- Correre fino allo spazio richiederebbe almeno 10 ore per superare la Linea di Kármán e 40 ore per raggiungere la ISS.
- Sarebbe l’ultramaratona più estrema di sempre, ben oltre qualsiasi corsa terrestre.
- La corsa insegna che i limiti si possono sempre spingere un po’ più in là, senza dover per forza puntare alle stelle.
Hai mai pensato di correre fino allo spazio? No, non in senso figurato, tipo “sono in un tale stato di grazia che mi sento leggero come un astronauta”. Intendiamo proprio correre in verticale, chilometro dopo chilometro, fino a lasciare l’atmosfera terrestre.
L’idea può sembrare assurda, ma qualcuno ha fatto i calcoli per capire quanto tempo ci metteresti davvero. Spoiler: non sarà una corsetta facile.
Quanto tempo serve per “correre” nello spazio?
Se prendiamo come riferimento un runner medio che mantiene un passo di circa 10 km/h, e ipotizziamo che possa correre su una pista verticale (tralasciando il piccolo dettaglio della gravità e della mancanza di ossigeno), i numeri sono sorprendenti:
- Dopo 48 minuti avresti già superato la quota in cui l’aria diventa irrespirabile. Solo 48 minuti! In meno di un’ora saresti già senza aria.
- Dopo 1 ora saresti all’altezza degli aerei di linea. Presta attenzione a destra e sinistra. E anche sopra e sotto.
- Dopo 8 ore raggiungeresti finalmente lo spazio, o meglio il confine della regione che la NASA definisce ufficialmente come “spazio”, cioè a 80 km di altitudine.
- Dopo 10 ore arriveresti alla famosa Linea di Kármán (100 km), il confine che separa l’atmosfera terrestre dallo spazio.
- Dopo 16 ore ti troveresti all’altezza delle orbite satellitari più basse. Presta ancora attenzione a non incrociare la rotta di nessuno.
- Dopo 40 ore sarai stanco. Non preoccuparti: sei alla quota della Stazione Spaziale Internazionale. Prova a bussare e vedi se ti danno un tè caldo
- Dopo 3.500 ore (146 giorni) raggiungeresti i satelliti geostazionari a 35.000 km di altezza.
- Dopo 4 anni e mezzo di corsa ininterrotta (e con una bella scorta di gel energetici) potresti finalmente arrivare sulla Luna.
Tutto questo, ovviamente, ignorando il piccolo problema della resistenza umana, della mancanza di ossigeno e del fatto che la gravità non ti lascerebbe mai davvero “correre” verso l’alto.
Ridefinendo il concetto di ultramaratona
A questo punto, il paragone con le ultramaratone più dure del pianeta è inevitabile. Se pensavi che la Badwater 135, con i suoi 217 km nel caldo torrido della Death Valley, fosse estrema, immagina di dover affrontare una salita infinita senza possibilità di fermarti.
O magari pensi alla Barkley Marathons, la corsa più folle del mondo con 160 km nel nulla, senza segnalazioni, con dislivelli assurdi e un tasso di abbandono vicino al 99%. Ma anche qui, almeno, l’aria è respirabile. Circa.
Correre fino allo spazio, insomma, sarebbe come affrontare l’ultramaratona definitiva: senza ristori, senza checkpoint, senza ossigeno e con un’unica direzione possibile: verso l’alto.
Lezioni di corsa da un viaggio impossibile
Per quanto in alcuni giorni si possa pensare di andarsene nello spazio e lasciarsi la terra alle spalle, nessuno si metterà mai a correre verso lo spazio (almeno finché non inventano un tapis roulant a gravità zero e lungo, molto lungo). Però questa folle ipotesi ci insegna qualcosa sulla corsa:
- La resistenza è tutto.
Il corpo umano è capace di imprese incredibili se allenato a dovere. Certo, correre per 40 ore di fila non è fattibile per tutti, ma allenarsi per migliorare la resistenza è la chiave per affrontare ogni sfida, che sia una mezza maratona o un’ultra. - I limiti esistono per essere spinti un po’ più in là.
Se qualcuno ti avesse detto che un uomo avrebbe corso 6 giorni di fila senza dormire, ci avresti creduto? Eppure è successo. Il tuo limite è sempre un po’ più avanti di quanto pensi. - Non serve puntare alle stelle, basta trovare il proprio “spazio” nella corsa Magari non hai intenzione di diventare un ultramaratoneta o di stabilire record impossibili, ma ogni corsa è una piccola missione spaziale personale. Il tuo obiettivo potrebbe essere correre 5K senza fermarti, o finire la tua prima maratona. L’importante è partire.
Quindi, anche se non correrai mai fino alla Stazione Spaziale Internazionale, la prossima volta che ti metti le scarpe e inizi la tua corsa, ricorda che ogni passo è un po’ di più di quanto hai fatto ieri. E a volte, per sentirsi in orbita, basta un runner’s high al momento giusto. 🚀
(Via Unilad Tech)


