Brooks lancia la Glycerin Max 2, portando l’ammortizzazione a 45mm con una nuova intersuola e una geometria pensata per la fluidità.
- Brooks ha presentato la Glycerin Max 2, evoluzione della sua scarpa più ammortizzata di sempre (fino a oggi).
- L’obiettivo è il massimo comfort e la protezione sulle lunghe distanze.
- L’intersuola è la nuova DNA Tuned a infusione di azoto, con una struttura a doppia cella
- Le diverse densità cellulari (morbide sul tallone, reattive in punta) bilanciano impatto e spinta
- Lo stack height è notevole: 45 mm sul tallone e 39 mm sull’avampiede (drop 6 mm).
- La tecnologia GlideRoll Rocker facilita la transizione e la fluidità della rullata.
Il comfort è una cosa seria. Anzi, “Max”.
Viviamo in un’epoca affascinante per la corsa: se fino a pochi anni fa si discuteva di minimalismo e “corsa naturale”, oggi la tendenza dominante è chiara: maximalism. Vogliamo correre il più comodi possibile e con tanta ammortizzazione.
Il punto, però, è che non basta mettere centimetri di mescola sotto il piede per fare una buona scarpa. Anzi, spesso è vero il contrario: più una scarpa è alta e morbida, più rischia di essere instabile, pesante o semplicemente poco reattiva, finendo per assorbite tutta l’energia che produci senza restituire nulla.
Brooks, che della filosofia del “comfort” ha fatto la sua bandiera da tempi non sospetti (la linea Glycerin è un pilastro da tanti anni), ha deciso di alzare la posta. Dopo la prima versione, arriva la nuova Glycerin Max 2, e il nome dice già tutto. Non si tratta solo di comfort, ma di comfort massimo.
45 millimetri di morbidezza
Partiamo dal dato che tutti vogliono sapere: l’altezza. La Glycerin Max 2 si presenta con uno stack di ben 45 mm sul tallone e 39 mm sull’avampiede. Siamo ai limiti (letteralmente, nel caso delle competizioni ufficiali, anche se questa non è una scarpa da gara) di quanto si possa mettere sotto un piede.
Ma, come dicevamo, l’altezza non è tutto. Quello che conta è cosa c’è dentro quei 45 millimetri. Brooks introduce una nuova intersuola chiamata DNA Tuned. Si tratta di una mescola infusa con azoto (una tecnologia che Brooks usa spesso per ottenere leggerezza e reattività), ma la vera novità sta nella sua “struttura a doppia cella”.
Cosa significa? In pratica, l’intersuola non è un blocco monolitico con una sola densità. Brooks ha differenziato la struttura: celle più ampie e morbide nel tallone, per assorbire l’impatto in modo controllato, e celle più compatte e reattive nell’avampiede, per offrire una spinta più energica al momento dello stacco. È un modo per darti il meglio dei due mondi: l’atterraggio sul morbido che desideri e la risposta che ti serve per non sentirti “insabbiato”.
Geometria e transizioni: come far muovere un colosso
Avere un’intersuola così non serve a nulla se la scarpa non si muove con te. Per questo, Brooks ha lavorato molto sulla geometria. La tecnologia chiave si chiama GlideRoll Rocker che si traduce nella forma “a dondolo” della suola. Questa curvatura accentuata aiuta il piede a rullare in modo fluido dal tallone (o dal mesopiede) fino alla punta, rendendo ogni passo più efficiente e meno faticoso.
A questo si aggiungono delle “linee verticali” sui lati dell’intersuola, che secondo Brooks ottimizzano ulteriormente la transizione, contribuendo a un movimento più naturale.
La calzata: stabilità e spazio

Infine, la tomaia. Correre su una piattaforma così alta richiede che il piede sia ben saldo. Se il piede si muove dentro la scarpa, l’instabilità è garantita.
La Glycerin Max 2 utilizza un Air Mesh a triplo jacquard (che tradotto significa traspirante e strutturato). Ma la novità più importante è la forma: Brooks dichiara una calzata più avvolgente nel mesopiede (per tenerti bloccato al tuo posto) e, allo stesso tempo, maggiore spazio nell’avampiede. Quest’ultimo è un dettaglio fondamentale per le lunghe distanze: quando i piedi iniziano a gonfiarsi dopo molti chilometri, avere spazio per le dita diventa un dettaglio benvenuto.
Il prezzo? 200 €. È il prezzo da pagare per correre su quella che Brooks definisce la “massima espressione di morbidezza e fluidità” della sua collezione. Una scarpa pensata non per il record sul 10K, ma per macinare chilometri su chilometri nel comfort più assoluto, o per quei giorni di recupero in cui le gambe chiedono solo di essere trattate bene.
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