Come la corsa ha cambiato il modo di vedere le donne

Da sempre ostacolate, sottovalutate e denigrate, le atlete non hanno mai avuto vita facile. La giornalista Maggie Martens ha condotto una ricerca sulla narrativa delle donne sportive


1. Storicamente, le donne sono state ostacolate nelle competizioni sportive, nonostante le tante dimostrazioni delle loro capacità.
2. Le atlete, nonostante le discriminazioni, hanno lottato per competere, persino mascherando la loro identità.
3. È cruciale giudicare le donne sportive con gli stessi parametri degli uomini per raggiungere l’uguaglianza di genere.

 

Nel corso della storia uomini di staff medici, media e associazioni sportive hanno combattuto per tenere le donne fuori dalle competizioni, nonostante le continue dimostrazioni delle loro capacità. Senza darsi per vinte, le donne hanno continuato a lottare per poter partecipare alle gare, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione, anche mascherando la loro vera identità. Una tra tutte fu Kathrine Switzer, che durante la maratona di Boston del 1967 è stata letteralmente spinta fuori dal percorso di gara una volta che la sua vera identità o, più precisamente, il suo sesso di appartenenza è venuto allo scoperto.

Scavare nel passato

La giornalista Maggie Martens – che fa ricerca e scrive su questo tema ormai da diverso tempo – afferma di rimanere puntualmente sorpresa della poca considerazione nei confronti delle atlete, sia sul piano delle capacità fisiche che mentali. Non solo sottostimate e sottovalutate, ma anche sottopagate.

Martens ha condotto una ricerca sulla narrativa delle donne sportive, in particolar modo su come siano viste e considerate nel mondo della corsa e di come sia cambiata la loro posizione.

Storie dimenticate

La prima donna a correre una maratona olimpica fu la greca Stamata Revithi nel 1896. Sebbene le donne non fossero ritenute in grado di compiere grandi sforzi, come quello di correre una maratona, lei dimostrò il contrario. Stamata non solo completò la gara, ma lo fece senza aver seguito alcuna preparazione o allenamento specifico. Corse il giorno dopo la gara maschile perché le fu data un’informazione errata, ovvero che l’indomani della prova maschile si sarebbe tenuta una gara tutta al femminile, cosa che invece non successe. Una storia che avrebbe meritato di essere raccontata e diffusa più di quanto successe, dato che passò in sordina.

Anche cambiando specialità e distanza la storia purtroppo non racconta fatti diversi. Le donne erano escluse anche dalle competizioni ufficiali di mezzo fondo. Martens ricorda la partecipazione alle finali olimpiche del 1928 negli 800m di Florence MacDonald, l’unica donna a prendervi parte. Anche in questo caso non fu data importanza né alcuna rilevanza alla presenza di Florence.

Oltre le capacità fisiche 

Dovremmo tutti quanti riflettere su come il genere non riguardi soltanto una questione di capacità fisiche, perché se così fosse le donne avrebbero già abbondantemente dimostrato di essere all’altezza di situazioni in cui gli uomini le davano per vinte. Bisognerebbe piuttosto smetterla di pensare alle differenze che distinguono gli uomini dalle donne e indagare sul più esteso spettro di potenzialità di cui può essere capace l’essere umano.

La storia insegna

Grazie alle donne del passato, oggi l’ambiente sportivo per le atlete è molto migliorato, ma c’è ancora molto da fare. Le atlete si ritrovano a dover far fronte ai continui giudizi dati sulle forme e dimensioni dei loro corpi, ancora troppo spesso associati ai loro successi o insuccessi. Questi giudizi sono legati solo e soltanto all’apparenza e possono minare fortemente la fiducia che le atlete nutrono nelle loro capacità. Il compito dei coach è sempre più cruciale nel supporto alle atlete in un mondo che non fa che ostacolarle e farle sentire sbagliate. Un’atleta malnutrita ha più facilmente problemi con la gestione delle energie, è più soggetta a infortuni e all’interruzione del ciclo mestruale.

Parità di giudizio

Le donne sportive devono essere viste e valutate con gli stessi parametri con cui si valutano gli atleti uomini. Non ci sono due scale di valori differenti per uno e l’altro sesso. Per ambire a raggiungere l’uguaglianza di genere si deve passare anche da qui e dai risultati che si possono raggiungere nell’ambiente sportivo.

(Via MSNBC)

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