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La saggezza a volte sta nel porsi al di fuori della nostra mente e di guardarci da distante.
Molte volte attribuiamo intenzioni o motivazioni agli altri che in realtà non esistono. Si tratta di una visione egocentrica del mondo: tendiamo a vedere le azioni altrui come dirette verso di noi, quando invece potrebbero avere origini ben più complesse, legate a contesti, esperienze e motivazioni che ci sono sconosciute.
Lo Zhuangzi è un antico testo cinese. Un’opera filosofica del IV secolo a.C., tra i principali punti riferimenti del Taoismo. Al suo interno si trova una parabola che recita più o meno così:
Un uomo sta navigando con la sua barca in un fiume.
All’improvviso un’altra barca colpisce la sua. Ma sull’altra barca non c’è nessuno. È una barca vuota. L’uomo allora non si irrita né si sconcerta; valuta criticamente la situazione e decide come muoversi attorno alla barca vuota per attraversare il fiume.
Ma se ci fosse stato qualcuno a guidare quella barca? Beh, allora l’uomo avrebbe probabilmente reagito con rabbia verso l’altro conducente. Avrebbe lanciato urla e imprecazioni, addossandogli la colpa dell’incidente.
Un’antica parabola che fa riflettere su come la maggior parte delle nostre reazioni siano spesso influenzate più dalle nostre interpretazioni degli eventi che dalla realtà oggettiva.
Come dicono i monaci taoisti, spesso attribuiamo agli altri intenzioni e motivazioni che non esistono. In una visione troppo egocentrica del mondo. A volte, le persone fanno ciò che fanno per motivi a noi invisibili. Per il loro passato. Per le loro difficoltà. Per la loro cultura.
Non sempre perché vogliono farci del male.
