Si parla tantissimo di stato motivazionale, di fattore psicologico ma esattamente cosa intendiamo?
Spesso sentiamo in molte interviste che alla figura dell’atleta “elite” vi è associata quella del “Mental Coach”. Ma cos’è, chi è?
Semplice, è un professionista che dedica il suo tempo affinché l’atleta seguito possa superare o – meglio – possa individuare le giuste strade che lo portano alla massima resa in gara e in allenamento.
“Una volta c’era lo psicologo sportivo…” narrerebbe la storia, ora vi è il Mental Coach (anch’io lo sono!). La strada da percorrere con l’atleta è semplice: non si tratta di azioni mirate al convincimento, né alla forte spinta motivazionale esterna. Il lavoro deve essere tutto centrato sull’atleta e sulle sue potenzialità, espresse e non. Si lavora su queste leve, che sono bagaglio personale.
La frase “non riesco” non esiste, c’è semmai il “non capisco come riuscire” e a ciò si può trovare la risposta.
Quanto conta la testa, quanto il corpo? Dipende da quanta strada si è fatta e quanta ce n’è ancora da fare (intesa come strada di costruzione mentale). Dicono 50/60%, forse più, non vi è alcun dubbio comunque che ciò che ci rende sereni ed ansiosi, decisi e timorosi non è il corpo, ma la mente. Quindi non lavoriamo solo con tabelle e tabelline, con allenamenti tonici o meno, ma lavoriamo anche con la testa: bastano pochi minuti per seduta allenante ed il gioco è quasi fatto!
Vi darò spunti in seguito, spero esaurienti e soddisfacenti, per il resto chiedete! Sapete come… (coach@runlovers.it)
Alla prossima, un caro saluto ed un grazie per avermi seguito!
Coach Paolo

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