L’idea che esista una formula per una vita lunga e in salute sfiora chiunque. L’idea che sia anche semplice da mettere in pratica ancora di più: vivere a lungo, in salute e con poco sforzo? Dimmi tutto. Questo, ammettiamolo, è lo spirito con cui è stato accolto uno studio di qualche anno fa che ha avuto un’eco gigantesca: parlava delle cosiddette “zone blu” e ci hanno fatto pure una docuserie su Netflix. Molto spesso però quando una cosa sembra troppo bella per essere vera è proprio perché non è vera, o non del tutto.
Le zone blu sono 4 aree del mondo individuate dagli scienziati per una loro particolare caratteristica: una concentrazione inusuale di ultracentenari. Fra queste ce n’è pure una italiana, l’Ogliastra nella provincia di Nuoro in Sardegna, mentre le altre sono l’isola di Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya in Costa Rica e Icaria in Grecia.
Queste zone – definite blu non perché vi si mangiasse più pesce che in altre ma perché chi condusse la ricerca usò un pennarello di quel colore per indicarle su una mappa che usavano (una storia nella storia) – sono accomunate da una dieta ricca di verdure, carboidrati e legumi e povera di carni rosse, da un’inclinazione all’esercizio fisico (inteso in senso lato, anche il giardinaggio è considerato tale) e da una propensione alla vita comunitaria, specie fra generazioni diverse. Tutti aspetti che comprensibilmente concorrono a creare le condizioni per una vita più lunga e salutare. Una formula perfetta, appunto, che non poteva che affascinare per la sua semplicità cristallina.
Quanti ultracentenari sono davvero ultracentenari
Premesso che gli assunti restano validi – e cioè che quanto questa ricerca suggerisce definisce per molti aspetti come dovrebbe essere vissuta un’esistenza salutare – i dubbi sugli effetti così miracolosi sono venuti a chi ha condotto uno studio che osservava certe incongruenze sui dati che voleva dimostrare (e cioè l’età raggiunta da alcuni degli abitanti), e non sulle conclusioni a cui giunge. La domanda da cui ha originato Supercentenarian and remarkable age records exhibit patterns indicative of clerical errors and pension fraud (cioè “I registri degli ultracentenari e delle età straordinarie mostrano schemi indicativi di errori di trascrizione e frodi pensionistiche”) è “Gli ultracentenari di questi luoghi sono davvero ultracentenari?”
Ho semplificato ma la sostanza è questa e infatti lo studio dimostra che molti dettagli non tornano sulla bontà del campione, come si direbbe in termini scientifici: quelli sarebbero di certo uomini e donne più anziani della media ma non ultracentenari, o almeno non è verificato che lo siano.
È molto interessante notare attraverso quali intuizioni gli autori sono arrivati a riconoscere certi schemi ripetitivi e sospetti. Un altro aspetto accomuna queste zone distantissime geograficamente: la povertà della loro popolazione. Come è possibile che chi ha meno mezzi di sostentamento e un più difficile accesso alla sanità sia anche il più longevo?
Come dei detective
Le incongruenze erano diverse:
- Perché 19 degli ultracentenari francesi si trovano in Guadalupe, Martinica e Nuova Guinea (territori francesi) e solo 17 a Parigi, che però ha una popolazione sette volte più grande di questi paesi?
- Come può Okinawa avere contemporaneamente la più alta concentrazione di ultracentenari e anche di obesi, nonché la più alta percentuale di suicidi fra chi ha più di 65 anni?
- Perché molti dei certificati di nascita degli ultracentenari giapponesi riportavano il primo giorno del mese? A molte di queste domande c’è una riposta e ha a che fare con la povertà e una certa inclinazione umana alle truffe.
La frequenza con cui i giapponesi di Okinawa sono nati il primo giorno del mese si spiega col fatto che dopo la Seconda Guerra mondiale molti archivi erano andati distrutti. A condurre la registrazione dei residenti furono le truppe americane che non parlavano giapponese e usavano un calendario diverso: le condizioni migliori per creare confusione.
La registrazione non corretta di molte date di nascita può essere dovuta sia a errori involontari o incomprensioni ma anche ad altro: perché per esempio non fingere di essere più vecchi di quello che si è davvero per ottenere una pensione anticipata? È quello che si sospetta sia spesso avvenuto in Grecia, dove tra l’altro in seguito alla pesantissima crisi economica vissuta anni fa vennero revisionate tutte le posizioni pensionistiche scoprendo che 200.000 di queste erano elargite a persone morte.
Ma gli inganni sono diversi e molte di queste persone non l’hanno fatto solo per la pensione ma anche per motivi più personali, come complicate successioni ed eredità o altro.
Quindi le zone blu non esistono?
Giorgio Pes e Michel Poulain – gli studiosi che hanno firmato la ricerca originaria – la difendono, ma in un certo senso si può tenere il buono che c’è in questa e in quella che l’attacca.
Forse le zone blu sono una bella idea basata su assunti un po’ instabili e magari sono anche il risultato di una casualità scambiata per causalità, però hanno avuto e hanno tuttora il merito di aver portato l’attenzione su uno stile di vita che è indubitabilmente sano. Che poi faccia vivere fino a 110 anni è tutto da dimostrare. Forse, infine, anche lo studio che ne mette in dubbio i fondamenti fa luce su aspetti poco chiari ma non dimostra che la tesi di fondo sia sbagliata (ma del resto non era neanche la motivazione da cui si è mosso).
Quello che è più interessante osservare è il quadro complessivo, e cioè quanto vogliamo tutti fortissimamente pensare che esistano soluzioni definitive e tutto sommato nemmeno impossibili da mettere in pratica per essere in salute e vivere fino a 110 anni.
Esistono buone abitudini che possono prolungare la vita conservando la salute ma niente può garantirci quanto durerà. Ma la qualità, quella sì, ed è l’insegnamento che ne possiamo ricavare.

