Dove la fanno i ciclisti del Tour De France

A certi bisogni è difficile dire di no, anche se stai facendo una gara come il Tour de France

Se in questi giorni hai sentito molto parlare del Tour de France o l’hai visto pure passare per le strade della tua città (nel caso abitassi a Firenze, Bologna, Cesenatico, Piacenza e Torino) non temere: non hai le allucinazioni. Quella a cui abbiamo assistito dal 29 giugno al 2 luglio è una trasferta in terra italiana per celebrare i 111 anni del mitico Tour de France e i tre più famosi ciclisti italiani e le loro terre: partito dalla Firenze di Bartali per passare poi da da Rimini e Cesenatico di Pantani, il Tour in trasferta si è concluso a Torino, ossia nel Piemonte di Coppi.

Tutto bellissimo ma a noi piacciono le domande curiose e scomode, e l’inglese Independent ha risposto a una di queste, e cioè “Dove la fanno i ciclisti quando gli scappa?”.

Un bisogno fiosiologico

Si sa, stai tanto su una sella, ti idrati altrettanto e trovi il tempo che trovi: non sempre è detto che riesci a smaltire tutti i liquidi con il sudore. E poi capita e basta: a un certo punto non la tieni più. Come si fa? Uno stop in massa all’autogrill? Non esiste e non scappa nello stesso momento a tutti. Eppure anche i ciclisti devono farla.

Le soluzioni sono diverse: se è vero che all’avvicinarsi del traguardo l’adrenalina sale a tal punto che gliela fa trattenere, all’inizio di una tappa, quando magari il ritmo è ancora rilassato, può capitare di vedere qualche concorrente allontanarsi dal gruppo e farla appena lontano dal ciglio della strada, possibilmente lontano dalla vista. Anche perché potrebbe incorrere in sanzioni, come è capitato a Wout van Aert e Luke Rowe nel 2021, multati di 200 franchi svizzeri per aver urinato in pubblico.

Altre volte capita che sia il leader della tappa a chiamare una pausa tecnica per tutti, durante la quale è severamente vietato attaccare le posizioni già conquistate.

E poi c’è l’opzione estrema, e cioè farsela addosso, magari scostando un po’ i pantaloncini o anche no. Insomma, ci sono priorità e c’è anche chi non se ne fa un problema: Mark Cavendish ha ricordato che capitano tappe in cui piove e c’è freddo. “Nelle gare in cui sono bagnato fradicio e infreddolito, mi piace pisciarmi addosso” ha detto “Ti riscaldi e risolvi presto il problema”. Del resto l’importante è andare il più veloce possibile, senza che un bisogno fisiologico ci si metta in mezzo.

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