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Tre blocchi mentali che si possono aggirare facilmente

  • 3 minute read

Capita spesso, tra i post del RunLovers Club su Facebook (dai, cosa vuol dire che non sei iscritto?) di leggere qualcosa riguardo ai piccoli grandi blocchi che i runner incontrano nella loro pratica di corsa.
La cosa che forse ti stupirà (o forse no) è sapere che sono blocchi a cui vanno incontro atleti di ogni livello, dall’amatore principiante che esce di casa per fare la sua mezz’ora di attività ogni tre giorni al professionista che gareggia alle Olimpiadi e si allena ogni giorno per sei ore.
Sono tutti blocchi superabili, ma che alle prime sembrano insormontabili e possono anche pensare di far desistere chi se li trova di fronte.

NON CE LA FACCIO

È il più comune e il più comprensibile di tutti. Chi non lo ha mai pensato? Siamo sommersi di cose da fare nelle nostre frenetiche vite e a volte trasportiamo lo stress anche nell’attività fisica e nella corsa, che dovrebbero invece essere momenti di svago e tranquillità. Se iniziamo a fare una corsa che avevamo immaginato in un certo modo e invece ci sembra che stia andando malissimo, non c’è bisogno di demoralizzarsi e dirsi cose tipo “sono un pappamolla” o “non migliorerò mai”. A parte il fatto che non cambierà di certo in meglio la nostra corsa, ci renderà meno consapevoli di quelle che sono le nostre capacità. La chiave di volta del “farcela” è la consistenza, una goccia che cade non consuma la roccia, ma tante gocce hanno creato il Grand Canyon. Se ti trovi in una situazione del genere, quindi, prova a dire a te stesso qualcosa tipo “ancora uno sforzo” o “dai, se arrivi fino a lì ti puoi fermare”, perché anche fermarsi va bene, in certi casi. Alcuni grandi atleti usano quella che viene chiamata regola dei dieci minuti e fidati, va bene, benissimo, anche per noi amatori.

DEVO ESSERE PERFETTO

Ok, questo ce lo diciamo un po’ meno frequentemente di “Non ce la faccio” ma può capitare e anche in questo caso ci si può trovare di fronte a un muro invalicabile, se le cose non vanno come le avevamo pianificate. È parte integrante della competitività che abbiamo con noi stessi e ci può portare a non valutare correttamente quanto siamo riusciti a fare fino a ora. Se hai preparato una gara in vista di un risultato da ottenere e superare e il giorno della gara c’è vento, pioggia, troppa folla che non consente di correre come volevi o semplicemente non riesci a farlo al meglio delle tue possibilità e arrivi con un tempo meno buono di quello che avevi sperato, beh, puoi arrabbiarti oppure darti una pacca sulla spalla e dirti: la prossima volta starò più attento qui, qui e qui. Se devi fare le ripetute e il tuo orologio segna tre secondi in più o in meno di quanto detto dal coach, è inutile che invochi il dio dell’atletica, perché anche Kipchoge in persona ti dirà che “la perfezione non si può ottenere”, ma i miglioramenti sì.

LA COMPARAZIONE OSSESSIVA

Questo è un problema grosso, perché sembra che non riguardi solo noi, in quanto legato alle performance delle persone a cui ci paragoniamo. Che siano dei nostri amici o che siano modelli a cui ci riferiamo, metterci in competizione può essere un modo molto buono per comprendere quali siano i punti in cui possiamo migliorare, ma può anche essere deleterio, soprattutto se il nostro metro di paragone è basato su qualcuno che ha caratteristiche troppo diverse dalle nostre. Ciascuno di noi è fatto in modo diverso e non ha molto senso – se non ai fini della motivazione e dello sprone – guardare alle prestazioni degli altri. Siccome Mario o Maria hanno fatto una determinata cosa e ci sono riusciti in un determinato tempo, non è detto che io possa e soprattutto debba fare altrettanto. Certo, se l’esempio di Mario o Maria mi spinge a uscire di casa e provare qualcosa di nuovo e mi aiuta dandomi un pizzico di motivazione in più ben venga, ma non deve diventare un’ossessione, perché quella fa sempre male, anche quando porta miglioramenti.

Avrai notato che tutti e tre questi blocchi mentali sono legati tra loro e spesso possono manifestarsi in contemporanea e convivere. Riconoscerli, accettare che si manifestino e sapere come aggirarli ci permetterà di riprendere a goderci ogni corsa.

(Credits immagine principale: Vadymvdrobot on DepositPhotos)

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