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Non sai fare qualcosa. Provi a farla. Impari a farla sempre meglio. Secondo questa logica dovrebbe risultare sempre più semplice, no? No, o non precisamente. Più migliori e più la difficoltà aumenta. Quello che impari, alla fine, è a gestire la difficoltà, che non ti abbandonerà mai.
Quando inizi qualcosa di nuovo, fai maledettamente fatica ma ti viene naturale pensare che, col tempo, andrà meglio. Il lavoro, dopo che ti sarai laureato. I figli, quando cresceranno. La corsa, quando sarai più allenato.
Ma dicono che nel 99% dei casi, questo non accade.
Le cose non diventano più semplici. Al massimo, impari a gestire meglio le difficoltà.
Quando corri per la prima volta, fare un chilometro nel quartiere dietro casa ti sembra un traguardo spaziale. Torni a casa sudato come se avessi attraversato il Sahara in autosufficienza. Una fatica incredibile.
Poi guardi chi corre maratone e ultra pensando: “Per loro correre è facile”.
Ma qualche anno dopo, se sei fortunato, ti ritrovi a correre distanze superiori e capisci una cosa: non diventa semplice per nessuno. Si impara solo a gestire meglio le cose.
L’allenamento. Il corpo. La testa.
Come spiega Kara Lawson, ex giocatrice di basket e oggi coach, ai suoi allievi:
Tutti noi aspettiamo che le cose diventino semplici. Ve lo dico chiaro, non diventeranno mai semplici. Quello che succede è che imparerete a gestire meglio le difficoltà. Cercate di diventare persone in grado di gestire le cose difficili, non qualcuno che aspetta le cose semplici. Perché se nella vita avrete qualche obiettivo importante, non sarà facile raggiungerlo. Che sia vincere un campionato o costruire una famiglia. Provate a chiedere ai vostri genitori se è stato facile.




