Il 2026 non richiede una nuova versione di te, ma solo un bagaglio più leggero e scarpe meno consumate dai sensi di colpa.
- Il cambio d’anno è solo una convenzione, ma funziona benissimo come check-point mentale per fare inventario.
- Corriamo spesso con uno zaino invisibile pieno di aspettative mancate e confronti inutili che rallentano il passo.
- L’unica cosa da portare nel 2026 è la resilienza di quell’allenamento terribile che hai portato a termine comunque.
- Devi assolutamente lasciare a terra il senso di colpa per le corse saltate: non ti rende più veloce, ti rende solo più pesante.
- Non servono risoluzioni titaniche, basta una micro-abitudine: preparare i vestiti la sera prima o fare 3 minuti di mobilità.
- Il nuovo anno non si costruisce con l’eroismo, ma con la costanza imperfetta di chi si allaccia le scarpe anche quando non ne ha voglia.
Il carico invisibile che ti porti dietro
È quel momento dell’anno in cui sembra che il calendario abbia il potere mistico di resettare la tua VO2 max, la tua motivazione e persino il chilometraggio delle tue scarpe. Spoiler: non è così. Il primo gennaio sarai esattamente la persona che sei oggi, forse solo con un po’ più di lenticchie nello stomaco e qualche ora di sonno in meno.
Eppure, questo rito di passaggio ci serve. Ci serve per fermarci un attimo, guardare l’orologio GPS non per controllare il passo medio, ma per capire quanta strada abbiamo fatto. Il problema è che spesso, insieme ai chilometri, accumuliamo zavorra.
Immagina di correre con uno zaino. Non quello idrico da trail ultra-leggero ed ergonomico. Parlo di un sacco di iuta metaforico in cui, mese dopo mese, hai gettato dentro frustrazioni, quel personal best mancato per tre secondi, l’invidia per l’amico che si allena alle 5 del mattino sorridendo (mentono tutti, sappilo), e la sensazione costante di non aver fatto abbastanza.
Questo è il carico invisibile. Pesa più di un lungo di trenta chilometri a digiuno ed è la prima causa di infortuni all’anima del runner. Per entrare nel 2026 con un passo decente, bisogna aprire quello zaino e fare una selezione spietata.
Una cosa da tenere
Se devi salvare una sola cosa dal 2025 da mettere in valigia per il nuovo anno, non scegliere la medaglia più bella o la gara in cui ti sei sentito un keniano bianco. Troppo facile. Quelle sono le foto da copertina, ma la corsa è fatta di lunedì piovosi e bui.
Portati dietro il ricordo di quell’allenamento schifoso. Sì, proprio quello. Quello in cui le gambe erano di cemento armato, il fiato corto, pioveva una pioggia fine e fastidiosa che ti entrava negli occhi e ogni singola cellula del tuo corpo ti urlava di fermarti al bar per un cornetto.
Eppure, non ti sei fermato. L’hai finito. Male, piano, imprecando, ma l’hai finito.
Quella è la “materia oscura” che tiene insieme l’universo del runner. È la consapevolezza che sai stare nel disagio, che sai negoziare con la tua voglia di mollare e vincere tu. Portati dietro questa capacità di resistenza silenziosa. Ti servirà molto più dei tempi al chilometro, perché ci saranno giorni nel 2026 in cui non avrai voglia, e quel ricordo sarà l’unica cosa capace di spingerti fuori dalla porta.
Una cosa da lasciare
Qui saremo categorico, quasi brutale: lascia nel 2025 il senso di colpa per le corse non fatte.
La vita è già complicata. Ci sono il lavoro, la famiglia, gli imprevisti, la stanchezza quella vera, quella che ti entra nelle ossa. A volte saltare un allenamento non è un fallimento, è saggezza.
Il runner amatoriale – cioè tu, cioè noi – tende a vivere l’allenamento saltato come un peccato capitale che richiede un’espiazione immediata, solitamente sotto forma di un allenamento doppio il giorno dopo (pessima idea) o di un’autoflagellazione mentale che dura giorni.
Basta. Il senso di colpa è un bagaglio che non paga il supplemento aereo, è solo peso morto. Non ti rende più disciplinato, ti rende solo più ansioso. Se salti un’uscita, il tuo stato di forma non precipita nell’abisso nel giro di 24 ore. Il mondo continua a girare. Lascialo andare. Corri per stare bene, non per punirti.
Una cosa da iniziare (micro)
Siamo tutti bravissimi a fare liste di buoni propositi che sembrano il programma elettorale di un candidato megalomane: “Nel 2026 correrò due maratone, farò yoga ogni mattina e mangerò solo avocado bio”. Sappiamo entrambi che entro il 15 gennaio sarai sul divano a mangiare avanzi di panettone.
Il segreto non è la rivoluzione, è la micro-evoluzione. Scegli una cosa piccolissima, quasi ridicola per quanto è semplice, e falla diventare automatica.
Ti propongo questa: prepara tutto la sera prima.
Non parlo solo di tirare fuori i vestiti. Parlo di creare il “kit di lancio”. Metti le scarpe vicino alla porta, i calzini sopra le scarpe, l’orologio già carico vicino alle chiavi di casa. Elimina l’attrito tra l’intenzione (“vorrei correre”) e l’azione (“sto correndo”).
Quando la sveglia suona e il tuo cervello rettiliano cercherà scuse plausibili per restare sotto il piumone, non dover cercare i pantaloncini sarà la tua salvezza. È un gesto di gentilezza verso il “te stesso” assonnato del mattino. È un piccolo rituale che dice: “È tutto pronto, devi solo metterci il corpo”.
Il 2026 non sarà l’anno perfetto. Ci saranno infortuni, pioggia e giorni no. Ma se viaggi leggero e ti prepari bene, sarà comunque un anno in cui varrà la pena allacciarsi le scarpe.


