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Crampi: non è (solo) una questione di idratazione

  • 4 minute read

Il crampo è quella cosa inaspettata, fuori luogo e capace di rovinare completamente l’atmosfera di una bella corsa. Magari sei nel bel mezzo di un momento magico in cui le gambe girano da sole, il respiro è regolare e ti senti come il protagonista di un film ambientato a Central Park. Poi, all’improvviso, il polpaccio – o il quadricipite, o il bicipite femorale, che è sempre il più subdolo – decide di scioperare. Non uno sciopero sindacale, annunciato e con dei preavvisi. No, è un ammutinamento. Un’insurrezione dolorosissima che ti costringe a fermarti, a contorcere il viso in una smorfia di dolore quasi primitivo. Ok, sto esagerando. Diciamo che non sono per niente piacevoli.

La risposta, come spesso accade quando si parla di corsa e del nostro corpo, non è così semplice come bere un bicchier d’acqua (o di una bevanda con sali, come vedremo).

Un interessante articolo su The Manual cerca di mettere un po’ d’ordine nella questione. Per anni abbiamo vissuto con la convinzione quasi dogmatica che i crampi fossero solo e soltanto una questione di idratazione e di elettroliti. Una specie di equazione infallibile: crampo = non hai bevuto abbastanza o hai perso troppo sodio e potassio. E intendiamoci, questa componente esiste ed è vera, ma non racconta tutta la storia.

Il nostro sistema muscolare è una macchina complessa che funziona a impulsi elettrici, e gli elettroliti – come sodio, potassio, magnesio e calcio – sono le candele che innescano la scintilla. Se mancano, il motore inizia a perdere colpi, a battere in testa, fino a bloccarsi del tutto in quella contrazione che conosciamo fin troppo bene.

Ma c’è di più. E il “di più” è spesso la parte più importante, quella che ignoriamo.

La ribellione del sistema nervoso

La teoria oggi più accreditata, e che sta trovando sempre più conferme, sposta il focus dal singolo muscolo all’intero sistema neuromuscolare. Immagina il tuo cervello e il tuo midollo spinale come una torre di controllo, e i tuoi muscoli come degli aerei in volo. La torre invia costantemente segnali per dire ai muscoli quando contrarsi e quando rilassarsi. Quando un muscolo è eccessivamente affaticato – perché hai corso più a lungo, più velocemente o con più intensità del solito – la comunicazione tra torre di controllo e aereo inizia a subire delle interferenze.

In pratica, i meccanismi che dicono al muscolo “Ok, ora basta, rilassati” (i cosiddetti Organi Tendinei del Golgi, per chi ama i nomi da manuale di anatomia, che assomigliano tra l’altro ai bastioni di Orione di Blade Runner) si stancano e diventano meno efficaci. Allo stesso tempo, i segnali che dicono al muscolo “Contrai! Contrai!” diventano iperattivi. Il risultato è una sorta di “schermata blu” del sistema operativo muscolare: il muscolo riceve un segnale di contrazione costante e non riesce più a spegnerlo. Il sistema va in crash e arriva il crampo.

Questo spiega perché i crampi colpiscono più spesso alla fine di una gara o di un allenamento particolarmente duro. Non è solo perché hai sudato di più, ma perché il tuo sistema ha superato la sua soglia di affaticamento.

Cosa fare quando la musica si ferma?

Nell’immediato, la soluzione è quasi istintiva e sempre la stessa: fermati. Non fare l’eroe. Stai dando al tuo corpo un segnale di sovraccarico e insistere sarebbe come alzare il volume della radio per non sentire il rumore del motore che sta fondendo.

La cosa migliore da fare è allungare dolcemente e passivamente il muscolo colpito. Se è il polpaccio, tira la punta del piede verso di te. Se è il quadricipite, afferra la caviglia e porta il tallone verso il gluteo. Questo allungamento meccanico aiuta a “resettare” i recettori nervosi impazziti, convincendoli a dire al muscolo di rilassarsi. Un leggero massaggio può aiutare a stimolare il flusso sanguigno e a ridurre la tensione.

Prevenire è meglio che imprecare

Ma la vera partita si gioca sulla prevenzione. E qui, mi dispiace deluderti, non esistono scorciatoie o integratori magici.

  1. Allenamento progressivo: È la regola numero uno. Aumenta il chilometraggio e l’intensità in modo graduale. Dai al tuo corpo il tempo di adattarsi e di diventare più forte. Se prepari una maratona correndo al massimo 15 chilometri a uscita, non sorprenderti se al trentesimo chilometro i tuoi muscoli presenteranno le dimissioni.
  2. Idratazione e alimentazione intelligenti: bere e integrare elettroliti rimane fondamentale. Ma fallo con criterio, soprattutto prima e durante le corse lunghe e con il caldo. Una banana, una manciata di frutta secca o un gel con elettroliti possono fare la differenza.
  3. Rinforzo muscolare: Spesso noi runner ci concentriamo solo sulla corsa, trascurando tutto il resto. Esercizi di forza specifici, anche a corpo libero, e la pliometria (esercizi basati su salti e balzi) rendono i muscoli più resistenti alla fatica e meno inclini a questi cortocircuiti.

Alla fine, il crampo non è un nemico casuale. È un messaggero, per quanto brutale. Ti sta dicendo qualcosa sul tuo allenamento, sulla tua preparazione, su come tratti il tuo corpo. E come in ogni buona relazione, la chiave è l’ascolto. Anche quando il messaggio è urlato da un polpaccio indurito come il marmo.

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