- Dopo aver visto come nascono le sneaker, continuiamo a parlare dei modelli iconici di adidas.
- Eravamo rimasti al 1969 e alle mitiche Superstar.
- Nel frattempo adidas ha continuato a disegnare e produrre modelli che in pochi anni sono già diventati dei classici.
C
oncludiamo il nostro viaggio fra le sneaker più celebri di adidas con i modelli che si sono avvicendati in questi ultimi decenni. Sembra che la regola per la casa tedesca sia quella di fare uscire un modello destinato a diventare iconico ogni decennio. Senza mai mancare un appuntamento.
Classic e Instant classic
Campus

Pur se ufficialmente commercializzata nel 1980, la Campus trae origine da un modello da basket chiamato Tournament del decennio precedente. Basta un’occhiata per riconoscerla: silhouette low-top, suede vissuto, le tre strisce. Le adidas Campus non sono solo sneakers: sono un linguaggio.
Diventa Campus solo negli anni ’80 per parlare ai college, poi alla strada, poi al mondo intero. Ma il vero salto lo fanno nel ‘92, sulla copertina di Check Your Head dei Beastie Boys, a suggellare ancora una volta il connubio fra sneaker e musica. Che si ripeterà nel 1996 con la traccia A.D.I.D.A.S. da Life Is Peachy dei Korn, diventata una capsule vera e propria nel 2023.
Da lì in poi diventeranno anche un simbolo nel mondo dello skate, fino all’ingresso ufficiale nello streetwear, si trasformano senza perdere il DNA. C’è stata la “Towelie”, in spugna lavanda e occhi che si accendono ai raggi UV (ciao South Park). Ci sono state le collezioni con BAPE, Footpatrol, e poi Bad Bunny, con le sue Campus piene di dettagli, come il colletto in raso e i lacci spessi – da collezione ancora prima di uscire.
Spezial

Nel 1979 nel mondo della pallamano serviva una scarpa con grip, stabilità e leggerezza. adidas risponde con la Handball Spezial. Tomaia in suede, suola in gomma naturale dentellata e un nome che in tedesco vuol dire solo una cosa: speciale, appunto.
Era fatta per il parquet, e lì ha brillato. Ma la sua storia più interessante comincia appena fuori dalla palestra. Già negli anni ’80, la Spezial conquista le tribune inglesi. I tifosi la scelgono per stile e comodità, la subcultura casual la trasforma in uniforme da stadio. Sobria, resistente, fedelissima.
Negli ultimi anni è tornata in auge grazie all’effetto nostalgia: Samba, Gazelle, e ora di nuovo lei. Influencer, archivi, TikTok: la Spezial è ovunque. E adidas ha capito al volo: riedizioni fedeli, collab di peso (come quella con Sporty & Rich), e addirittura una linea intera a lei intitolata.
Sembra uscita dagli anni ’70, ma sta benissimo nei look di oggi. Una scarpa che ha cambiato campo, ma non identità.
La girovaga: NMD R1
NMD sta per Nomad, e già il nome racconta tutto: una sneaker pensata per chi vive la città con passo veloce e stile personale. Arrivata nel 2015, è il mix perfetto tra eredità anni ’80 e tecnologia attuale. La NMD è la sneaker più recente di adidas, eppure a ben guardarla pare esistere da molti più anni.
Ma i materiali con cui è fatta rivelano l’epoca di creazione: la tomaia è in Primeknit, un materiale che in quegli anni adidas iniziava a diffondere fra alcuni modelli della sua collezione, e l’intersuola Boost e quei blocchi laterali in EVA che fanno tanto futuro-retro. Un’idea di Nic Galway per i “nomadi urbani”, diventata subito oggetto di culto.
Lanciata con un drop limitato a New York, fa il sold out in pochi minuti, e riappare subito nel mercato secondario a cifre fuori controllo. Arrivava nel momento giusto: in piena era Yeezy e Ultra Boost, ma con una personalità tutta sua.
Poi sono arrivate le varianti: senza lacci (City Sock), con tagli nuovi (R2, V3), suole platform (W1), fino all’evoluzione stilosa della NMD_S1. Ma soprattutto sono arrivate le collab: Pharrell con le sue Human Race coloratissime e piene di messaggi, BAPE con la mimetica che ha fatto la storia, edizioni rare come la Pitch Black o la Overkill Firestarter. Ogni volta, sold out garantito.

