Under Armour Velociti Elite 3: un carbonio mai sentito

Se cerchi una super scarpa con piastra che non sia "morbida", la Velociti Elite 3 è la risposta. Reattività pura, connessione diretta e una sensazione di spinta senza filtri

Le UA Velociti Elite 3 usano un sandwich di due schiume “morbide” (HTPU + HOVR+) per creare una reattività diretta ed esplosiva. Tutta da provare

  • Le Velociti Elite 3 non sono le solite super-scarpe morbide; la sensazione è nettamente reattiva e diretta.
  • Combinano una piastra in carbonio con un’intersuola a sandwich (HTPU e schiuma HOVR+ supercritica).
  • Il drop è quasi nullo: solo 2 mm (37,5 mm sul tallone / 35,5 mm sull’avampiede).
  • La reattività è immediata: la scarpa minimizza la dispersione di energia e spinge senza attese.
  • Non è per principianti del carbonio, ma per runner esperti che cercano una risposta esplosiva e onesta.
  • La suola torna ad avere pannelli di gomma veri per grip e durabilità, abbandonando la filosofia “Flow”.

L’eccezione (secca) alla regola

Quando senti “nuova scarpa da gara”, la mente va in automatico. Parte la lista della spesa: piastra in fibra di carbonio? C’è. Intersuola altissima e morbidissima? C’è. Tomaia leggera come un sospiro? C’è. Il risultato? Una scarpa che ti fa rimbalzare come se fossi su un tappeto elastico, con quella sensazione di affondare e poi essere spinto in avanti.

Ecco, potremmo descrivere le Under Armour Velociti Elite 3 così: una scarpa con piastra in carbonio e un’intersuola in TPE (un elastomero termoplastico).

Sarebbe una descrizione tecnicamente ineccepibile. E sarebbe imprecisa.

Perché se hai in mente la sensazione principalmente morbida che caratterizza molte delle super-scarpe sul mercato, sei fuori strada. Sia chiaro: quelle scarpe sono reattive, eccome. Ma usano la morbidezza come parte dell’equazione del ritorno di energia. Under Armour, invece, sembra aver preso il manuale d’istruzioni e averlo messo in un cassetto. Per scriverne un altro. Perché le Velociti Elite 3 sono un’altra cosa.

Cosa c’è sotto il cofano (e dentro l’intersuola)

Prima di parlare di sensazioni, guardiamo la scheda tecnica, che questa volta è più interessante del solito.
La Velociti Elite 3 è una scarpa da gara per atleti neutri, progettata per le massime prestazioni, dalla maratona alle gare più brevi e veloci. È leggerissima: circa 220 grammi (in taglia 9 US).

Il differenziale (drop) è quasi nullo: solo 2 mm, risultato di uno stack di 37,5 mm sul tallone e 35,5 mm sull’avampiede. Siamo sotto il limite dei 40 mm, ma nel pieno della categoria “super scarpe”. Eppure con una scelta precisa in termini di drop: 2 mm sono quasi niente e spingono a una corsa sbilanciata in avanti, per dare il massimo in termini di propulsione.

Under Armour Velociti Elite 3

La tomaia è in tessuto Leno Weave, un materiale ormai collaudato per le scarpe ad alte prestazioni: è leggero, traspirante e offre una calzata strutturata, bloccando il piede dove serve, senza costringerlo.

Ma il vero cuore della scarpa è l’intersuola. È una struttura complessa, un sandwich a doppia schiuma con una piastra in carbonio a tutta lunghezza nel mezzo.

  1. Strato superiore (a contatto con la soletta interna in TPE): è una schiuma in HTPU (poliuretano termoplastico ad alte prestazioni), un materiale simile al Pebax, progettato per offrire morbidezza e un ritorno elastico dinamico.
  2. Strato inferiore (a contatto con la strada): È la nuova schiuma UA HOVR+ supercritica. È significativamente più leggera e morbida della vecchia HOVR, e il suo compito è massimizzare il ritorno di energia e l’ammortizzazione.

E infine, il battistrada. E questa, per chi segue il marchio, è una notizia. Per anni, Under Armour ci ha abituati alla filosofia “Flow”: intersuola e suola erano quasi la stessa cosa, con uno “strato di sacrificio” di gomma che fungeva da battistrada. Qui si cambia musica. La Velociti Elite 3 ha veri pannelli di gomma resistente posizionati strategicamente, per offrire grip e durabilità senza aggiungere peso inutile.

Under Armour Velociti Elite 3

La sensazione che spiazza

Ora arriva il bello. Ho appena scritto che l’intersuola ha uno strato superiore “morbido” (HTPU) e uno strato inferiore “più morbido” (HOVR+ supercritica). Logica vorrebbe che la sensazione sia… morbida. Giusto?

Sbagliato.

Appena le indossi, dimentica la sensazione di “cuscino”. La prima sensazione che avrai, e che ti accompagnerà a ogni passo, è “reattiva”. Non è “dura”, semmai è precisa, immediata.
Come è possibile? La magia sta nella combinazione di questi materiali. Quelle schiume non sono lì per farti sprofondare; sono lì per restituire energia il più velocemente possibile.

L’intersuola HOVR+ non sembra fatta per accoglierti morbidamente, ma per spingerti in avanti senza esitazione. Under Armour sembra aver studiato una formula che minimizza ogni dispersione di energia in fase di compressione. Non c’è un millisecondo sprecato. L’appoggio è netto, l’impatto è solido e tutta la dinamica è concentrata esclusivamente sulla fase di rilascio. La sensazione, quasi innaturale, è che l’energia che la scarpa ti restituisce in spinta sia superiore a quella che hai impresso tu in fase di atterraggio. Ovviamente è fisicamente impossibile (ciao, Primo principio della termodinamica), ma la percezione è quella. È una scarpa costantemente in fase critica, sempre pronta a esplodere.

Elogio della reattività (senza mediazioni)

In un mercato dove molti hanno puntato sulla formula “massima morbidezza reattiva + piastra”, Under Armour ha scelto una strada diversa. Non ha creato una scarpa meno reattiva ma una diversamente reattiva.

Questo, intendiamoci, non significa che sia scomoda. I 37,5 mm di stack ci sono e fanno il loro lavoro, cioè filtrare le asperità della strada. La protezione c’è. Ma, ed è qui la magia, è come se quell’intersuola non facesse da filtro alla tua forza. Non c’è uno strato di mediazione che attutisce e smorza la connessione tra te e l’asfalto.

Senti le forze che imprimi a terra tornare indietro sulla pianta del piede con la stessa intensità, ma senza il “rumore” della strada. È una connessione diretta con la spinta. Non è la reattività “vecchia scuola” (dove sentivi ogni crepa dell’asfalto), è una reattività moderna: protetta, e brutalmente onesta.

Per chi è (e per chi non è)

Questa non è una scarpa per chi si avvicina per la prima volta al carbonio. Se arrivi da una scarpa tradizionale (senza piastra, con intersuole classiche), la differenza si sente. Le scarpe con piastra non si piegano docilmente; ti costringono a rullare in avanti, guidando la tua meccanica di corsa.

Questa Velociti Elite 3 è per il runner che ha già confidenza con le piastre e, forse, e vuole provare una nuova sensazione di corsa che, pur se mediata da un’intersuola di buona altezza, è molto reattiva. Davvero molto. È per chi insomma cerca una risposta più immediata, per chi vuole sentire la spinta senza quell’attimo di attesa dato dalla compressione della schiuma.

È una scarpa da gara, dalla 10k alla maratona (se hai la gamba e la tecnica per gestirla). È perfetta per i lunghi veloci e per i lavori di qualità più intensi. Come tutte le scarpe di questa categoria, il suo vero vantaggio non è solo farti andare più veloce (che lo fa), ma affaticare meno il corpo. Aumentando il rendimento, protegge i muscoli dalle vibrazioni e ti permette di correre più a lungo, lasciandoti le gambe più fresche.

Tiriamo le somme

Le Under Armour Velociti Elite 3 sono una cosa diversa nel panorama delle scarpe da gara. Se cerchi il comfort di un divano su cui sprofondare, forse non fanno per te. Se invece cerchi una risposta esplosiva, diretta, quasi aggressiva, che non perda un singolo watt della tua spinta, allora potresti aver trovato la tua prossima alleata.

Il prezzo di listino è di 250 €. Le trovi in anteprima nei migliori negozi di running specializzati, sul sito ufficiale di Under Armour e, da febbraio, anche nei negozi Under Armour (come quello nuovissimo in Corso Buenos Aires 56 a Milano).

Under Armour Velociti Elite 3

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