Ricordi quella pubblicità progresso che diceva “Prevenire è meglio che curare”? Mai messaggio fu più giusto e meno efficace. Siccome ci pareva e ci pare tuttora perfetto abbiamo deciso di dargli un’altra possibilità. In questo ciclo di articoli vogliamo confermare (se già ce l’hai) l’idea che avere uno stile di vita sano sia un investimento nel futuro o provare a suggerirtelo. E magari, alla fine, convincerti che è proprio così: la prevenzione inizia oggi e i suoi risultati li raccoglierai solo in futuro. Se avrà effetto non ti accorgerai di niente (perché andrà tutto bene) e se non funzionerà significa che non l’avrai affrontata nel modo giusto. Perché è ancora verissimo: prevenire è meglio che curare.
In questo viaggio parleremo di Medicina 3.0, di esami diagnostici preventivi, di stili di vita appropriati, di abitudini, di sport e di investimenti. Non finanziari – anche perché non ne abbiamo le competenze – ma che ci assomigliano molto. E ci metteremo anche un po’ di psicologia, per capire cosa ci fa sempre preferire la gratificazione istantanea a un beneficio futuro.
Pronti? Iniziamo.
Se già corri, sai benissimo cosa significa investire nella tua salute futura: in fondo lo fai noi volta che corri. Quando inizi un allenamento sai che, al suo termine, ti aspetta una gratificazione: il benessere fisico e mentale, quella piacevole stanchezza, l’equilibrio interiore. Questa esperienza comune è l’unità base di tutto il discorso che vogliamo farti: si tratta di un investimento nel breve termine. Impegni dei soldi (la fatica dell’allenamento) e ne raccogli i frutti subito dopo (il benessere).
Considerando tutti gli allenamenti che fai in un anno e poi in 2, 5, 10 anni potresti vedere meglio la potenza di questo investimento: la versione di te “sottoposta al trattamento sportivo” è destinata a essere indiscutibilmente migliore di quella sedentaria, con abitudini malsane e trascurata.
Come ogni investimento, i suoi effetti non si vedono nell’immediato ma solo nel tempo. Per questo ci vogliono pazienza, costanza e un po’ di fiducia. Ma soprattutto ci vuole amor proprio e per gli altri: tenersi in forma non è solo un modo per essere bellissimi nel proprio corpo ma anche per dimostrare attenzione verso chi ti vuole bene. Se stai bene fisicamente e mentalmente non ne giovi solo tu ma anche le persone con cui vivi e che ti amano: avrai meno problemi di salute in futuro (magari, speriamo, nessuno), sarai sereno o serena, disponibile al dialogo e alla cura degli altri. Sarai la tua versione migliore.
Medicina 3.0
Peter Attia è un medico ma è soprattutto noto per essere il teorico della cosiddetta Medicina 3.0. Aspetta: se siamo alla 3.0 significa che ci sono state anche una 1.0 e una 2.0? Certo: secondo Attia, la Medicina 1.0 è quella che si è sviluppata da circa 300 anni fa fino alla nascita della moderna medicina, quella basata (anche) sull’uso di antibiotici e sulla conoscenza di batteri, virus ecc. La sua versione 2.0 è la medicina di cui tutti usufruiamo, cioè quella che cura prevalentemente i sintomi e non le cause e che, soprattutto, interviene quando la malattia è già conclamata.
In poche parole, la medicina 2.0 tratta la patologia, quella 3.0 invece agisce sulla prevenzione. Niente di nuovo, dirai. In effetti non è niente di nuovo, ma nuovi sono gli strumenti che usa, come analisi di tipo molto approfondito e strumentazioni che permettono di prepararsi all’insorgenza di una malattia futura, non presente. Come? Con l’analisi genetica per esempio, ma anche con uno stile di vita attento a certi parametri. Ci concentreremo soprattutto su questi e, fra questi, su quelli che puoi tenere sottocchio anche a casa, senza per forza andare dal medico.
Quello che distingue più radicalmente la Medicina 3.0 dalle precedenti è lo scopo: quello di prevenire e non di curare. O di curare con largo anticipo, prevenendo l’insorgenza delle cause.
Facciamo un esempio per capire meglio. Se l’analisi genetica manifesta una predisposizione alle patologie cardiocircolatorie (e lo fa con largo anticipo, a volte anche di decenni) bisogna rassegnarsi al proprio destino e a una percentuale che ci condanna ad avere più probabilità di morire di infarto? No: si può intervenire fin da subito in diversi ambiti, arrivando a minimizzare questo rischio, per esempio adottando stili di vita sani, facendo esercizio, dando priorità al riposo, al controllo dello stress, all’alimentazione.
Una cosa che ci piace particolarmente di questo approccio è che presuppone di avere consapevolezza, e sai quanto amiamo questo concetto. Se non si è consapevoli non si può agire. Se non si conosce ciò che ci fa bene mangiare si mangia solo quello che bene non fa (che spesso è molto invitante, non a caso). Se non si capisce a cosa serve dormire in modo da riposarsi – che non significa dormire tanto, ma dormire bene – non si lascia il tempo al nostro corpo di riposare e, soprattutto, di rigenerarsi.
La Medicina 3.0 probabilmente non sostituirà mai la 2.0, di cui ci sarà sempre bisogno per intervenire e curare quando la malattia non lascerà altra scelta. Il suo scopo però è un altro, ed è quello di minimizzare il ricorso alla Medicina 2.0, con benefici notevoli. Pensa solo cosa significa che la gente si ammali di meno in termini economici, sociali e politici, specie in società come le nostre che stanno diventando sempre più vecchie.
Nella prossima puntata partiremo dal principio e cioè dalla conoscenza il più possibile precisa del nostro stato di salute, attraverso diagnosi che richiedono il consulto medico ma anche e soprattutto attraverso controlli che puoi fare anche a casa, spesso con l’aiuto di strumenti di costo contenuto. Alla prossima settimana, per stare sempre meglio :)
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