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Io non vi saluto

  • 3 minute read

Alessandro lo conosciamo. Ci abbiamo anche cenato assieme, in una piacevole serata anni fa. Dopo anni di amicizia e di risate abbiamo scoperto una cosa di lui che mai avremmo potuto immaginare. Niente di sconveniente, anzi: qualcosa di stupendo e grandioso. Leggere la sua storia è come farsi un’endovena di motivazione a dosaggio elevatissimo. 


Voi fatelo pure, ma io, quando corro, non saluto nessuno.

Era l’estate del 2002, avevo 26 anni, e quei mal di testa assurdi non passavano mai.
In autunno la risonanza magnetica. Qualche giorno prima di Natale una lunga interminabile giornata in sala operatoria, con il cranio aperto come un vasetto di caramelle.

Il tumore non ha voluto andarsene da solo, ha voluto tenacemente portare con se una parte di me. Il mio orecchio sinistro non avrebbe più ascoltato alcun suono, metà della mia faccia non sarebbe più stata uguale a prima.

Quando mi chiedono quanti anni ho, io sorrido mentre rispondo, e nella mia mente tolgo sempre cinque anni. Non perché ho paura di invecchiare, ma quei cinque lunghissimi anni con la mia faccia sfigurata, gli sguardi della gente, la fisioterapia e gli ospedali, non possono essere conteggiati come anni di vita. Cinque lunghissimi anni in cui chiudere la palpebra, accennare un sorriso, addentare un panino, bere da un bicchiere, erano una faticosissima conquista quotidiana.
Cinque lunghissimi anni in cui non era sufficiente la speranza, era necessaria concetrazione, dedizione, perseveranza, fatica.

I medici mi consigliavano psicologi e percorsi di recupero della mia autostima. Io invece proseguivo concentrato a lavorare con i miei fisioterapisti, ascoltando ogni millimetro del mio viso. E poi correvo, sudavo e correvo.

Correre non era semplice. Quando non puoi usare un orecchio l’equilibrio va cercato con pazienza, e correre lungo una linea retta è un impresa, poi quell’occhio sempre aperto che brucia e che si inzuppa di sudore, e la bocca che non si chiude e che sbava come quella di un bambino.

Dopo cinque lunghissimi anni, finalmente, è iniziata la mia nuova vita.

Il mio orecchio continua a non sentire, e correre in linea retta è tuttora un’impresa, ma la mia faccia, anche se un po’ è cambiata, è tornata lentamente ad essere di nuovo la mia. Grazie alla fisioterapia tutto è tornato più o meno al suo posto, e per il resto ci ha pensato la chirurgia.

Non ho mai smesso di correre e di sudare, non mi ha fermato il tumore e nemmeno il dolore che per lungo tempo ha tentato di insediarsi nella mia anima.

Quando metto le mie scarpe e inizio a correre, su strade mai viste o sull’argine dietro casa, io entro in contatto con me stesso, sono concentrato su ogni movimento e ogni rumore del mio corpo, ascolto il mio respiro e il battito del mio cuore, percepisco la superficie della mia pelle che si libera dal sudore, i miei occhi rincorrono l’orizzonte e mi guidano più vicino possibile a quella linea retta che non potrò mai percorrere. Questa concentrazione è un dono che faccio a me stesso ogni volta che corro, un dono grazie al quale, qualche tempo fa, ho restituito a me stesso una vita.

Perdonatemi, ma quando corro io ascolto e vedo solo me stesso.
Voi fatelo pure, ma io, quando corro, non saluto nessuno.
Se voi mi salutate io rispondo con piacere.
Corro concentrato, ma non sono uno stronzo.

Correre è vita.

Alessandro Barison

28 commenti
  1. Ste ha detto:
    5 Luglio 2016 alle 09:16

    Leggere la tua storia mi ha emozionato..e ricordato ancora una volta quanto sia bello allacciare quelle scarpe e iniziare a correre con te stesso…grazie!!

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      6 Luglio 2016 alle 10:05

      Grazie Ste! :)

      Rispondi
  2. Barbara ha detto:
    5 Luglio 2016 alle 11:27

    Tanta stima.

    Rispondi
  3. roberta ha detto:
    5 Luglio 2016 alle 11:47

    semplicemente, grazie.
    di fronte a storie come la tua mi sento piccola e anche un po’ stupida, se penso a quante energie spreco in situazioni per cui non ne vale la pena.
    stasera andrò a fare la mia corsetta e ripenserò alle tue parole:)

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      7 Luglio 2016 alle 09:15

      Grazie Roberta :)

      Rispondi
  4. Fernando ha detto:
    5 Luglio 2016 alle 12:58

    Una grande lezione…. :-)

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      7 Luglio 2016 alle 09:15

      Grazie Fernando :)

      Rispondi
  5. Davide ha detto:
    5 Luglio 2016 alle 13:31

    La pelle d’oca fa fatica ad andarsene e la storia di Alessandro dimostra di quale forza abbiano dentro di noi e di come le scuse che ci raccontiamo per non inseguire i nostri sogni sono solo una montagna di monnezza. Grande Alessandro e grazie Runlovers per la condivisione.
    Namasté

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      7 Luglio 2016 alle 09:16

      Grazie Davide :)

      Rispondi
  6. Daniele ha detto:
    5 Luglio 2016 alle 13:47

    Sei un grande in tutto !!

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      7 Luglio 2016 alle 09:16

      Grazie Daniele, si fa quel che si può! ;) :)

      Rispondi
  7. Alessandro ha detto:
    6 Luglio 2016 alle 10:59

    Grazie a tutti! :)

    Rispondi
  8. Francesca ha detto:
    6 Luglio 2016 alle 17:28

    Emozionante e commovente… Mi è inoltre servito da lezione in questo momento in cui mi sto lagnando fin troppo per uno stop dovuto ad una banale infiammazione…
    Grazie!!!

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      7 Luglio 2016 alle 09:17

      Grazie a te Francesca! :)

      Rispondi
  9. Elisa ha detto:
    8 Luglio 2016 alle 00:25

    Bravo! Ti stimo e ti capisco anche un po’, perchè anche io ho una storia simile. Operata di tumore all’ipofisi, che è una piccola ghiandola alle porte del cervello, i chirurghi mi hanno danneggiato irreparabilmente l’ipofisi. Non mi dilungo su come si viva senza ipofisi, ma uno dei disturbi è il diabete insipido, una forma di diabete per cui ci si disidrata in pochissimo tempo. Ero arrivata a bere 8 litri di acqua al giorno e i medici dicevano che nessun caso come il mio era mai guarito. Per una serie di ragioni fisiologiche avevo deciso che un’intensa attività fisica avrebbe aiutato la mia ipofisi a recuperare. Così cominciai a correre, a ritmo intenso x 6 mesi di fila. Ma non cambiò nulla. Però continuai a correre, senza mai smettere. Dopo quasi 5 anni dall’operazione guarii dal diabete insipido! Contrariamente a qualsiasi previsione medica e di buonsenso. Ovviamente non ho mai smesso di correre. :-)

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      8 Luglio 2016 alle 13:04

      Bravissima, non mollare è l’unica cosa da fare in questi casi! Il fisico risponde positivamente ad una mente propositiva. Nel mio caso un Neurinoma al nervo acustico, ma era piuttosto grande e per toglierlo tutto son stati costretti a danneggiare anche il nervo facciale.

      Rispondi
  10. letizia candido ha detto:
    9 Luglio 2016 alle 17:06

    Ascoltare se stessi….sempre! Tanto dolore e sacrifici alla fjne ripagano. Un abbraccio e grz per aver condivjso il tuo vissuto.

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      11 Luglio 2016 alle 11:40

      Grazie Letizia!

      Rispondi
  11. patrizio ha detto:
    11 Luglio 2016 alle 10:35

    Ti abbraccio fortissimo, nn ti dico di nn mollare xke nn serve TU NN LO FARAI MAI…Penso di poter capire bene quello che provi dentro di te, l’ho vissuto sulla mia pelle, mi hanno diagnosticato un tumore nell’agosto del 2014…operato d’urgenza ed a seguire 4 cicli di chemio devastanti..cm te nn ho mai abbassato la testa, contavo i giorni x rimettermi le scarpe e correre di nuovo e mi sn promesso che se ne uscivo avrei affrontato la Maratona, bhe..ad aprile ho corso quella di Roma…hai ragione Ale…correre è vita….Patrizio

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      11 Luglio 2016 alle 13:08

      Ciao Patrizio! Fortunatamente per me il neurinoma era di natura benigna, quindi il percorso è stato impegnativo, ma non devastante come per te… Un grande abbraccio a te!!! mai mollare!!! sempre di corsa!!!

      Rispondi
  12. loris ha detto:
    14 Luglio 2016 alle 12:35

    tutto il mio rispetto e la mia stima, Alessandro.
    Mi hai fatto commuovere me hai regalato una lezione di vita bellissima.

    Grazie ancora

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      14 Luglio 2016 alle 14:24

      Grazie Loris!

      Rispondi
  13. Rossella ha detto:
    16 Agosto 2016 alle 18:44

    Bello leggere la tua storia, nessuna nota di autocommiserazione, ti stimo profondamente.

    Rispondi
  14. Daniele ha detto:
    27 Agosto 2016 alle 13:49

    Non sarà lo stesso male, ma ti capisco perfettamente.
    Compagni non solo di corsa.

    #RunToLive

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      29 Agosto 2016 alle 12:21

      Ogni vita è una storia. Ogni storia, nel bene o nel male, è vita. :)

      Rispondi
  15. Nico ha detto:
    3 Gennaio 2017 alle 05:35

    La tua storia Ale è molto toccante perché scritta col cuore..non è facile parlare di esperienze simili e cercare di spiegarle “da dentro”è anche più difficile.
    Hai il mio rispetto per questo e poi..ti chiami come mio figlio!!;-)
    PS:Anche io quando ho iniziato a correre non salutavo nessuno,forse pensavo che avrei perso la concentrazione e le mie prestazioni ne avrebbero risentito..poi col passare del tempo ho capito che un semplice gesto,anche un accenno con la mano,un cenno col capo o anche un sorriso appena accennato non avrebbero peggiorato ulteriormente i miei già mediocri risultati,quindi ora saluto indistintamente tutti quelli che incontro,dalla vecchietta a spasso col cane alla famigliola in gita domenicale sino allo sportivo più concentrato e anche se il mio gesto non è sempre corrisposto poco importa,va bene lo stesso.
    Rispetto e buone corse a tutti.

    Rispondi
    1. Alessandro ha detto:
      5 Gennaio 2017 alle 19:23

      grazie per le tue parole Nico. Il discorso del saluto è soprattutto una provocazione, dipende molto dal contesto e dal momento, comunque concordo pienamente con te. Buone corse anche a te!

      Rispondi
  16. Ste ha detto:
    16 Settembre 2017 alle 17:24

    Grande grande grande ..aggiungere altre parole è superfluo.

    Rispondi

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