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Cosa significa “ascoltare il proprio corpo”?

  • 5 minute read

  • Riconosci i segnali fisici e mentali che corpo e mente ti mandano per prevenire stop forzati.
  • Non trascurare il riposo: impara quando fermarti o rallentare.
  • Usa il body scan serale per individuare tensioni nascoste in tempo.

 

Ti ripetiamo spesso che è fondamentale ascoltare il tuo corpo e i segnali che manda. Serve a capire se l’allenamento sta funzionando, se puoi accelerare e chiedere di più oppure se è il momento di rallentare o anche di fermarsi. I segnali possono essere più o meno intensi: hai presente quella fastidio al ginocchio che ignori, quella stanchezza che sembra più profonda del solito, quel respiro che si fa affannoso troppo presto? Ecco. Eppure molto spesso tiri dritto. Un po’ come quel meme del cane circondato dalle fiamme che dice “This is fine”, continui a correre pensando “passerà”. Ti dici che è tutto sotto controllo, mentre evidentemente non lo è.

A volte passa, certo. Altre volte, però, quel piccolo segnale diventa un semaforo rosso piantato proprio in mezzo alla tua strada di runner: uno stop forzato, un infortunio. Riconosci la situazione? Probabilmente sì.

Perché ignoriamo i campanelli d’allarme?

Spesso la corsa diventa una sfida contro te stesso, contro il cronometro, contro la fatica. Più spesso è una questione esistenziale: devi dimostrare qualcosa a te e al mondo (che normalmente se ne frega di te, come è normale e giusto).

Vuoi raggiungere quell’obiettivo, migliorare il personale, non perdere l’allenamento. E così, quando il corpo sussurra “forse oggi è meglio andarci piano”, tu alzi il volume della musica e tiri dritto.

Ignorare questi messaggi non è segno di forza, ma è anzi irresponsabile e controproducente. Lo stress fisico, ma anche quello mentale (ansia, frustrazione durante la corsa), si manifestano nel corpo. Ecco perché è importante ascoltare prima di tutto il corpo e i segnali fisici e percepibili: il corpo ha infatti un’intelligenza istintiva che precede quella della mente. Il corpo “sente” prima.

Non ascoltarlo significa permettere a piccoli squilibri di diventare problemi reali, che ti costringeranno a fermarti molto più a lungo di quanto avrebbe richiesto un singolo giorno di riposo o un allenamento più leggero.

Diventa il miglior amico del tuo corpo: consigli pratici

Imparare ad ascoltarsi non è magia, è una pratica che puoi allenare e che aumenterà la consapevolezza che hai di te.

Prima di parlarne in dettaglio, facciamo però una distinzione importante. Il tuo corpo ti parla su due canali principali: quello fisico e quello mentale/emotivo. Spesso siamo più bravi a riconoscere il primo: la fitta al ginocchio, il muscolo che tira, la stanchezza nelle gambe. I segnali che arrivano dalla testa sono invece più silenziosi e più difficili da interpretare, ma non per questo sono meno importanti.

L’idea di allenarti ti sembra meno attraente della devitalizzazione di un dente? Mmm. Durante la corsa sei più irritabile, ansioso o semplicemente “spento” del solito? Mentre corri i pensieri non ti danno tregua? Fatichi a mantenere la concentrazione?

Si tratta di evidenti segnali che indicano un possibile sovraccarico, magari non solo fisico ma anche nervoso o emotivo. Entrambi i tipi di segnale meritano la tua attenzione.

Ecco qualche suggerimento per iniziare a capirci qualcosa di più:

  • Decifra i segnali: Non tutta la fatica è uguale. Una tensione muscolare generica dopo uno sforzo ci sta, ma dolori acuti, magari localizzati in un’articolazione, o fitte che peggiorano correndo, devono essere attentamente valutati. Lo stesso vale per un respiro costantemente affannoso anche a ritmi blandi, o una stanchezza che ti sembra eccessiva rispetto allo sforzo. Non sottovalutare nemmeno i segnali mentali: forte ansia o voglia persistente di mollare possono indicare che oggi il tuo sistema (corpo e mente) è sovraccarico.Una menzione particolare per i segnali fisici intermittenti o che confondono. Un esempio classico è quello della fascite plantare, cioè l’infiammazione delle fasce muscolari della pianta del piede. Si tratta di un infortunio insidioso poiché lo percepisci dolorosamente solo quando il piede è freddo (per esempio al mattino, appena lo appoggi scendendo dal letto) mentre sparisce o diminuisce molto durante la corsa perché i muscoli si riscaldano e si dilatano, attenuando il dolore. Ecco perché potresti pensare che sia tutto passato. Fino al mattino dopo, quando tornerai ad appoggiare il piede e a vedere le stelle.
  • La regola dei 10 minuti: Non sai se è solo una crisi passeggera o un segnale serio? Datti 10 minuti. Rallenta un po’, concentrati sul respiro. Spesso il disagio iniziale svanisce. Se dopo 10 minuti i segnali negativi persistono o peggiorano, allora fermarsi è la scelta più intelligente. Non è una sconfitta, è strategia.
  • Il riposo è sacro (e personalizzato): Fermarsi o rallentare non significa fallire. Significa rispettare il tuo corpo e dargli modo di recuperare e adattarsi. Il recupero non è uguale per tutti né uguale tutti i giorni. Impara a capire di cosa ha bisogno il tuo corpo oggi. A volte sarà riposo totale, altre un “riposo attivo” con una camminata leggera o stretching dolce. E impara che anche la mente ha bisogno di riposo: medita, leggi, cucina, stai con le persone che ami, gioca. Queste attività sono un utilizzo del tempo molto importante per recuperare serenità ed equilibrio, un po’ come rimettere il carica il cellulare a metà giornata: non sempre ne hai bisogno ma a volte è proprio necessario.
  • Il body scan serale: Il body scan è un esercizio potentissimo e semplice. Come lo si fa? La sera, prima di dormire, sdraiati comodo. Chiudi gli occhi e porta l’attenzione su ogni singola parte del corpo, una alla volta. Parti dai piedi e risali lentamente fino alla testa. L’obiettivo non è giudicare (“Oh no, il polpaccio è contratto!”), ma semplicemente percepire: senti tensioni? Dolorini? Formicolii? Pesantezza? Leggerezza? Prendi nota mentalmente, senza analizzare. Questo esercizio aumenta la consapevolezza corporea e ti aiuta a individuare piccole tensioni prima che diventino problemi conclamati.

La corsa è un dialogo, non un monologo

Ascoltare il tuo corpo è come imparare una nuova lingua: richiede pratica, pazienza e attenzione. Ma una volta che inizi a capire i suoi messaggi, ti troverai trasformato. Correrai in modo più consapevole, ridurrai il rischio di infortuni e, probabilmente, ti godrai molto di più ogni uscita. Ricorda sempre che il tuo corpo è il tuo alleato, non il tuo avversario. Non puoi pretendere più di quello che è in grado di darti ma devi piuttosto cercare una collaborazione. Lui vuole essere portato a spasso, tu vuoi sentirti meglio. Rispettalo, che significa riconoscergli esigenze e bisogni (riposo compreso!), nutrilo e usalo il più spesso possibile. Perché non è fatto per stare fermo.

Quindi, la prossima volta che allacci le scarpe, prova ad abbassare il volume della musica per qualche minuto e alza quello del tuo dialogo interiore. Potresti scoprire un alleato prezioso che hai sempre avuto, ma a cui non avevi mai dato veramente retta.

Buone corse consapevoli!

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