Le intersuole delle scarpe da running sono sempre più alte

Oltre i 50 mm: tutto quello che devi sapere sulle nuove intersuole da record.


  • Le supershoes sono caratterizzate da intersuole fino o oltre i 50 mm per ottenere ritorno di energia e ammortizzazione.
  • Alcune integrano anche piastre in fibra di carbonio per ottimizzare l’efficienza e ridurre la fatica.
  • Sono adatte a tutti? Non c’è ancora una risposta univoca ed è per questo che è raccomandata gradualità nell’uso.

 

Negli ultimi anni sono cambiate molte cose nel mondo del running. E con “molte cose” intendiamo le scarpe, e con “scarpe” intendiamo le intersuole che hanno uno spessore decisamente superiore a 7-8 anni fa. Fino a non molti anni fa infatti una scarpa con una intersuola spessa più di 30-35 mm sarebbe sembrata esagerata, ma oggi non solo è la norma, ma per alcuni modelli è addirittura superiore ai 50 mm. Che cosa ha portato i brand a sviluppare modelli con intersuole così spesse, e soprattutto, queste nuove “supershoes” sono adatte a tutti i runner?

Sempre più in alto

Negli ultimi anni, un po’ tutti i brand di running hanno presentato modelli con intersuole che hanno completamente ridefinito il concetto di ammortizzazione e ritorno di energia. Scarpe come la Nike ZoomX Vaporfly Next% (oggi sostituita dalla Alphafly) o la Hoka Bondi X, hanno intersuole imponenti, anche se con filosofie differenti: le prime sono più dedicate alle prestazioni da gara, le seconde alle lunghe percorrenze. L’estremo è rappresentato dalle adidas Adizero Prime X Strung che osano ancora di più con una intersuola da 50 mm e una doppia piastra in fibra di carbonio, e rappresentano a oggi uno dei limiti di questo trend, tanto da essere vietate in alcune gare ufficiali dato che superano il massimo spessore ammissibile per le competizioni.

Le supershoes hanno due caratteristiche particolari: mescole di ultima generazione (ZoomX per Nike, Lightstrike per adidas ma ogni brand ha una formulazione proprietaria) e piastre in fibra di carbonio che, integrate nell’intersola, offrono un’ammortizzazione e un ritorno di energia superiori alla media. Ma cosa ha spinto a questo aumento degli spessori?

Perché le intersuole sono così alte?

L’aumento dello spessore delle intersuole è il risultato della ricerca volta a migliorare l’efficienza energetica del runner. Le mescole ultraleggere e reattive, combinate con uno spessore maggiore, permettono di conservare più energia a ogni passo, riducendo al contempo l’impatto sulle articolazioni.

In altre parole, immagazzinano in maniera più efficiente l’energia che si sviluppa nell’impatto e la restituiscono disperdendone il meno possibile, aumentando ulteriormente l’effetto grazie alla risposta elastica della piastra in fibra di carbonio. L’idea è che più spessore consenta al piede di atterrare su una base morbida e reattiva, assorbendo meglio l’impatto e restituendo energia nella fase di spinta.

Le intersuole alte hanno inoltre un’altra caratteristica: rendono le scarpe più protettive sulle lunghe distanze, riducendo la fatica che si fa a correre, dato che diminuiscono i carichi sui muscoli e le articolazioni. Molti runner, infatti, trovano le supershoes utili per minimizzare i dolori muscolari dopo gli allenamenti lunghi, e alcuni studi suggeriscono che possano aiutare a mantenere una tecnica più efficiente anche in condizioni di stanchezza.

Un ultimo vantaggio di queste scarpe è che, stancando meno i muscoli e le articolazioni, permettono di accelerare i tempi di recupero, permettendo ai runner di anticipare gli allenamenti successivi.

Non è così semplice definirle

La categoria delle supershoes – di cui abbiamo scritto anche qui – è nuova e non ha quindi ancora una definizione precisa. In genere vi appartengono le scarpe che hanno un’intersuola più spessa del normale. Ci sono però modelli che hanno la piastra in fibra di carbonio e altri che non ce l’hanno.

Per fare un esempio, le adidas Adios Pro Evo 1 hanno le Energy Rods (tecnicamente non delle piastre ma delle barre infuse al carbonio) mentre le nuove ASICS NOVABLAST 5 presentano un’intersuola molto importante ma non hanno carbonio.

Quali dobbiamo allora considerare supershoes? Non esistendo un ente che definisce univocamente i nomi da assegnare a ogni tipo di scarpa, possiamo includere entrambi i modelli nella supercategoria delle supershoes, specificando poi quali sono provvisti o meno di piastra in fibra di carbonio.

La presenza o meno del carbonio serve a distinguerli nell’uso perché quelli che ce l’hanno si comportano in maniera più reattiva e restituiscono ancora più energia, ma richiedono al contempo una biomeccanica di corsa molto affinata per potersi esprimere e per non provocare effetti indesiderati, come il sovraccarico delle articolazioni che, non adeguatamente allenate e assistite dai muscoli, devono sopportare forze maggiori in fase di stacco.

Vanno bene per tutti?

Come già accennato, nonostante i vantaggi dichiarati, non è detto che le supershoes siano la scelta ideale per tutti. A prescindere dalla presenza di una piastra in fibra di carbonio, l’intersuola così spessa cambia la meccanica della corsa, e alcuni esperti sostengono che potrebbe aumentare il rischio di infortuni per runner non abituati a questi modelli.

La letteratura scientifica in merito è ancora limitata, anche per la relativa novità di queste tecnologie (le Nike Vaporfly sono state introdotte nel 2016), ma alcuni studi sottolineano che le scarpe con piastre rigide e suole molto alte richiedono un adattamento da parte del runner, poiché alterano la propriocezione (in questo caso la percezione del contatto con il suolo e di conseguenza quella del proprio corpo nello spazio, cioè la definizione letterale di “propriocezione”) a causa dello spostamento del baricentro verso l’alto, e aumentano la leva sull’articolazione del ginocchio.

Secondo altri esperti, chi ha una biomeccanica di corsa già consolidata e utilizza scarpe tradizionali, potrebbe avere difficoltà a passare direttamente a una supershoe perché la biomeccanica nella fase di spinta e atterraggio è accentuata e richiede una diversa gestione. Il consiglio più saggio è quello di inserirle gradualmente in allenamento, soprattutto se non si è molto esperti.

Un ulteriore aspetto da considerare è che alcune supershoes (come le già citate adidas Adios Pro Evo 1) sono progettate per competizioni e allenamenti specifici. Usarle in modo indiscriminato, per esempio su terreni accidentati o su percorsi brevi, potrebbe ridurne i benefici, oltre a esporle a potenziali danni alla mescola dell’intersuola che usa materiali più reattivi ma anche più facilmente usurabili. Insomma: le supershoes offrono opportunità entusiasmanti, ma è necessario valutare attentamente se e come integrarle nella propria routine di allenamento.

Le supershoes vanno bene per tutti?

L’evoluzione delle intersuole nelle scarpe da running ha subito un’accelerazione notevole negli ultimi anni e continua a trasformare il modo in cui vediamo e viviamo le scarpe da running. Grazie ai materiali innovativi e ai design che favoriscono il ritorno di energia, queste scarpe possono davvero fare la differenza per chi cerca una spinta in più nelle competizioni o negli allenamenti.

Non possono però essere considerate come la soluzione perfetta per ogni tipo di runner. Se ti avvicini per la prima volta a queste scarpe, il consiglio è di procedere con calma, ascoltando il tuo corpo e, quando possibile, chiedendo consigli a un esperto o a un podologo sportivo.

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