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La regola dei 10 minuti

  • 4 minute read

Potresti metterci pochissimo a leggere questo articolo, molto meno di 10 minuti.

La regola dei 10 minuti, appunto, è di Paula Radcliffe e se non sai chi è e perché dovresti ascoltarla, sappi che è stata la donna più veloce del mondo dal 2003 al 2019, quando il suo record del mondo femminile in maratona è stato battuto da Brigid Kosgei lo scorso ottobre a Chicago.
Insomma, Paula è una che può dire due parole in piazza.

La sua regola è semplicissima: nonostante sia stata abituata ad allenarsi con costanza e persistenza, anche per lei certi giorni non girava bene. Le gambe erano stanche, la testa era altrove. Per questo si era detta semplicemente:

Se dopo i primi dieci minuti non te la senti, smetti.

Davvero, niente di più semplice di così.

Però non posso lasciarti mica qui, troppo facile. Non sia mai che poi ogni volta ti convinci che non c’hai voglia e al 10° minuto torni a casa. No no no, non si fa così. Per quanto possa essere d’accordo io uso altri stratagemmi per completare il mio allenamento. Non è detto che funzionino sempre ma, a memoria, l’unico allenamento che ho interrotto fu dopo un pranzo pasquale molto robusto. In quel caso però non avrei proprio dovuto uscire e basta, perché caricai il mio fisico oltre il suo limite, specie perché era tutto concentrato nella digestione (fu un pranzo davvero devastante),

E allora, vai con le regole!

Paula Radcliffe: soprattutto, divertiti.

1. Dieci minuti sono un limite. Da superare.

Anche io mentalmente mi pongo questa soglia: dopo i primi chilometri faccio un check: gambe? Fiato? Testa? Voglia? Capita di ottenere tutte risposte negative. Le gambe sono stanche, il fiato è spezzato, la testa è rimasta al lavoro e la voglia non si è fatta vedere. Però ho quasi sempre un briciolo di motivazione che mi fa dire “Dieci minuti sono il limite da valicare, non il muro su cui sbatterò”. Spesso quello che ci frena non è un limite fisico ma uno mentale.

Se arrivi a correre dieci minuti ed entri nell’11° ti accorgerai che non c’era Godzilla ad aspettarti. L’11° è molto simile al 10°, identico direi. E sei ancora vivo! Puoi continuare, anche perché, pensaci: non sei più lo stesso di prima. Quello di prima si era detto che non ce l’avrebbe fatta, che non ne aveva più voglia. Quello di adesso ce l’ha fatta.
Sì, ci sei riuscito. Da qui in poi puoi continuare, spostando sempre oltre il limite: 15 minuti, 20 minuti, mezz’ora, 45 minuti, fra poco sei arrivato.

2. Perché lo sto facendo?

Sto già correndo e non ne ho mica tanta voglia. È in quel momento che mi chiedo perché, alla mia età, mi sono vestito con robe aderenti colorate come un evidenziatore. Cosa avevo in mente di fare esattamente? È in quel momento che ripercorro la mia lista personale dei motivi per cui corro:
– Per mantenermi in forma
– Per prendermi del tempo per me
– Per pensare
– Per aggiungere anni alla mia vita
– Per non dover rispondere al telefono (per essere offline, finalmente)
– Per ascoltare musica o podcast (a proposito: hai già ascoltato Fuorisoglia, lo stupendo podcast di RunLovers?)
– Per prepararmi a una gara.

Ognuno ha le sue motivazioni e non è affatto scontato ricordarsele ogni tanto. Perché abbiamo iniziato a correre proprio per quelle. Abbiamo un programma o un’idea di cosa vogliamo cambiare nella nostra vita e la corsa ci permette di farlo, sotto molti aspetti: fisicamente, mentalmente, emotivamente.
Bisogna esserle riconoscenti e quindi portare a casa ogni allenamento. Metro dopo metro.

3. Come si sta bene dopo

Questa è una delle cose che motiva sempre. Senti tutta la tensione che hai accumulato al lavoro? Sai che scomparirà dopo che avrai corso? Quel problema che ti dà noia ti inseguirà anche durante il tuo allenamento ma ci riuscirai a pensare in maniera più serena e focalizzata. Magari non lo risolverai ma individuerai una strada alternativa a cui non avevi pensato. Quel che è certo è che ogni volta che corri riesci a pensare meglio e dopo averlo fatto hai le idee più chiare. Non avrai risolto tutti i tuoi problemi ma ti sarai spinto nella direzione giusta per farlo.

4. Girati a guardare la strada che hai fatto

A volte è saggio guardare indietro e compiacersi un po’ per tutto quello che si è fatto. Hai mai notato per esempio la soddisfazione che ti dà aprire l’app che usi per correre e vedere il riassunto dei km che hai corso? Che numero importante! Non avresti mai pensato di esserne capace e invece guardati: ne hai fatti centinaia, migliaia. Le app sono molto utili in questo senso ma anche tenere un taccuino su cui annoti i parametri principali (giorno, ora, percorrenza, tempo, meteo ecc.) può aiutarti a scrivere la tua “storia di corsa” personale. Quei numeri li hai fatti tu e nessun altro. Ora esci ad aggiungerne altri.

Con questo non voglio dire che il consiglio di Paula Radcliffe non vada ascoltato. A volte bisogna proprio lasciar perdere e non c’è niente di male. Non bisogna però dimenticare che Paula si allenava ogni giorno, più volte al giorno.
Se non sei un triatleta quindi puoi anche decidere che nessuna delle tue 3 o 4 uscite settimanali rimarrà incompleta. Ce la puoi fare, in fondo lo stai facendo per te. Ti vuoi bene, no?

1 commento
  1. paolo ha detto:
    20 Gennaio 2020 alle 15:25

    Ottimo articolo e con spunti davvero interessanti ed intelligenti. Al solito… chapeau!

    Rispondi

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