Come cambiare le abitudini può portare alla consapevolezza

I cambiamenti di abitudini partono dalla consapevolezza. E anche dalle parole che usiamo

Ti è mai capitato di fare una dieta? Statisticamente è molto probabile che sia successo: tutti prima o poi c’abbiamo provato, chi per motivi estetici, chi perché “fortemente consigliato” per motivi di salute. La dieta è in genere (sempre, diciamocelo) un periodo di privazione o di forte controllo dell’alimentazione. Spesso lo si confonde con il regime alimentare, che è però una cosa completamente diversa. Non a caso parliamo di “periodo” in relazione a una dieta: è una cosa che fai (o che subisci) per un certo tempo, e che si spera abbia magici effetti, come farci dimagrire o riportare la pressione sanguigna o i trigliceridi sotto controllo.

Se la si considera per quello che è, la dieta non ha niente di male, ma non bisogna trascurare che cambiamenti temporanei nell’alimentazione possono solo portare a cambiamenti fisici temporanei. Il regime alimentare ha un nome che incute timore (ha un che di militare e di certo non ti fa pensare a qualcosa di piacevole) ma ha un significato diverso: implica un cambiamento di abitudini alimentari più lungo e duraturo, con effetti più profondi. La dieta è temporanea, il regime alimentare è più o meno permanente, a seconda di come lo si adotta e quanto lo si integra nella propria vita. Tieni a mente questi termini, perché sono importantissimi: “permanente” e “integrare”.

Fatta questa premessa, ora puoi anche capire che differenza c’è fra dietologi e nutrizionisti.

Diamo un altro nome a “regime”

Se c’è una cosa che ci accomuna un po’ tutti è il rapporto che abbiamo con le abitudini: le cambiamo solo quando ne troviamo di migliori. Il che non significa “più leggere da seguire o più divertenti” ma anche, più semplicemente, di cui vediamo gli effetti positivi.

Un bambino smette di gattonare e inizia a camminare perché si accorge che è più efficace farlo: arriva più lontano, con meno fatica e più velocemente, come resistere? Questo è il classico esempio di un cambiamento di abitudine accolto con facilità perché ha effetti positivi facilmente comprensibili.

Forse basterebbe dare un nome diverso alle cose. Prendiamo appunto “il regime alimentare”: adottarne uno significa cambiare abitudini che evidentemente sono “fuori regime”, o che non ti fanno bene. Alimentarsi a regime significa avere un’alimentazione regolare e sana, non privarsi di cibo. Cosa che sarebbe ancora più stupida nel caso degli sportivi che, più di altri, hanno costantemente bisogno di energia.

Se chiamassimo il regime alimentare “mangiare bene” o “mangiare bello” forse le cose migliorerebbero e la sostanza resterebbe, assieme agli effetti positivi che procura un’alimentazione sana. Iniziamo a dire (e pensare) “Mi piace mangiare bene” invece che “Seguo un regime alimentare”. Le parole sono la forma dei nostri pensieri e se usiamo parole che evocano tristezza e privazioni finiremo per odiarle. E odiarci anche, un po’.

La fai facile

Hai ragione: la faccio facile. I cambiamenti non sono mai semplici e la pigrizia spesso ce li fa subire più che decidere: a volte cambiamo perché cambia tutto il resto attorno a noi, non perché lo decidiamo, mettendoci tra l’altro nella condizione di disagio di abbandonare abitudini che danno sicurezza e conforto. Spesso ripenso a una cosa che diceva David Bowie riguardo ai tossicodipendenti: “Chi si droga sa benissimo che non fa bene ma smette di farlo solo perché se ne convince e lo decide, non perché glielo dice qualcuno”. Il cambiamento più duraturo è solo quello che nasce da una convinzione intima e anche questa è una spiegazione del perché le diete sono temporanee e, alla fine, raramente efficaci: non diventano mai abitudini ma restano solo parentesi, spesso di privazione e basta.

Allora il segreto deve essere altrove: deve essere, come sempre, in ciò che produce il cambiamento delle abitudini, cioè nella modificazione dei comportamenti. Come abbiamo visto però questi sono resi possibili solo dalla constatazione che provocano un beneficio: si cambia alimentazione quando ci si rende conto che la nuova ci fa stare meglio, e non solo che ci fa essere più magri o più vicini all’immagine che abbiamo di noi stessi. Cambiamo in meglio in due fasi: quando ci convinciamo che è giunto il momento e quando il cambiamento ci migliora la vita (ricordi? Si cambia un’abitudine con un’altra perché la nuova è migliore).

C’è però un punto di contatto fra queste due fasi: sei tu. Prima parlavamo di “intima convinzione”: puoi chiamarla anche consapevolezza. In altre parole non c’è cambiamento che non provenga dalla volontà personale e dalla constatazione che si lascia un’abitudine per qualcosa di meglio.

Potremo dirti all’infinito che questo e quello fa male o bene e che fare sport è meglio che avere una vita sedentaria ma finché non te ne convinci non succede niente. Come sempre, nella vita tutto dipende da te e sei il solo responsabile delle conseguenze delle scelte che fai.

C’è però una cosa che puoi fare, anzi due: informarti con curiosità e non temere il cambiamento. Provarci, almeno.

Dai un’ultima possibilità alle cattive abitudini

Voglio concludere con qualcosa di contraddittorio proprio sul finale: ti ho detto fin qui di abbandonare le cattive abitudini e ora ti consiglio di non rifiutarle del tutto? Sì, ma con un importante distinguo: puoi circoscriverle e farle diventare qualcosa di diverso. Mai sentita l’espressione “guilty pleasure”? Impropriamente è tradotta con “piacere proibito”, ha un significato un po’ diverso: è il piacere che provoca un senso di colpa, pur restando un piacere. “Piacere”, cioè qualcosa di limitato nel tempo.

Concedersi qualche piacere è fondamentale anche per allentare la tensione provocata dall’essere sempre in controllo. Chiunque ha bisogno di qualche sfogo: una birra ogni tanto, una fetta di dolce in più, un’altra puntata della serie preferita fino alle due del mattino. A volte si può dire “Chi se ne frega”! Te lo potrai permettere perché nel frattempo sarà successo qualcosa di molto profondo: quella che era un’abitudine nociva è diventata un piacere da concederti con parsimonia (e quindi ancora più intenso!) perché nel 95% restante della tua vita riesci ad avere comportamenti sani.

Alla fine assisterai anche al più radicale cambiamento: quello che era straordinario – come mangiare in un certo modo o fare uno sport che mai avresti pensato di fare – è diventato parte della tua vita. È diventato normale, così tanto che non ci presti più attenzione. E alla fine ti ha cambiato, in meglio.


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