Se la routine ha trasformato i tuoi allenamenti in un noioso “copia e incolla”, forse è il momento di resettare tutto e tornare principiante.
- La trappola della routine: Anni di allenamento possono portare a noia e a un calo della motivazione, facendoti perdere la gioia iniziale.
- Cos’è Shoshin: È un concetto Zen che significa “mente del principiante”, l’arte di affrontare ogni esperienza con la curiosità e l’apertura della prima volta.
- L’esperienza è una gabbia? A volte sì. Il “pilota automatico” e l’ossessione per i dati ci impediscono di goderci il momento presente.
- Cambia percorso: Uscire dai soliti giri spezza la monotonia e costringe il cervello a restare vigile, trasformando la corsa in un’esplorazione.
- Corri senza orologio: Liberarsi dalla dittatura del GPS e del cronometro permette di tornare ad ascoltare le proprie sensazioni corporee.
- Focalizzati su un dettaglio: Concentrarsi solo sul respiro o sull’appoggio del piede semplifica l’esperienza e la rende una forma di meditazione in movimento.
Ti ricordi l’emozione della tua prima corsa? E se potessi provarla di nuovo?
Prova a pensarlo. Togli la polvere dai ricordi e torna a quel giorno. A quelle scarpe forse sbagliate, a quella maglietta di cotone che dopo dieci minuti era già un reperto da archeologia industriale, al fiatone che sembrava volesse sfondarti i polmoni. Ti ricordi la sensazione a fine corsa? Non il tempo sul cronometro, che probabilmente nemmeno avevi, ma quella strana, inebriante miscela di sfinimento e onnipotenza. La sensazione di aver fatto qualcosa di nuovo, di aver spostato un piccolo confine.
Ora fai un salto in avanti fino a stamattina. O a ieri. O al tuo ultimo allenamento. Garmin al polso, notifiche di Strava pronte a partire, percorso memorizzato al centimetro, un’idea precisa del ritmo da tenere per quel lavoro specifico. Tutto perfetto, scientifico, ottimizzato. Emozionante? Forse non è la prima parola che ti verrebbe in mente. Ed è normale, intendiamoci. Ma se ti dicessi che un modo per ritrovare quella scintilla esiste, e non richiede di comprarti un nuovo gadget tecnologico?
Shoshin: il segreto Zen della “mente del principiante”
C’è una parola giapponese, presa in prestito dalla filosofia Zen, che fotografa questa idea alla perfezione: Shoshin. Letteralmente significa “mente del principiante”. È un concetto affascinante che ci invita ad affrontare qualsiasi attività, anche quella in cui ci sentiamo esperti, con l’atteggiamento e la curiosità di chi la sta facendo per la prima volta. Liberi da preconcetti, aspettative e, soprattutto, dalla pesante zavorra del “io so già come si fa”.
Il maestro Zen Shunryu Suzuki diceva: “Nella mente del principiante ci sono molte possibilità, in quella dell’esperto poche”. Pensaci: quando sei un principiante, ogni corsa è una scoperta. Ogni sentiero è nuovo, ogni sensazione è da decifrare. Quando diventi un esperto, invece, sai già tutto. Conosci il tuo passo, la risposta del tuo cuore sotto sforzo, le tue crisi e le tue riprese. Sai come andrà a finire. E questa conoscenza, che hai faticosamente costruito, rischia di trasformare l’avventura in un semplice copione da recitare.
Perché l’esperienza, a volte, può diventare una gabbia
L’esperienza è un patrimonio, certo. Ci evita infortuni, ci fa allenare meglio, ci permette di raggiungere obiettivi. Ma può anche costruire intorno a noi una gabbia dorata fatta di abitudini e automatismi. Il famoso “pilota automatico” che si inserisce non appena allacciamo le scarpe. Corriamo lo stesso percorso, alla stessa ora, pensando alla lista della spesa o a quella riunione di lavoro. Il corpo va, la testa è altrove.
L’arroganza dell’esperienza ci fa credere di non avere più nulla da imparare. Giudichiamo ogni allenamento in base a una tabella di marcia interiore: “Oggi sono andato piano”, “Questa ripetuta non è venuta come doveva”. Perdiamo la capacità di accogliere quello che la giornata e il nostro corpo ci offrono, bello o brutto che sia, e lo incaselliamo subito in un giudizio di valore. Il risultato? Frustrazione, noia e quella sensazione strisciante di star facendo un dovere, più che un piacere.
3 Modi pratici per coltivare la mente del principiante nel tuo prossimo allenamento
Ma lo Shoshin non è una filosofia astratta per monaci seduti su un cuscino. È un approccio pratico, un esercizio mentale che puoi mettere in pratica da domani.
Corri un percorso che non hai mai fatto
È il modo più semplice e potente. Esci di casa e, al primo bivio dove di solito giri a destra, stavolta gira a sinistra. Perditi, esplora strade che non conosci. Non sapere cosa ti aspetta dopo la prossima curva costringe la tua mente a restare presente, attenta. L’allenamento smette di essere un’esecuzione e torna a essere un’esplorazione.
Lascia a casa l’orologio
Lo so, non è facile, sembra quasi di uscire nudi. Eppure, correre senza la dittatura di ritmo, passo e distanza è un atto liberatorio. Ti costringe a usare un altro tipo di tecnologia, molto più sofisticata: il tuo corpo. Come stai respirando? Le gambe come girano? Sei stanco o hai ancora energie? Corri a sensazione, riscoprendo un dialogo con te stesso che i dati spesso silenziano.
Concentrati su una sola cosa (il respiro, l’appoggio del piede)
Invece di pensare a mille variabili, scegline una sola. Per i prossimi dieci minuti, a esempio, concentrati unicamente sul suono dei tuoi piedi che toccano terra. Cerca di renderlo più leggero, più silenzioso. Oppure focalizzati sull’aria che entra ed esce dai polmoni. Questa pratica, simile a una meditazione in movimento, svuota la mente dal rumore di fondo e ti radica nel gesto che stai compiendo. Nient’altro.
Nell’arte del correre, siamo tutti eterni principianti
La verità è che, per quanto esperti possiamo diventare, ogni corsa è diversa. Il nostro corpo non è mai lo stesso del giorno prima, così come non lo sono il tempo, la luce o il nostro stato d’animo. Accettare di essere eterni principianti non significa regredire, ma aprirsi a un apprendimento infinito. Significa darsi il permesso di essere sorpresi, di sbagliare, di provare gioia per un dettaglio a cui non avevamo mai fatto caso.
Forse, il segreto per continuare a correre per una vita non è diventare sempre più bravi, ma diventare sempre più bravi a riscoprirci principianti. Ogni volta.




