• Allenamento & performance
    • Correre
    • Iniziare a correre
    • Consigli
    • Tecnica
    • Programmi di Allenamento
    • Offroad
    • Recensioni
    • Scarpe
    • Training
  • Benessere
    • Azioni
    • Alimentazione
    • Let’s go outdoor
    • Meditazione
    • Walking e hiking
  • Contaminazioni
    • Cultura
    • Lifestyle
    • Cose Preziose
    • Playlist
    • Oggi non corro
  • Lovers
    • Editoriali
    • Corsi e Ricorsi
  • News
  • Podcast
  • English
Runlovers Runlovers
  • Allenamento & performance
  • Benessere
  • Contaminazioni
  • Offroad

Correre da soli in montagna: le regole di sicurezza fondamentali

  • 6 minute read

Uscire in solitaria non cambia la probabilità che qualcosa vada storto, ma cambia il margine con cui puoi assorbirlo: da qui un protocollo in tre tempi, prima di partire, sul corpo, e nei minuti dopo un imprevisto.

  • A valle vanno lasciati quattro dati a una persona precisa: percorso, orari, punto di uscita alternativo e l’ora oltre la quale si torna indietro comunque.
  • Contro zecche e insetti il CDC e l’Istituto Superiore di Sanità convergono su due principi attivi, DEET e icaridina, con la concentrazione che pesa più del marchio.
  • In quota i raggi ultravioletti crescono di circa il 10% ogni mille metri: in agosto conta la quota combinata con le ore scoperto, più che il riverbero del fondo.
  • Dopo un problema, i primi sessanta secondi servono a fermarsi e valutare, e la posizione va fissata prima di qualsiasi altra cosa.

La stessa distorsione alla caviglia cambia natura a seconda di chi hai intorno. In gruppo, al chilometro otto, è un contrattempo: qualcuno ti fa da appoggio, qualcuno chiama, si scende piano e si arriva tardi. Da solo, due ore sopra il parcheggio, quella caviglia diventa una questione di autonomia. Uscire in solitaria lascia invariata la probabilità che qualcosa vada storto e restringe il margine con cui puoi assorbirlo.

Cosa cambia quando non c’è nessun altro

In compagnia hai due risorse che quasi mai conti: un secondo paio di occhi e un secondo paio di gambe. Gli occhi notano il bivio sbagliato e il temporale che monta dietro la cresta. Le gambe reggono, vanno a cercare campo, scendono a chiamare. Da solo entrambe le funzioni ricadono su di te nel momento peggiore per esercitarle, cioè quando sei già stanco. Per questo il protocollo si costruisce prima, a casa, a mente fredda, e per questo in discesa conviene tenersi un margine più largo del solito: la tecnica resta la stessa, cambia il rischio accettabile su un fondo che non conosci.

Le informazioni da lasciare a valle

Quattro dati, mandati a una persona precisa che li legga e sappia cosa farne, meglio che a un gruppo o a una storia pubblica.

  • Il percorso: nome del sentiero e numeri di segnavia, oppure la traccia condivisa dall’app che usi.
  • Gli orari: partenza e rientro previsto al parcheggio.
  • Il punto di uscita alternativo: la via più breve per tornare su strada se il giro va interrotto a metà.
  • L’orario di inversione: l’ora oltre la quale torni indietro comunque, qualunque cosa manchi.

L’ultima riga è quella che quasi nessuno scrive e vale più delle altre tre messe insieme. Fissare un’ora a freddo, davanti alla mappa, toglie la decisione al momento in cui saresti meno adatto a prenderla: in quota, con il giro quasi chiuso e la sensazione che manchi poco. Se alle 18:00 sei ancora sotto la cresta, alle 18:00 giri. Quel pezzo di percorso ci sarà anche la settimana prossima.

Serve poi la seconda metà dell’istruzione: cosa fare se a un’ora stabilita non hai dato notizie. Chiamare il 112 e riferire percorso, orario di partenza e punto di uscita alternativo. Chi va in montagna con regolarità può aggiungere GeoResQ, l’app gratuita del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico: registra la traccia in tempo reale, così se parte un allarme la centrale sa già da dove sei passato.

Proteggere il corpo prima di partire

Il CDC Yellow Book, il manuale per i viaggiatori dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, elenca i principi attivi con efficacia documentata contro insetti e zecche, e in cima alla lista ci sono il DEET (N,N-dietil-m-toluamide) e l’icaridina, nota anche come picaridina. Sono gli stessi due che l’Istituto Superiore di Sanità indica contro le zecche in Italia. La concentrazione pesa più del marchio: sotto il 10% di principio attivo la protezione può esaurirsi in una o due ore, cioè prima che tu abbia chiuso il giro, mentre per il DEET l’efficacia si stabilizza intorno al 50%. Su un’uscita lunga la mia preferenza va all’icaridina, perché il DEET concentrato può aggredire plastiche e fibre sintetiche e uno zaino da trail è fatto quasi solo di quelle. L’ordine di applicazione conta: prima il solare, poi il repellente, mai un prodotto che li combini.

L’abbigliamento è la seconda barriera, e sulle zecche pesa quanto la pelle. Questi parassiti non saltano e non volano: stanno all’estremità dei fili d’erba e degli arbusti, percepiscono l’anidride carbonica e il calore di quello che passa e ci si aggrappano. Sfiorare il margine erboso del sentiero significa attraversare una fila di ganci, tenere il centro significa passarci accanto. L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda abiti chiari, che rendono visibile la zecca prima che si attacchi, estremità inferiori coperte, pantaloni lunghi e copricapo. Il CDC aggiunge il trattamento dei tessuti con permetrina allo 0,5%, che sugli indumenti respinge e uccide le zecche e resiste a più lavaggi, da applicare 24-48 ore prima dell’uso e mai sulla pelle. Da noi l’impregnazione si fa con biocidi registrati in formulazioni diverse da quelle statunitensi, quindi il riferimento operativo è l’etichetta del prodotto che compri.

Il sole in quota lavora su un’altra scala. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i raggi ultravioletti (UV) aumentino di circa il 10% ogni mille metri, perché sopra di te resta meno atmosfera ad assorbirli: a duemila metri l’esposizione supera di circa un quinto quella del livello del mare. Sul riverbero conviene essere precisi, perché erba, terra e acqua riflettono meno del 10% della radiazione incidente mentre la neve fresca quasi raddoppia l’esposizione. In agosto, a mezza montagna e senza nevai, pesa la quota combinata con le ore che passi scoperto, più che il fondo su cui corri. Crema ad ampio spettro riapplicata durante l’uscita, orecchie e nuca incluse, occhiali e visiera: la protezione solare in allenamento segue le regole della pianura con un margine più stretto.

Restano tessuti chiari e acqua. Sulla seconda vale la pena essere precisi: l’acqua non si calcola sui chilometri, si calcola sulle ore. Dieci chilometri in montagna possono durare cinquanta minuti o due ore e mezza, e la sudorazione segue tempo e temperatura prima ancora della distanza. Conviene misurare il proprio tasso di sudorazione e portare il volume che ne risulta arrotondato per eccesso, perché i primi segnali di un problema termico riguardano lucidità e coordinazione, cioè proprio quelli che un compagno vedrebbe da fuori mentre tu non te ne accorgi.

I primi minuti dopo un imprevisto

Il primo minuto è il più prezioso e quasi sempre il più sprecato. Fermati, siediti e resta fermo sessanta secondi: dolore acuto e adrenalina distorcono la valutazione di quanto sei messo male, in entrambe le direzioni.

Poi fissa la posizione, finché batteria e testa lavorano bene: apri la mappa, guarda dove sei rispetto al sentiero, salva uno screenshot con le coordinate. È l’informazione che ti serve tra dieci minuti, e diventa difficile da recuperare se la luce cala.

Solo a questo punto arriva la valutazione vera, in quattro domande: quanta luce resta, quanta acqua hai, se la gamba regge il carico, quanto dista il punto di uscita alternativo. La risposta decide fra proseguire, tagliare o chiamare. Se chiami, il numero è il 112, e la prima cosa da dire è dove sei, prima ancora di cosa è successo. Se resti fermo, copriti: da immobili, anche in agosto, la temperatura percepita può abbassarsi in fretta.

Soprattutto: la solitaria funziona bene quando qualcuno a valle sa con precisione a che ora cominciare a preoccuparsi.

Il controllo della pelle al rientro

Il controllo si fa appena rientrato, con le mani oltre che con gli occhi. L’Istituto Superiore di Sanità indica come zone di elezione testa, collo, dietro le ginocchia e i fianchi: le zecche cercano pelle sottile e pieghe, quindi guarda anche inguine, ascelle, attaccatura dei capelli e linea dei calzini. Gli indumenti vanno controllati, scossi e spazzolati prima di portarli in casa, poi lavati.

Se trovi una zecca attaccata va rimossa subito, perché il rischio cresce con le ore di permanenza. L’indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità è afferrarla con una pinzetta a punte sottili il più vicino possibile alla pelle e tirare dolcemente imprimendo un leggero movimento di rotazione, oppure usare uno degli estrattori in commercio, che lavorano sullo stesso principio. Il corpo non va schiacciato, le mani vanno protette e poi lavate, la zona va disinfettata con un antisettico che non colori la pelle. Sono da escludere alcol, benzina, acetone, olio, grassi, oggetti arroventati e sigarette, perché la sofferenza indotta alla zecca può provocare rigurgito. Se il rostro resta nella cute, si estrae con un ago sterile o con pinzette sterilizzate. Annota data e luogo del morso: se nei giorni successivi compare un alone rossastro che tende ad allargarsi, o un sintomo generale che non ti aspettavi, quella data è la prima cosa che il medico ti chiederà.

Runlovers
© Runlovers | All rights reserved | Privacy Policy
 
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

Inserisci la chiave di ricerca e premi invio.

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}