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Correre richiede fatica che molti eviterebbero, ma tu scegli di affrontarla.
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Non vincerai mai, ma lo fai comunque per te stesso.
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Correre non è masochismo: è amore per la crescita personale.
Se corri, è probabile che almeno una volta nella vita qualcuno ti abbia guardato come si guarda uno che mette l’ananas sulla pizza. Perché corri? Sei pazzo? Ti piace soffrire? Sono domande che ti avranno fatto (o che magari ti fai tu stesso). Perché, diciamolo, c’è un che di masochistico nel correre. E se lo neghi, potremmo chiederti di rivedere le ultime sei ripetute che hai fatto sotto la pioggia o quella corsa sul ghiaccio e la neve, “perché niente può fermarmi”.
Ma andiamo per gradi: cosa spinge una persona normale a infilarsi le scarpe da corsa, uscire di casa e farsi del male?
Fare qualcosa che tutti eviterebbero
Correre è difficile. E non è che uno si sveglia una mattina dicendo: “Sai cosa? Ho voglia di uscire da questo comodissimo letto e andare a correre al freddo e al buio”. Diciamo che, immaginando la corsa come composta da diversi atti (come uno spettacolo teatrale), il primo è la preparazione, il secondo la corsa vera e propria e il terzo è la ricompensa. Ecco: tutto lo sforzo conduce al terzo atto, quello in cui stai davvero bene e che, fortunatamente, dura più degli altri. Insomma, lo fai perché vuoi qualcosa: stare meglio, superare i tuoi limiti o, forse, espiare i tuoi peccati alimentari (sì, ce diciamo a te, che hai mangiato quella lasagna extra domenica scorsa). La verità è che pochissime persone scelgono volontariamente di fare qualcosa che richiede fatica, dedizione e un paio di scarpe da running nuovo ogni 3 mesi. L’avresti mai detto che nel tuo futuro avresti comprato così tante scarpe?
Vincere? Ahahahah. Passiamo alla prossima domanda
La brutalità della corsa sta anche nella certezza che, a meno che tu non sia Eliud Kipchoge (e se lo sei, ciao e grazie per averci ispirato), non vincerai mai. Mai. Abbiamo già detto “Mai”? Corri sapendo che non ci sarà una medaglia d’oro o un tappeto rosso ad aspettarti, al più la medaglia di partecipazione e un tè caldo con una fetta di torta, e neanche in tutte le gare che farai. Il massimo che puoi sperare è un personal best o battere il gruppetto di amici con cui corri la domenica. E allora, perché lo fai?
Ti stai punendo per qualcosa?
Correre ha un che di espiatorio. Come un monaco medievale che si flagella per redimersi, tu corri per purificarti. Forse vuoi compensare un’intera giornata passata davanti al computer. Forse stai cercando redenzione dopo aver saltato quella sessione di yoga. O forse sei semplicemente in cerca di quella pace interiore che ti attenda alla fine di una salita tortuosa e impossibile. Sperando che ci sia una qualche illuminazione dopo tutta quella fatica.
Ma non temere: questo non significa che tu ti detesti. Significa solo che hai trovato il tuo modo personale di affrontare la vita. E spoiler: la vita è una maratona, non uno sprint.
In fondo tutta la vita è composta da poche cose che vanno come vorresti e moltissimi imprevisti: nella corsa puoi avere l’impressione di controllare le cose meno piacevoli, o di farle fruttare. Almeno dopo starai meglio!
Evidentemente, lo fai per altri motivi
Basta scherzare però: se lo fai non è per masochismo. Non è (sempre) piacevole farlo, eppure lo fai. Deve esserci dell’altro. Ecco il segreto: se corri, lo fai perché, alla fine, ti piace. Non è facile ammetterlo, ma è così. Sì, anche se ti lamenti, anche se borbotti che il panel è meglio (ti abbiamo sentito!), ti piace il momento in cui entri in uno stato di grazia mentre lo fai. Il momento in cui magicamente non ti pesa più farlo, quando ritmo e sforzo e velocità si allineano, il cervello si svuota e le gambe sembrano andare da sole. Ti piace quel senso di conquista, la soddisfazione post-corsa, quella doccia che sembra la più bella del mondo. Ogni volta.
Alla fine non lo fai perché odi te stesso, ma perché, in qualche modo, vuoi bene a chi sei o a chi stai diventando. Forse stai solo affettuosamente odiando la tua vecchia versione di te stesso e ti stai preparando ad amare la prossima: quella più motivata, più in forma, più determinata. Quella che si ama di più.
E se ti chiederai ancora perché devi sopportare tutta questa sofferenza, pensa che il mondo ha sempre bisogno di persone che amano soffrire… ma sanno farlo con stile.




