Yoga per runner: un saluto al sole “facile” per sciogliere gambe e schiena

Ti senti legato dopo la corsa? Non serve essere contorsionisti. Scopri la sequenza yoga base adattata per chi corre: come gestire il respiro, le varianti per chi è "di legno" e il timing perfetto per il recupero

Non serve diventare un contorsionista da circo: basta sbloccare quelle giunture che la corsa ha trasformato in cemento armato.

  • La corsa ci rende forti ma rigidi: lo yoga serve a ridare spazio alle articolazioni.
  • Non è una gara di flessibilità: l’obiettivo è sentire il movimento, non toccarsi le punte dei piedi.
  • Il “Saluto al Sole” semplificato lavora su catena posteriore, psoas e schiena in un unico flusso.
  • Se sei “di legno”, piega le ginocchia: adattare la posa al tuo corpo è intelligente, non sbagliato.
  • Il respiro è il tuo metronomo: inspira quando ti apri, espira quando ti chiudi.
  • La costanza batte l’intensità: meglio 5 minuti fatti male ma fatti, che un’ora perfetta mai iniziata.

Perché yoga “facile” funziona per chi corre (e per chi si allena)

C’è un malinteso di fondo che circola negli spogliatoi e sulle piste ciclabili: l’idea che per fare yoga serva essere già flessibili. È un po’ come dire che per fare la doccia bisogna essere già puliti. Se corri, è molto probabile che la tua flessibilità assomigli a quella di un tavolo di quercia massiccia. Ed è perfettamente normale.

La corsa è un’attività ripetitiva, lineare, che ci porta a muoverci sempre e solo in avanti. Questo, alla lunga, accorcia i muscoli (soprattutto i flessori dell’anca e la catena posteriore) e riduce il range di movimento. Lo yoga “facile” — e sottolineo facile, perché non stiamo cercando l’illuminazione spirituale ma la manutenzione meccanica — funziona perché fa esattamente l’opposto della corsa: allunga, apre e ruota.

Studi recenti sulla flessibilità negli atleti dimostrano come un lavoro mirato di bilanciamento non serva solo a evitare l’infortunio, ma a rendere la falcata più economica. Meno attrito interno significa meno energia sprecata. Immagina di guidare con il freno a mano leggermente tirato: ecco, lo yoga serve ad abbassare quella leva.

Saluto al sole semplificato: sequenza step-by-step

Il Saluto al Sole (Surya Namaskar, se vogliamo essere precisi, ma chiamiamolo “quella cosa che ci sblocca”) è la sequenza perfetta perché tocca tutto ciò che serve al runner. Ecco come farla senza annodarsi.

  1. La Montagna (Tadasana): stai in piedi, piedi paralleli alla larghezza delle anche. Non stare “moscio”: attiva le cosce, spingi i piedi a terra, allunga la testa verso il soffitto.
  2. Mani in alto: inspira e porta le braccia sopra la testa. Guarda in su, ma senza far cadere la testa all’indietro come se fossi svenuto.
  3. Il piegamento in avanti: espira e scendi con il busto verso le gambe. Qui casca l’asino (e il runner): se senti tirare troppo, piega le ginocchia. L’obiettivo è appoggiare la pancia sulle cosce, non spezzarsi la schiena.
  4. Affondo: inspira, porta la gamba destra indietro, lontano. Appoggia il ginocchio a terra se vuoi stabilità. Senti l’anca che si apre? È il tuo psoas che ti ringrazia.
  5. La tavola (plank): porta indietro anche la sinistra. Sei dritto come un asse. Addome forte, non far cadere il bacino.
  6. Discesa: espira e scendi a terra. Puoi fare un piegamento sulle braccia se sei forte, oppure appoggiare prima le ginocchia, poi il petto e il mento.
  7. Il Cobra (basso): inspira, spalma il collo del piede a terra e solleva appena il petto usando i muscoli della schiena, non spingendo con le mani. Guarda avanti.

    DepositPhotos / AllaSerebrina
  8. Cane a faccia in giù (V rovesciata): espira, punta i piedi e spingi il sedere verso il soffitto. Sei una V rovesciata. I talloni non toccano terra? Non importa. Le gambe non sono dritte? Piega le ginocchia. Spingi via il pavimento con le mani.
  9. Ritorno: inspira, porta il piede destro tra le mani (se non ci arriva in un colpo solo, aiutalo con la mano, non ci sono giudici di gara).
  10. Chiusura e risalita: porta avanti il sinistro, piegati di nuovo sulle gambe ed espirando srotola la schiena per tornare in piedi.

Variante “rigido” e “ok”

C’è il giorno in cui siamo fluidi e il giorno in cui sembriamo l’Uomo di latta prima dell’olio.

  • Il Runner “Rigido”: È la modalità di default per molti, specialmente al mattino o dopo un lungo. La regola d’oro qui è: piega le ginocchia. Nel piegamento in avanti, piegale finché le mani non toccano terra. Nel Cane a faccia in giù, tienile flesse per permettere alla schiena di allungarsi davvero. Non forzare mai quando il dolore dietro al ginocchio diventa acuto.
  • Il Runner “Ok”: Se ti senti bene, puoi provare a stendere le gambe, attivando i quadricipiti. Nel Cobra, puoi spingere un po’ di più sulle braccia per aprire il petto (senza incassare il collo nelle spalle). Cerca la profondità, non la forma estetica.

Respiro: 2 modalità semplici

Nello yoga si parla molto di Pranayama, ma per noi che siamo abituati a gestire il fiato in soglia, basta una regola binaria molto semplice per sincronizzare il movimento:

  1. Quando ti apri o sali (estensione), INSPIRA. Immagina di riempire i polmoni per farti leggero e salire.
  2. Quando ti chiudi o scendi (flessione), ESPIRA. Immagina di svuotarti per comprimerti meglio.

Se ti perdi, respira e basta. L’unico errore vero è andare in apnea mentre cerchi di capire dove mettere il piede destro.

Quando farlo (mattina, post-run, rest day)

Il timing cambia l’intenzione.
Se lo fai la mattina appena sveglio, fallo in versione “Rigido”. Sei freddo, i dischi intervertebrali sono idratati e gonfi, sei meno mobile. Serve a svegliare il corpo, non a battere record.
Nel post-run, sei caldo. I muscoli sono più compiacenti, ma anche stanchi. Qui il Saluto al Sole serve a riportare i muscoli alla loro lunghezza originale dopo le contrazioni della corsa.
Nel Rest Day, è il momento migliore per esplorare la variante “Ok”. Dedicaci 15-20 minuti, ripeti la sequenza lentamente. È il tagliando che ti permette di correre meglio il giorno dopo.

Non serve essere mistici per fare yoga. Serve solo voler continuare a correre a lungo, possibilmente senza cigolare a ogni passo.

 

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