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Io non corro da sola

  • 3 minute read

I runner sono molto diversi tra loro, si sa.

Vi siete mai domandati a che categoria appartenete?

Running maniac

Ora parlerò a nome della categoria di cui credo di fare parte. Mi alleno con obiettivi, diversi, che cambiano di stagione in stagione, funzionalmente alle gare che ho in testa. Sono molto determinata, mi piace andare veloce, mi piace saper battere me stessa.

La prima volta che sperimentai la corsa, come ‘attività’ motoria, da adolescente, ero da sola. Successivamente quando ho deciso di elevarla a mio sport preferito, mi sono ritrovata nella stessa situazione iniziale: da sola. Unito al fatto di inseguire uno scopo e di non avere nessuno che avesse così tanta ‘foga’ di stare al mio passo, mi è venuto naturale continuare con questa pratica, cioè di correre da sola.

Così, quando mi capitano persone che mi chiedono di correre insieme, sarò sincera … ‘Storzo il naso’ come si dice da me. Un po’ perché più o meno tutte le settimane, molte persone che pensano che per osmosi continui a correre se inizi ad andare con una persona invasata di corsa mi chiedono di andare insieme; in particolare nella stagione ‘bikini -2 mesi e poi ci siamo’: ragazzi, non funziona esattamente così. La corsa, l’atto fisico, è un 40%, tutto il resto è testa, chimica del nostro corpo, sapersi ascoltare e sì, decisamente trovare la compagnia giusta. Appunto, giusta.

Così succede che quelle come me, animali solitari di corsa, non sempre si trovano a loro agio a fare le evangeliste della corsa nella pratica dei fatti. Perché siamo così incentrati su noi stessi e a vivere la corsa come qualcosa di solo nostro che poi ci infastidiamo quando qualcuno vuole accomodarsi nella nostra cuccia.

Poi, come sempre, ci pensa la corsa stessa a far capire molte cose.

Correre con…

Succede giusto in questi i giorni che, tanto per cambiare, una nuova collega viene alla mia scrivania. Mi dice che vorrebbe andare a correre in pausa pranzo (ed io già pronta al dover scegliere se declinare gentilmente con una scusa oppure dire schiettamente che devo uscire già con un collega dal passo più veloce), se le spiego un percorso per andare. Premetto che è più facile imparare a conoscere e uscire dal labirinto di Labyrinth (con David Bowie, ovvio) che imparare i percorsi per runner nei dintorni di dove lavoro.

Beh, insomma, inizio a gesticolare indicando destra, sinistra, rotonde improbabili e mi rendo conto dell’impossibilità di spiegare una strada senza perdersi (mi dico: ok andare in avanscoperta, ma magari non in pausa pranzo e soprattutto se se sei nuova, vah). Mi sento già una mèrda (da leggersi con l’accento, come è scritto) a vedere la mia collega che fa un giro schifoso in mezzo allo smog o con l’ansia di tornare …

‘Ok, dai vengo io’. Cioè, mi sento proprio dire queste parole.

Ecchacavolo nello stesso momento vedo le mie mani che prendono un fiammifero, cospargono la (mia) lingua di alcol e pronta: Lingua flambè servita.

Usciamo insieme. Io che sin dallo spogliatoio faccio la solita runner invasata, quella col braghino svolazzino per intenderci, che fa pressing (Tipo: ‘Raus, raus! Forza che sennò non facciamo manco 30′!).

Corriamo un 45′ circa, a un ritmo molto blando. In fondo ho poche paranoie, sono nelle settimane di scarico post maratona. Io parlo un casino (figuarsi!), lei pure.

Il sole, la calma, la collega che mi racconta di corsa e sue gravidanze, di mezze maratone in Belgio con 30.000 runner su tangenziali chiuse appositamente. Di momenti privati difficili da superare, dove lo sport dà una grande mano.

Ed io che in tutta onestà le racconto del mio sforzo di andare a correre con qualcuno, soprattutto se va più piano, perché mi sembra che mi tolgano un pezzettino di libertà, quasi come se mi rubassero qualcosa. Ancora mi chiedo come mai non mi abbia mandato a cagare. Però le ho mostrato un po’ di giri, eh, e le ho fatto anche da Cicerone.

…è meglio che correre sole

Insomma, tornata alla base ho incassato come sempre una lezione dalla corsa. E gliel’ho anche detto. Che nonostante tutto, mi ero divertita. Sul serio. Mi sentivo rilassata e appagata, come se mi fossi sparata uno di quegli allenamenti da super botta di autostima.

Prendo nota e, molto umilmente, devo riconoscere che a volte è proprio bello poter dire: ‘Io non corro da sola’.

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