Piegarle leggermente e farle oscillare aiuta a dare ritmo alle gambe. Esiste una connessione neurologica diretta: se muovi le braccia più velocemente, le gambe seguiranno.
Infine, fai passi più corti e frequenti, non più lunghi. Cercare di allungare la falcata ti frena (è una questione di fisica), mentre aumentare la cadenza ti rende più agile.
Prova a inserire dei tratti veloci nelle tue uscite normali. Magari tra un lampione e l’altro, o finché non finisce quella canzone nelle cuffie. È un gioco, ma il tuo cuore lo prenderà molto seriamente, ringraziandoti.

