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La linea sottile tra atleta e influencer

  • 4 minute read

  • Ci sono influncer nell’ambito dello sport pagati più di atleti con prestazioni di grande livello.
  • Al di là delle competenze e dei risultati, il successo economico di un atleta è ormai legato anche alla sua influenza sui social.
  • Essere sui social sembra ormai essere imprescindibile anche per gli atleti pro.

 

Tigist Assefa è l’atleta detentrice del record femminile di maratona che molto probabilmente abbiamo impresso nella memoria mentre bacia la sua ADIZERO Adios Pro Evo 1, la nuovissima super scarpa adidas che una volta tagliato il traguardo si è sfilata e ha mostrato fiera, come a dire che quell’incredibile risultato lo avevano raggiunto insieme. Un gesto istintivo o una mossa studiata?

Anche nelle gare che si disputano sui sentieri si assistono a scene di atleti che compiono azioni apparentemente poco spontanee. Com’è successo ai Campionati mondiali di corsa in montagna e trail running a Innsbruck, in Austria, quando l’americana Grayson Murphy una volta tagliato il traguardo si è lasciata cadere per terra, sedendosi in una posizione in cui il logo Saucony fosse bene visibile sulle sue scarpe.

Atleti e influencer a confronto

C’è una linea sottile che sempre più spesso viene valicata, talvolta a svantaggio degli atleti. Oggi giorno per un brand è importante lavorare con i content creator e avere una strategia di influencer marketing. È altrettanto importante poter vantare di avere nel proprio team atleti professionisti con le potenzialità di portare il brand sul gradino più alto del podio in competizioni di interesse internazionale.

È una situazione di equilibrio talvolta precario qualora il trattamento nei confronti di atleta e influencer non fosse ben bilanciato. Un atleta per esempio potrebbe risentirsi nel venire a conoscenza che il suo sponsor investa più gettoni su un content creator piuttosto che sulle sue potenzialità.

La stessa Grayson Murphy, trail runner professionista due volte campionessa del mondo di corsa in montagna e trail running, in un’intervista ha dichiarato che “a volte quando sento quanto guadagnano i running influencer rispetto ai top runner mi viene voglia di fare solo l’influencer”.

Le tre -P

I brand sono sempre più interessati in atleti che rispondano alle tre -p: performance, personalità e produzione di contenuti sui social media. Il messaggio di un atleta ha un potenziale enorme in termini di impatto e credibilità verso il pubblico di appassionati. Non si può prescindere dalla performance, ma se un brand è indeciso tra due atleti la scelta quasi sicuramente ricadrà su quello con le maggiori doti comunicative. È importante essere capaci di trasmettere in maniera efficace un messaggio e per un brand non c’è portavoce migliore che uno dei suoi atleti.

A ognuno il suo valore

Ci sono alcuni content creator che si sentono quasi mortificati per avere un seguito e talvolta delle paghe molto superiori a tanti atleti di livello. Come ha dichiarato Laura Green, runner per passione che ha conquistato più di 150k follower su Instagram grazie ai toni scherzosi e divertenti dei suoi video in cui fa ironia sui comportamenti più insoliti e sui luoghi comuni del mondo del running.

C’è chi cerca di fare dei contenuti utili e al tempo stesso divertenti come nel caso di Laura. E poi c’è chi condivide la sua running routine mostrando le scarpe di volta in volta usate e l’apparel indossato per essere poi pagato per la creazione di contenuti sponsorizzati e realizzati in collaborazione con questo o quel brand.

A ciascuno il suo pubblico

Ogni pubblico ha un interlocutore ideale. Un atleta si rivolgerà a un pubblico più attento ed esigente che si aspetterà informazioni tecniche e dettagli precisi sugli allenamenti piuttosto che sui prodotti utilizzati. Un influencer generalmente si rivolge a un pubblico più vasto e generico alla ricerca di consigli semplici e di facile applicazione.

Entrambi sono in grado di influenzare le masse, ognuno a modo suo e con gli strumenti a propria disposizione. Chi per un motivo e chi per un altro, sono in grado di attirare l’attenzione su questo o quell’evento, creare un trend e l’effetto wow attorno a un prodotto o un brand.

Influenzare non è una parolaccia!

Il verbo “influenzare” è sempre più percepito con accezione negativa, ma c’è modo e modo in cui si può influenzare le persone, e non deve essere sempre e per forza solo per far aprire il loro portafoglio.

C’è l’intenzione di spronare le community a muoversi, praticare sport e stare all’aria aperta. C’è uno scambio di conoscenze ed esperienze, perché tutti a nostra volta siamo stati dei novellini: ci si aiuta, ci si sostiene, si è gentili e comprensivi nei confronti di chi è nuovo.

Ci si sta spostando sempre di più verso la dimensione di una narrazione di una storia che può essere presa come spunto e ispirazione da altri. Viene raccontato un punto di vista ed è questo su cui fa e dovrebbe sempre più far leva il singolo brand. Nel bel mezzo di questo racconto vengono indossate le calzature e l’abbigliamento dello sponsor che saranno da sfondo al messaggio che verrà veicolato.

Qual è quindi il valore aggiunto di correre veloce?

Nell’ottica di una società capitalista, i brand devono essere in grado di individuare e investire in persone e idee che producano il massimo profitto. Alla luce dei fatti, gli atleti d’élite dovrebbero iniziare a impegnarsi anche per avere un largo seguito sui social media per poter accrescere il loro potenziale di guadagno? Conciliare la vita da atleta professionista e content creator potrebbe essere una sfida per niente facile.

Se prima un atleta veniva scelto quasi solo esclusivamente per i suoi meriti sportivi oggi il suo livello di engagement sui social e i dati sulla sua audience potrebbero decidere delle sue sorti. È un valore aggiunto che l’atleta può mettere sul tavolo e che può far crescere il suo potere di negoziazione.

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