-
Camminare può diventare una pratica di meditazione, dato che si concentra sul momento presente, sul respiro e sui movimenti.
-
Thich Nhat Hanh spiega come il camminare consapevole sia un atto che offre pace interiore e riconnessione con se stessi.
-
La camminata consapevole coltiva la consapevolezza, riduce le distrazioni mentali e ci radica nel presente, permettendoci di vivere la felicità vera.
Noi tutti camminiamo senza prestare molta attenzione a quello che facciamo. Ci guardiamo in giro, pensiamo a dove dobbiamo andare e siccome ci annoiamo pure camminando, tiriamo fuori il cellulare e scrolliamo, scrolliamo e scrolliamo. Siamo altrove, in un’altra dimensione. Non vediamo l’utilità del camminare se non per lo strumento che è: serve a portarci dal punto A al punto B.
C’è anche chi ama farlo senza una meta, solo per stare qualche ora all’aperto per poi tornare a casa e pensare (a volte dirsi, anche) “Oggi ho camminato due ore. Ho iniziato una cosa e l’ho finita”. Sono constatazioni non molto frequenti di questi tempi.
Poi c’è Thich Nhat Hanh, e allora dobbiamo salire al livello master del camminare.
Camminare come forma di meditazione
Thich Nhat Hanh è stato un monaco buddhista e maestro zen vietnamita. Oltre ad aver scritto libri fondamentali sulla meditazione, ha esteso la pratica della consapevolezza (alla base delle tecniche meditative) anche al movimento.
Per lui il semplice gesto di camminare poteva infatti trasformarsi in una pratica potente di consapevolezza e illuminazione. Nel suo libro “Camminare in consapevolezza”, Hanh propone una lettura dell’atto del camminare come mezzo per comprendere più profondamente il corpo, la mente e come questi possono stare nel presente.
Per lui camminare è una forma di meditazione in movimento e si compone di concentrazione sul gesto e sul respiro e di consapevolezza sempre presente rispetto alla meccanica che fa mettere un piede davanti all’altro, per 10, 100, 1000, 100000 volte di fila. Ogni respiro e ogni passo sono legati fra di loro e sono presenti alla mente di chi li muove o li attiva, espirando e inspirando e accorgersene è un’opportunità per riscoprire la pace interiore e costruire un futuro di compassione.
Rallentare per ritrovare il presente
Con la sua prosa semplice, fatta di frasi brevi e ripetute molte volte (esattamente come l’atto del camminare), Hanh descrive come nel mondo moderno siamo costantemente spinti a pensare a un futuro lontano, correndo da un obiettivo all’altro, senza vivere mai il presente e pensando sempre che sia più importante quello che verrà dopo. E quando il dopo (cioè il futuro) arriva siamo già pronti a pensare al futuro che verrà ancora dopo, senza mai godere del risultato raggiunto.
Contro questa ricerca continua di un futuro che, arrivato, non si ferma mai, Hanh invita a fermarsi e a riflettere su una verità essenziale: “La nostra destinazione finale è il cimitero: perché affrettarci a raggiungerla?”. Se inizi a ripeterti questa semplice domanda capirai in poco tempo che la risposta è una sola “È vero, non c’è nessuna fretta”.
Respirare
Quello che siamo e abbiamo è solo il presente. Cercare fughe impossibili verso un futuro che ancora non esiste e che non possiamo prevedere è folle, dice Hanh. È più ragionevole cercare di abitare la sola casa metaforica che abbiamo, cioè il presente. Per farlo dobbiamo renderci conto che il miracolo della vita è già qui, proprio sotto i nostri piedi. La consapevolezza ci permette di vivere il momento presente in pienezza, apprezzando ogni passo e ogni respiro.
Camminare come pratica di consapevolezza
Il semplice atto di camminare può diventare quindi una forma di meditazione attiva, che unisce corpo e mente nel momento presente. Ogni passo fatto in consapevolezza è un’opportunità per riconnettersi con se stessi: “Quando camminiamo, andiamo a casa da noi stessi”, scrive Hanh. Questo ritorno simbolico è una metafora potente per sottolineare come, con ogni passo, possiamo ritrovare la nostra vera natura e la pace interiore.
Liberiamo subito il campo dall’obiezione più frequente quando si parla di meditazione: non è la via del Nirvana, non porta all’illuminazione (o almeno, non è matematico che lo faccia, per chi ci crede) e non richiede di praticarla 12 ore al giorno per 12 anni. I benefici dalla camminata consapevole si sentono anche praticandola per poco tempo ma con costanza. Anche pochi secondi possono fare la differenza. “La consapevolezza stessa è di per sé un’illuminazione”, spiega Hanh, ricordandoci che essere presenti e attenti al nostro respiro e ai nostri movimenti è già un atto di profonda saggezza.
Non solo il camminare, ma il sentire attraverso il camminare
Ogni volta che i nostri piedi toccano il suolo, possiamo sentirci connessi con la terra e apprezzare il terreno solido sotto di noi. Questo contatto ci radica nel presente e ci offre la possibilità di generare pace non solo per noi stessi, ma anche per chi ci circonda. A ogni passo, possiamo trasformare il nostro stato interiore e, come dice Hanh, “far gioire anche altri”. La nostra quiete interiore si irradia anche agli altri attorno a noi.
La potenza della consapevolezza e del respiro
Il respiro è la chiave per fermare l’incessante attività della mente, che spesso corre come una “scimmia che si dondola da un ramo all’altro”. Per avere consapevolezza del corpo e del presente bisogna concentrarsi sul proprio corpo e “sentirlo” grazie al respiro e ai passi che compie. Solo così si può calmare questa “mente scimmia” e tornare a uno stato di tranquillità e presenza.
La felicità e il radicamento nel presente
“La nostra vera dimora è il momento presente”, ricorda Hanh. Non possiamo aspettare di raggiungere un ipotetico futuro per essere felici. “La solidità e la libertà sono il fondamento della felicità”, e queste qualità possono essere coltivate solo quando siamo profondamente radicati nel qui e ora. È il presente che contiene il seme del futuro, e prendersi cura di ogni momento è il modo più sicuro per garantire un domani di pace e serenità.
Camminare con consapevolezza, respirare con intenzione, sentire il contatto dei piedi con il suolo: sono questi gli atti che ci riportano al miracolo della vita. Gesti semplici, fatti con la volontà di farli e di accorgersi di ciò che si sta facendo.
La prossima volta che ti trovi a camminare, prova a fermarti, a respirare profondamente, e a sentire il terreno sotto i tuoi piedi. Potresti scoprire che il miracolo della vita è già qui, in ogni tuo passo.


