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Il “metodo run-walk-run” nventato da Jeff Galloway, ex olimpionico, consiste nell’alternare la corsa con brevi periodi di camminata, mirando a migliorare prestazioni e prevenire infortuni.
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Le pause di camminata ritardano la fatica, conservano l’energia e permettono di affrontare la gara in sezioni più gestibili, contribuendo a tempi paragonabili o addirittura migliori rispetto alla corsa continua.
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Camminare durante una gara non dovrebbe essere considerato una sconfitta, ma una strategia di autoregolamentazione che può migliorare l’efficacia e la soddisfazione della corsa, con un metodo semplice e praticabile.
L’idea di camminare durante una corsa è impensabile per molti runner. Piuttosto che rallentare e camminare per una o più frazioni di gara, molti preferirebbero ritirarsi. Camminare è considerato una specie di sconfitta, e o quantomeno è umiliante. Eppure per alcuni è una strategia vera e propria: lo chiamano “metodo run-walk-run“, ed è stata teorizzato e inventato da Jeff Galloway, un ex olimpionico, che nel 1980 durante la maratona di Houston lo mise in pratica stabilendo alla fine pure un tempo notevole.
Galloway non l’aveva adottato per stanchezza o perché non era giornata: si trattava di un’idea che aveva sviluppato nel tempo, con l’intento di farla diventare un programma di allenamento studiato per contenere o evitare gli infortuni.
I nomi giusti
Puoi chiamare queste fasi di una gara (ma anche di un allenamento) come fallimenti o rinunce, ma anche come microfrazioni di recupero. Dette così fanno un effetto diverso, no? Non è sbagliato parlare proprio di “effetto” dato che, se gestite in maniera efficiente e scientifica, si tratta proprio di rallentamenti dell’andatura che hanno diversi scopi, fra cui non solo il recupero ma anche altri:
– ritardano l’insorgere della fatica
– conservano meglio le energie
– ti permettono di suddividere mentalmente la gara in parti più affrontabili.
Come può essere paragonabile alla corsa pura?
Ok, parliamone dal punto di vista dei tempi: come è possibile che camminare e correre ti permetta di avere tempi paragonabili o a volte uguali a quelli che avresti correndo e basta? Il fenomeno è stato anche dimostrato scientificamente mettendo a confronto atleti che correvano e basta con altri che alternavano le andature. I tempi ottenuti erano paragonabili, probabilmente perché i livelli di stress a cui erano sottoposti i due tipi di candidati alla fine erano i medesimi, solo che uno dei due gruppi riusciva a contenere lo sforzo cardiaco “riposandosi” un po’ lungo il percorso, camminando. Evidentemente le pause (che tali non erano, trattandosi solo di decelerazioni) aiutavano il recupero, seguito da sessione di corsa fatte con più energie a disposizione.
L’imbarazzo lo lasciamo a casa
Camminare durante una gara può sembrare imbarazzante, ma non dovrebbe essere visto come una sconfitta. È una strategia di autoregolamentazione che può portare a una corsa più efficace e gratificante. E non è nemmeno difficile metterlo in pratica, anzi.
Il metodo
Vuoi provare? C’è un metodo molto semplice, anche da tenere a mente. Proposto dall’allenatore Chris Knighton, dice così:
– Ogni miglio, cammina per un minuto
– Ogni due miglia, cammina per due minuti
– Ogni tre miglia, cammina per tre minuti
Hai capito a questo punto qual è la logica, no?
Quello che insomma molti vedono come una rinuncia ha in definitiva un altro nome: non si tratta di fermarsi, dato che in definitiva continui a procedere, solo che lo fai camminando.
In definitiva, la corsa non è solo “correre” ma è piuttosto un atteggiamento fatto di costanza e perseveranza e di capacità di perseguire i propri obiettivi nonostante tutto. Anche camminando.
(Via InsideHook)