Ho un particolare rapporto con le Brooks Ghost: furono fra le prime scarpe che usai per correre, ormai qualche era geologica fa. La versione – per dire – era la 4. Prima di scivolare in un baratro di disperazione per il tempo che passa, preferisco concentrarmi su quanto si sono evolute in questi anni, e in particolare su quanto abbiamo guadagnato noi runner dai miglioramenti apportati agli strumenti che usiamo per correre.
Quelle Ghost 4 erano molto più complicate costruttivamente, avevano contrafforti e inserti di irrigidimento e un’intersuola in EVA, perché al tempo (sempre qualche era geologica fa) non c’era alternativa: solo EVA c’era.
Oggi le Ghost sono alla 17a versione e non hanno molto in comune con le loro lontane antenate. Quello che più interessa è però misurare il tempo, le differenze, per capire cosa sono oggi queste scarpe e, più in generale, come è cambiata l’offerta Brooks.
Ciò che abbiamo perso
Non sempre “perdere qualcosa” è un’esperienza negativa. Nel caso delle Ghost, ciò che si è perso è molto peso, sotto forma di costruzione semplificata della tomaia e di utilizzo di materiali più leggeri e reattivi per l’intersuola. Il peso, per esempio, è passato da 358 a 286 grammi, che è davvero molto.
Dovrei recuperare quelle Ghost 4 e correrci ma purtroppo temo di averle più. Allora posso immaginare, ricordandole, come sarebbe l’esperienza: come già detto, più peso, più rigidità e meno ammortizzazione. Oggi le Ghost sono molto più leggere ma egualmente contenitive e soprattutto sono molto più reattive.
Perdendo qualcosa, abbiamo guadagnato molto: la leggerezza ottenuta senza il sacrificio della protezione infatti si traduce in meno stanchezza per le gambe e quindi in corse più lunghe, con meno sforzo.
Evoluzione della specie
È importante fare queste considerazioni perché le vere differenze e i veri vantaggi per chi corre sono meno percepibili da un anno all’altro; se di anni ne passano più di 10 invece si sente eccome. Se poi ci aggiungiamo che, inevitabilmente, le mie gambe sono meno forti di allora, l’incremento di prestazioni è ancora superiore. Se potessi prendere una macchina del tempo e tornare a quei mesi correndo con entrambe le versioni, di certo troverei differenze ancora più sostanziali.
Le conferme
Ghost è però anche uno dei modelli più solidi di Brooks. Chi le usa cerca la continuità dell’esperienza, vuole un modello aggiornato ma vuole anche ricreare le stesse, familiari, condizioni di corsa.
E le ha, senza dubbio: la versione 17, grazie anche all’uso di DNA LOFT v3 con infusione di azoto, è morbida e progressiva nell’erogazione, è sempre presente e affidabile. Un dettaglio – per me, che corro di avampiede – è molto benvenuto: rispetto alla versione 16, è stato aumentato lo stack, che ora è più alto di un mm nel tallone e di ben 3 nella parte frontale. Chi corre spostando il peso in avanti non può insomma non notare piacevolmente il maggior spessore, che si traduce in un maggior comfort sulle superfici sconnesse e, in generale, lungo tutta la corsa.
Del resto questo sono sempre state le Ghost: delle scarpe che, a differenza del loro nome, sono tutt’altro che sfuggenti e invisibili. Si sentono, ci sono e ti accompagnano con serenità negli allenamenti di quantità, nelle gare in cui non hai in programma di fare chissà che tempi e anche nelle camminate.
Più spazio e dove trovarle
Un’ultima osservazione che riguarda il puntale e lo spazio per le dita: rispetto alle versioni precedenti (la 16 in particolare) c’è più spazio per le dita del piede. Un dettaglio molto gradito, specie per chi corre “naturale” (come si diceva anni fa) e usa di conseguenza molto di più l’apertura delle dita per trasmettere forza in fase di stacco.
Le Brooks Ghost 17 sono disponibili nei migliori negozi di sport e nello store Brooks, al prezzo di 150 euro.





