Ci sono ristoranti tre stelle Michelin che ti servono un pomodoro che sa di mela o un uovo che in realtà è un dolce. Altri ti portano un cappuccino come antipasto, ma in realtà si tratta di un preparazione a base di nero di seppia (esiste, è il cosiddetto “signature dish” – cioè piatto più celebre – di Massimiliano Alajmo del ristorante Le Calandre di Rubano a Padova). Se la cucina è un’esperienza sensoriale – e lo è, senza dubbio – sfruttare la percezione dei piatti e l’inganno buono per stupire e confondere piacevolmente i commensali è un modo molto interessante per cercare di creare nuovi piatti e per inventare nuovi universi della degustazione.
E se?
Allora ci siamo chiesti cosa succederebbe se questa confusione controllata arrivasse anche nel mondo dell’abbigliamento tecnico da running. Come sarebbe per esempio correre con una leggera camicia in lino invece che con una maglia tecnica? E come sarebbe correre in jeans? È chiaro che non è pratico né consigliabile farlo utilizzando abiti in lino e in jeans ma se invece si usassero tessuti tecnici che sembrano un altro tipo di tessuto?
L’idea è venuta ai francesi di Satisfy, ed è quella di un paio di short jeans, che non sono di jeans. Del resto loro stessi definiscono la loro missione “quella di alterare la percezione del running”.
Eppure li vedi e non possono che sembrare di jeans, perché sono identici a degli shorts di jeans.
La descrizione dei PeaceShell™ 5″ Unlined Shorts specifica però che non hanno cuciture e sono elasticizzati, e che pesano solo 86 grammi.
L’inganno buono in questo caso sta in due parole: “Digital Denim”. Si tratta infatti di un tessuto tecnico stampato in maniera iperrealistica in modo che sembri a tutti gli effetti un jeans molto usurato e personale. Per darti e dare l’impressione di correre con un paio di pantaloncini vecchissimi a cui sei molto affezionato.
Il costo, come per tutti i prodotti di Satisfy, non è indolore: 180 euro.







