Perché il Green Deal dovrebbe interessarti

La nostra mente è bravissima a costruire alibi. Come runner, però, una cosa la sappiamo bene: i risultati non arrivano subito.

La tua corsa può avere un doppio valore: migliora te stesso e, attraverso piccoli gesti, aiuta a proteggere il pianeta.


  • Il Green Deal Europeo sembra una cosa da politici, ma ci riguarda da vicino.
  • L’obiettivo è un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050.
  • È normale pensare “non è un problema mio” o “non posso farci nulla”.
  • Però puoi iniziare da gesti semplici: raccogli una cartaccia mentre corri per esempio.
  • Fai anche scelte consapevoli: fai durare di più l’attrezzatura o fai carpooling per le gare.
  • Tratta la sostenibilità come un allenamento: un’abitudine alla volta, con costanza.

La nostra fatica può migliorare il mondo (o almeno il parco dove corriamo)

Ammettiamolo, l’Unione Europea ci appare spesso come quella prozia un po’ strana che vive lontano. Non la vedi quasi mai, non capisci bene che lavoro faccia, ma ogni tanto ti fa richieste strabe che sembrano pensate apposta per complicarti la vita, tipo decidere la curvatura esatta delle banane (non è vero, è bene specificare). Ogni tanto, però, questa prozia ha delle idee brillanti. Una di queste si chiama Green Deal Europeo.

Lo so, già il nome suona come qualcosa che sta bene in una slide di Power Point durante un convegno a cui nessuno vuole partecipare. E in effetti, la reazione più comune è un’alzata di spalle collettiva, un “sì, vabbè, un’altra di quelle cose lì”. In parole povere, il Green Deal è l’ambizioso piano con cui l’Europa vuole diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Un obiettivo che sembra lontano quanto la nostra prossima maratona per chi ha appena iniziato a correre.

Che cos’è il Green Deal

Il Green Deal è la grande strategia dell’Unione Europea per trasformare l’economia e la società in chiave sostenibile. Non è solo “ecologia”: è un piano per arrivare a emissioni nette pari a zero entro il 2050, per avere energia più pulita, città più vivibili, trasporti meno inquinanti, produzioni più rispettose dell’ambiente. È una sorta di “manuale d’istruzioni” collettivo per cambiare mentalità: dall’idea che la crescita economica e il benessere debbano per forza consumare risorse, a quella che possono invece convivere con la tutela del pianeta.

E qui viene il bello: anche se sembra un disegno troppo grande per toccarti da vicino, in realtà entra nelle tue giornate molto più di quanto immagini.

L’arte di pensare che non sia un problema nostro

La nostra mente è bravissima a costruire alibi. Di fronte a un problema così gigantesco, scattano tre meccanismi di difesa perfetti:

  1. “Non mi riguarda”: È una cosa per politici, per grandi aziende, per scienziati con i capelli arruffati. Io devo solo pensare a chiudere i 5 km sotto i 30 minuti, figurati se posso occuparmi della neutralità climatica.
  2. “È una cosa del futuro”: Il 2050 è lontanissimo. C’è tempo. Oggi c’è vento, la salita del terzo chilometro è un problema assai più concreto.
  3. “Io non posso farci niente”: Anche se volessi, cosa vuoi che cambi se io uso una borraccia invece di una bottiglietta di plastica? Un’inezia, una goccia nell’oceano.

Questi pensieri sono comodi, ci assolvono e ci permettono di continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto. Peccato che l’aria che respiriamo mentre cerchiamo di non morire in salita, il parco in cui corriamo e la pioggia che a volte ci costringe a saltare un allenamento siano tutti pezzi dello stesso puzzle. E quel puzzle, che ci piaccia o no, lo stiamo componendo (o scomponendo) anche noi.

Iniziamo dalle cose facili

Non serve trasformarsi in attivisti con il megafono. A volte basta partire dalle basi, da gesti così piccoli che quasi non li noti. Hai presente quando vedi una cartaccia o una bottiglia lungo il tuo percorso? Raccoglierla non ti renderà Greta Thunberg, ma renderà il tuo “ufficio” un posto migliore per te e per chi verrà dopo. Si chiama plogging, ma puoi anche chiamarlo semplicemente “buon senso”.

Oppure pensa all’attrezzatura. Abbiamo davvero bisogno dell’ultimo modello di orologio GPS ogni anno? Le nostre scarpe sono veramente da buttare dopo 500 chilometri o possiamo allungare un po’ la loro vita? Scegliere marchi che dimostrano un impegno concreto verso la sostenibilità, riparare invece di sostituire, sono piccole scelte che, moltiplicate per milioni di runner, iniziano ad avere un peso.

Alziamo un po’ l’asticella

Fatto il primo passo, possiamo pensare a qualcosa di un filo più strutturato. Come vai a quella gara dall’altra parte della regione? Se invece di dieci macchine private se ne usassero tre, facendo un po’ di carpooling con i compagni di squadra, l’impatto (e la spesa) si ridurrebbe. Sembra una banalità, ma richiede un minimo di organizzazione in più rispetto al solito “salgo in macchina e vado”.

E l’alimentazione? Non dobbiamo diventare tutti vegani dall’oggi al domani, ma iniziare a chiederci da dove viene quello che mangiamo, preferire prodotti locali e di stagione o semplicemente ridurre un po’ il consumo di cibi ad alto impatto ambientale è un altro modo per “allenare” la nostra consapevolezza.

Come si allena un’abitudine

Noi runner una cosa la sappiamo bene: i risultati non arrivano subito. Nessuno si sveglia una mattina e corre una maratona. Si inizia con poco, si è costanti, si accetta la fatica e, un passo dopo l’altro, si arriva al traguardo.

Vale lo stesso per queste abitudini. Scegline una, una sola. Quella che ti sembra più facile o più sensata per te. Portala avanti per un mese. Quando sarà diventata automatica, quasi un riflesso, scegline un’altra. Non devi fare tutto e subito. Devi solo iniziare. Allenare la sostenibilità è come allenarsi per una gara: si costruisce un pezzo alla volta.

Alla fine, il senso è tutto qui. La nostra fatica, quel sudore che ci costa tanto e che ci dà così tanto, può avere un doppio valore. Può migliorare noi, renderci più forti e resilienti. E, allo stesso tempo, può lasciare una traccia migliore sul mondo che attraversiamo correndo. Non per salvarlo in modo eroico, ma semplicemente per continuare ad avere un posto bello in cui poterlo fare.

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