Smettere di rincorrere la produttività per fissare il vuoto non è pigrizia, ma un atto rivoluzionario che permette al cervello di rigenerarsi e creare.
- Il Niksen è il concetto olandese di non fare assolutamente nulla, senza alcuno scopo o obiettivo produttivo.
- A differenza della mindfulness, non richiede alcun impegno cognitivo o focus particolare sul presente.
- Permette al cervello di entrare nel Default Mode Network, la modalità in cui nascono le idee migliori.
- Oziare consapevolmente riduce drasticamente i livelli di ansia e burnout legati alla cultura della performance.
- Praticarlo significa disconnettersi da ogni dispositivo e concedersi il lusso di perdere tempo con gioia.
- Bastano dieci minuti al giorno per trasformare il vuoto mentale in un carburante prezioso per la propria creatività.
Cosa fai? Niente. E perché è la risposta più sana che puoi dare
Sei seduto sul divano, lo sguardo perso verso quella macchia d’umidità sul soffitto che somiglia vagamente alla Tasmania, e qualcuno entra nella stanza chiedendoti cosa tu stia facendo. La risposta istintiva, quasi difensiva, di solito è “niente”, pronunciata con quel leggero tono di colpa di chi è stato colto con le dita nel barattolo della marmellata. Eppure, quel “niente” è una delle attività più complesse, sofisticate e biologicamente necessarie che tu possa intraprendere.
Siamo figli di una cultura che ha trasformato il tempo in una valuta da spendere, possibilmente con un alto tasso di interesse. Se non stiamo producendo, stiamo imparando; se non stiamo imparando, stiamo ottimizzando il nostro corpo; se non stiamo ottimizzando il corpo, stiamo almeno scrollando freneticamente un feed per assicurarci di non perdere un pezzetto di mondo. Il vuoto ci spaventa perché sembra un fallimento del sistema. Invece, restare lì a guardare la pioggia che batte sul vetro senza chiederci quale sia il coefficiente di attrito dell’acqua è esattamente ciò che ci serve per non implodere.
Niksen: l’arte olandese di spegnere l’interruttore
Dall’Olanda arriva il concetto di Niksen. Letteralmente significa “non fare nulla”, ma la sua declinazione è molto più sottile della semplice inedia. Non è guardare una serie TV — quella è fruizione di contenuti — e non è nemmeno scorrere Instagram, che è una forma di auto-flagellazione digitale travestita da svago.
Il Niksen è l’ozio privo di finalità. È l’equivalente mentale di mettere la macchina in folle mentre sei in discesa: il motore gira al minimo, non consumi carburante, eppure ti muovi. È un esercizio di resistenza alla dittatura dell’agenda, dove l’unica regola è non avere regole. È starsene lì, semplicemente esistendo, permettendo ai pensieri di fluire come nuvole spinte dal vento, senza cercare di dargli una forma o, peggio ancora, di scriverli in una lista di cose da fare.
Differenza tra Niksen e Mindfulness: perché a volte non devi nemmeno “osservare”
Spesso confondiamo il riposo con la mindfulness. Sia chiaro: la consapevolezza è uno strumento straordinario, ma richiede uno sforzo. Per praticare la mindfulness devi essere presente, devi osservare il respiro, devi ricondurre gentilmente la mente all’ovile ogni volta che scappa via. È, a suo modo, un lavoro.
Il Niksen è più pigro, e proprio per questo è liberatorio. Non ti chiede di essere consapevole di nulla. Se la tua mente decide di vagare tra il ricordo di quella figura barbina fatta in terza media e il desiderio improvviso di mangiare un mango, lasciala fare. Non c’è un centro da mantenere, non c’è un “qui e ora” da presidiare con la baionetta. Se la Mindfulness è una sessione di yoga per l’anima, il Niksen è restare in pigiama fino a mezzogiorno perché fuori piove e il letto è caldo. Non devi osservare il flusso: devi solo lasciarti bagnare.
I benefici del vuoto: come la noia accende la creatività.
Perché dovresti farlo? Perché il tuo cervello, quando non è impegnato a risolvere problemi o a rispondere a mail, attiva quello che i neuroscienziati chiamano Default Mode Network (DMN), ovvero la rete di modalità predefinita. È in questo stato di apparente calma piatta che i neuroni iniziano a fare collegamenti bizzarri, a unire puntini che la logica della produttività tiene distanti.
Le idee migliori non arrivano quasi mai mentre sei chino sulla tastiera a spremerti le meningi. Arrivano sotto la doccia, mentre cammini senza meta o mentre fissi il vuoto aspettando che il caffè sia pronto. Il vuoto non è mancanza di contenuto, è lo spazio necessario affinché il contenuto nuovo possa emergere. La noia, quella condizione che cerchiamo di evitare come la peste con lo smartphone sempre a portata di mano, è in realtà il terreno fertile della creatività. Senza il silenzio del Niksen, la tua mente è come una stanza troppo affollata dove nessuno riesce a sentire la propria voce.
Come praticare il Niksen (senza prendere in mano il telefono).
Praticare il Niksen sembra facile, ma per noi occidentali moderni è difficilissimo. Richiede un allenamento alla passività. Il primo passo è identificare i momenti “morti” della giornata e, invece di riempirli compulsivamente con il telefono, lasciarli respirare.
Prova così: siediti vicino a una finestra. Non ascoltare podcast, non mettere musica di sottofondo (a meno che non sia solo un tappeto sonoro indistinto). Guarda fuori. Osserva il movimento delle foglie, il colore del cielo, o anche solo il traffico che scorre. Se senti l’impulso di controllare le notifiche, riconoscilo come un sintomo di astinenza e lascialo passare. Inizia con cinque minuti. Scoprirai che, superata l’irritazione iniziale della “mancanza di stimoli”, subentrerà una sensazione di sollievo. Il Niksen è un atto di gentilezza verso te stesso: è dire al mondo che può aspettare, mentre tu ti riprendi il diritto fondamentale di non essere utile a nessuno, se non alla tua stessa sanità mentale.


