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Il biohacking ottimizza la salute e le performance combinando scienza, tecnologia e auto-sperimentazione.
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La nutrigenomica, il digiuno intermittente e gli wearable devices sono centrali nella sua applicazione.
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Sono sempre consigliate cautela e la consulenza professionale, soprattutto per pratiche più avanzate.
Se non hai mai sentito parlare di biohacking, due casi potrebbero farti capire di cosa stiamo parlando. Il primo è famosissimo, il secondo un po’ meno. A unirli c’è l’approccio che hanno alla cura del corpo per migliorare le prestazioni atletiche (nel primo caso) e per prolungare la vita (nel secondo). Il concetto di base è che una serie di protocolli, procedure e abitudini possono migliorare diversi aspetti della vita. Nel loro caso a fronte di costi molto elevati ma non è detto che alcuni approcci possano essere adottati da chiunque, a costi più contenuti o a volte anche nulli.
LeBron e Bryan
LeBron James e Bryan Johnson sono due figure che incarnano il concetto di biohacking, anche se lo interpretano in modi molto diversi. Il primo, leggenda del basket, si affida a una routine attentamente studiata per garantire il massimo rendimento fisico anche dopo anni di carriera. Il suo programma di biohacking è un mix di allenamenti personalizzati, dieta su misura, tecnologie di recupero come la crioterapia e terapie a infrarossi. Grazie a questo approccio, LeBron James riesce a mantenere standard di performance elevatissimi, diventando un modello di come il biohacking possa fare la differenza per chi punta al massimo.
Bryan Johnson rappresenta invece l’approccio estremo al biohacking. Conosciuto per il suo ambizioso programma anti-aging, investe tempo e risorse in tecniche che vanno dalla nutrizione avanzata alla terapia genetica, passando per monitoraggi continui e studi sul ringiovanimento cellulare. Johnson vuole dimostrare che, pur invecchiando, si può ringiovanire. Sembra insomma che con l’uso della scienza e della tecnologia, il biohacking possa aprire scenari che sembravano fantascienza solo pochi anni fa.
Origini e sviluppo
Ma quando nasce il biohacking? Le sue radici sono lontane: risalgono addirittura agli anni ’40 del secolo scorso, quando il matematico e scienziato Norbert Wiener cominciò a esplorare il concetto di cibernetica, studiando i sistemi di controllo negli organismi viventi e nelle macchine. Ma è negli anni ’80 che il movimento ha trovato una nuova vita con la biologia fai-da-te (DIY biology), grazie alla quale le persone hanno iniziato a sperimentare tecniche biologiche fuori dai laboratori tradizionali. Da allora, il biohacking ha evoluto il concetto di “fare scienza da soli” e oggi, con il supporto della tecnologia, sembra destinato a svilupparsi ancora di più.
Per approfondire e capire meglio il concetto di biohacking bisogna comprendere in quali campi agisce. Si tratta fondamentalmente di quattro:
- Alimentazione
- Salute
- Tecnologia
- Benessere mentale
Alimentazione
Nutrigenomica
La nutrigenomica è uno dei pilastri del biohacking. Si tratta di una scienza che studia come il cibo che mangiamo influenza i nostri geni. In altre parole, non si tratta solo di mangiare sano, ma di capire quali alimenti sono più adatti a noi in base al nostro DNA. Immagina di poter modulare l’attività genetica semplicemente scegliendo cosa mettere nel piatto: questo significa, per esempio, ridurre il rischio di malattie croniche o aumentare la tua resistenza fisica e mentale.
La nutrigenomica ha applicazioni che superano quelle della semplice dieta e si estendono fino alla prevenzione delle malattie, – dato che con una dieta personalizzata è possibile ridurre il rischio di malattie come diabete e obesità – e dell’ottimizzazione delle prestazioni, e il suo utilizzo per aumentare le prestazioni di atleti o persone che vogliono potenziare il proprio benessere fisico è facilmente intuibile.
Digiuno intermittente
Un’altra pratica considerata di biohacking è il digiuno intermittente. In cosa consiste? Non è una dieta, ma una regolazione dei periodi di alimentazione, che consiste nell’intervallare momenti di digiuno con periodi in cui puoi mangiare. Il digiuno intermittente – che in realtà ha radici antichissime – può aiutare a ridurre infiammazione, migliorare la glicemia e persino attivare l’autofagia, ossia il processo di rinnovamento cellulare tramite il riciclo delle componenti danneggiate o non più necessarie. È considerato una forma di biohacking perché mira a ottimizzare le funzioni biologiche e migliorare la salute attraverso la modulazione dei tempi di assunzione del cibo.
Il digiuno intermittente non è però una pratica per tutti: consulta un professionista per valutare se è adatta a te.
Salute
Analisi genetiche e biomarcatori
Uno dei primi strumenti del biohacking per la salute è l’uso di test genetici e biomarcatori. Queste analisi permettono di individuare predisposizioni genetiche a malattie come diabete, patologie cardiovascolari o disturbi metabolici. Grazie a test semplici e non invasivi, come l’analisi del DNA o del microbioma, è possibile identificare le caratteristiche uniche del proprio corpo e capire come reagisce a cibi, attività fisica e stress.
Si può facilmente comprendere che avere un quadro più preciso della predisposizione individuale a sviluppare determinate patologie permette di adottare abitudini di vita volte a ridurre il rischio di malattie croniche. Poter inoltre sviluppare piani nutrizionali e di esercizio fisico basati sulle caratteristiche genetiche, permette di mantenere il corpo in equilibrio.
Le analisi genetiche devono comunque essere sempre svolte e interpretate da professionisti: il rischio di auto-sperimentare sulla base di dati non adeguatamente compresi può portare a risultati indesiderati.
Tieni sott’occhio costantemente lo stato fisico
Uno dei modi per conoscere il proprio corpo è quello di monitorarlo più o meno costantemente. Per farlo è necessario dotarsi di strumenti in grado di leggerlo: non temere, non è niente di fantascientifico dato che parliamo di oggetti che ti sono molto familiari, come smart/sportwatch e simili (di cui parleremo più oltre). Quello che ora interessa sottolineare è che servono nella prevenzione dello stress, dato che aiutano a capire come il corpo reagisce a situazioni di pressione, suggerendo quando è necessario rallentare o dedicarsi al recupero.
Anche il controllo della qualità del sonno è un indicatore significativo dello stato di salute e può essere monitorato da dispositivi portatili e indossabili sempre più miniaturizzati (i più aggiornati sono semplici anelli): questi dispositivi permettono infatti di valutare la qualità e le fasi del sonno, fornendo utili indicazioni anche sullo stato di salute mentale, oltre che fisico. Hanno infine anche un ruolo centrale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari: i dati che raccolgono su frequenza cardiaca e pressione e ossigenazione sanguigna, possono aiutare a rilevare anomalie e segnalare rischi, a volte salvando anche vite.
Microbioma e salute intestinale
Il microbioma è l’insieme dei batteri che vivono nel nostro tratto digestivo e influisce su digestione, sul sistema immunitario, sulla salute mentale e molto altro. Il suo equilibrio è essenziale per evitare malattie croniche e migliorare i livelli di energia quotidiana.
Come si opera sui livelli del microbioma? Assumendo alimenti probiotici e prebiotici: si tratta di sostanze che contengono microrganismi probiotici e prebiotici che contribuiscono a mantenere l’equilibrio del microbioma. Questo è forse uno dei modi più semplici di applicazione di tecniche di biohacking, dato che queste sostanza possono essere assunte con una dieta ricca di fibre, poiché aiutano la crescita dei batteri buoni, stimolando la digestione e riducendo l’infiammazione.
Come conoscere lo stato del proprio microbioma? Con il test del microbioma, cioè con una batteria di esami che permettono di identificare eventuali squilibri, così da adottare soluzioni mirate che migliorano l’equilibrio dei batteri intestinali.
Questo biohacking può influire in modo sorprendente sul benessere generale, soprattutto considerando che l’intestino è spesso considerato il “secondo cervello” per la sua influenza sull’umore e sulla salute mentale.
L’importanza della qualità del sonno
Il sonno è uno dei fattori di salute più critici, e il biohacking lo riconosce come una priorità assoluta per mantenere il corpo e la mente in stato ottimale. Monitorare il sonno e adottare tecniche per migliorarlo – come l’uso di routine specifiche che devono essere conservate integre il più possibile (cioè rispettando gli orari di addormentamento e sveglia, per esempio) o con l’integrazione di melatonina – può fare la differenza nella gestione dello stress e nella rigenerazione cellulare.
Anche in questo caso le tecniche di biohacking sono semplici e non costose: in fondo si tratta di dormire e svegliarsi alla stessa ora, di spegnere gli schermi un’ora prima di dormire, di evitare alimenti particolari ed emozioni forti (come la visione di un film impegnativo, per esempio) a ridosso dell’addormentamento. Un altro “trucco” è quello della regolazione della temperatura corporea: fare una doccia calda prima di coricarsi abbassa la temperatura del corpo favorendo il rilassamento. Come dicevamo prima, integrare con la melatonina, quando necessario e su indicazione di un medico, può aiutare a regolare il ritmo sonno-veglia. Un sonno di qualità aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, migliora l’umore e aumenta la capacità di concentrazione. Il sonno è il miglior investimento in salute a lungo termine.
Tecnologia
Tecnologie indossabili
Hai imparato a conoscere i dispositivi indossabili come gli smart/sportwatch come strumenti per monitorare l’attività fisica, ma in realtà sono molto più potenti, dato che raccolgono una quantità di dati capaci di fornire un quadro molto completo del tuo stato fisico.
Questi dispositivi oggi offrono infatti molto più della semplice registrazione dei passi o dell’attività cardiaca: raccolgono dati su sonno, qualità del respiro, ossigenazione del sangue, stress e variabilità della frequenza cardiaca (HRV).
In altre parole, consentono di raccogliere dati sul proprio corpo e di adattare la routine quotidiana in base alle informazioni ricevute.
Benessere mentale
Meditazione e mindfulness, i tuoi alleati
Meditazione e mindfulness sono pratiche che mirano a portare consapevolezza e tranquillità nella tua vita, migliorando la gestione dello stress e delle emozioni, dato che se praticate regolarmente diminuiscono i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Sono inoltre utili come regolatori dell’emotività, dato che permettono di fortificare il controllo emotivo, fondamentale per avere una mente focalizzata e resistente.
Benefici e limiti
Il biohacking ha benefici evidenti, come una maggiore consapevolezza del proprio corpo e l’ottimizzazione delle prestazioni fisiche e cognitive. Ma non è esente da critiche. Le tecniche più estreme o invasive richiedono molta cautela. Gli esperti consigliano sempre di basarsi su evidenze scientifiche e di evitare esperimenti fai-da-te senza il controllo di un medico o di una persona competente.